In
Europa più di 80 milioni di persone soffrono di
patologie allergiche. In base agli indici di crescita si
stima che nel 2015 circa metà degli europei avrà qualche
manifestazione allergica, in particolare di carattere
respiratorio, con profonde ricadute sulla qualità della
vita, sui costi sanitari e sociali. Purtroppo le
osservazioni in questo campo mostrano che le
allergopatie respiratorie sono in buona misura
sottostimate sia dai malati che dai medici, addirittura
in molti casi non sono considerate vere malattie, ma
semplici “disturbi” e vengono in larga parte abbandonate
all’autogestione del paziente.
Il progressivo aumento delle patologie allergiche
obbliga invece a definire modelli di intervento adeguati
e per dare un contributo in questo senso, in particolare
a quanti operano nell’ambito della medicina generale,
l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della
Provincia di Brescia organizza un incontro che si è
tenuto venerdì 26 febbraio nella Sala conferenze di Via
Lamarmora, 167.
Alcune importanti manifestazioni cliniche, quali la
rinite e l’asma bronchiale, coinvolgono un’ampia fetta
di popolazione e di conseguenza interessano in prima
persona proprio il medico di medicina generale. “Un
approccio razionale a questi problemi” spiega
Germano Bettoncelli coordinatore della commissione
cultura dell’Ordine “deve prevedere un’azione di
sorveglianza sulla popolazione a rischio proprio da
parte della medicina generale, l’effettuazione di una
diagnosi precoce opportunamente verificata e la
prescrizione di una terapia razionale basata su
presupposti di evidenza scientifica”.
Il presidente dell’Ordine medici Raffaello Mancini
spiega inoltre che “il medico, oggi, ha a
disposizione per la cura di queste malattie armi
efficaci e sofisticate che tuttavia devono essere usate
secondo i criteri e le raccomandazioni delle principali
linee guida. Trattandosi di condizioni croniche è
importante che il programma di gestione del paziente sia
pianificato sul lungo periodo. È fondamentale inoltre
costruire con il paziente una partnership che lo
coinvolga in un programma di cura accettato e condiviso.
A tale proposito è essenziale che l’educazione del
paziente e la comunicazione abbiano un ruolo centrale
nel programma elaborato dal medico, anche per poter
delegare al malato adeguati spazi di autocontrollo e
autogestione” conclude Mancini.