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Genova Anno VII - n°40 - 18.01.2010 Pagine Nazionali
Analgesia epidurale in Italia: all'avanguardia per le tecniche ma pochi ospedali la garantiscono Stefania Bortolotti- redazione@clicmedicina.it
Questo il quadro attuale nel nostro Paese, emerso in occasione del convegno "Il dolore al femminile - Partorire senza dolore" tenutosi presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica a Roma. A fare il punto sul fronte legislativo è stato il professor Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore e cure palliative: "Esiste un Decreto del Consiglio dei Ministri che, inserendolo nei LEA, sancisce il diritto delle donne al parto in analgesia epidurale. Tale decreto - aggiunge Fanelli - da un lato va nella direzione di riallineare l'Italia agli altri Paesi europei nella gestione del dolore delle donne partorienti; dall'altro lato si propone di riportare il nostro Paese all'interno del corretto standard di ricorso al parto con taglio cesareo." Eppure l'Italia è all'avanguardia per quanto riguarda l'applicazione degli ultimi sviluppi tecnici in ambito di analgesia epidurale.
"In Europa il nostro è il primo Paese a introdurre la nuova tecnica PIEB associata alla PCEA - spiega il professor Giorgio Capogna, Presidente Comitato Scientifico per l'Anestesia Ostetrica, Società Europea di Anestesiologia, Primario Anestesiologia e Rianimazione - Gruppo Garofalo. "Le nuove tecniche permettono alla donna di ottenere un effetto di analgesia costante e di personalizzare la somministrazione dell'analgesico a seconda delle proprie esigenze. Vengono così evitati anche i brevi momenti di dolore che potevano insorgere con la tecnica epidurale tradizionale, quando la partoriente doveva attendere l'intervento del medico per ricalibrare la dose di analgesico."
Affinché il parto in analgesia diventi un effettivo diritto delle donne, si muove con forza anche l'O.N.Da, l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna. "Abbiamo sviluppato il progetto Ospedale Donna - sottolinea la Presidente Francesca Merzagora - che prevede la ricerca, attraverso una attenta valutazione, delle strutture ospedaliere a misura di donna. O.N.Da. assegna uno, due o tre bollini rosa ai centri di cura che mostrino un particolare interesse alla salute femminile. Dallo scorso anno - continua Merzagora - un requisito fondamentale per l'ottenimento di 3 bollini è proprio la presenza del parto in analgesia epidurale come possibilità offerta gratuitamente alle donne. L'elenco di questi ospedali è pubblicato in una nostra guida."
Un'iniziativa importante è inoltre quella portata avanti
dall'AIPA, l'Associazione Italiana Parto in Analgesia.
Come afferma la Presidente Paola Banovaz,
"Stiamo raccogliendo le firme necessarie a sostenere una
petizione per far sì che tutti gli enti
ospedalieri siano indotti dal Ministero della Salute ad
accogliere la richiesta delle donne partorienti
alla scelta della partoanalgesia. Inoltre
chiediamo maggiore chiarezza sui servizi effettivamente
forniti alle partorienti soprattutto per quelle
strutture riconosciute come women friendly. L'idea
è che tutti i centri nascita si dotino di una carta dei
servizi rivolta alle gestanti dove i servizi non siano
solo nominati ma anche garantiti". Stefania Bortolotti
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