I
ricercatori della Divisione di Medicina Rigenerativa,
Cellule Staminali e Terapia Genica del San Raffaele e
del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi
di Milano, in collaborazione con diverse Istituzioni
nazionali ed internazionali, hanno individuato come un
singolo gene sia in grado di “spegnere” i geni dello
sviluppo del muscolo scheletrico embrionale e di
“accendere” quelli fetali, già simili a quelli del
muscolo adulto.
La ricerca, condotta da Graziella Messina e
collaboratori e coordinata da Giulio Cossu,
direttore delle Divisione di Medicina Rigenerativa
dell’Istituto Scientifico San Raffaele e Professore di
Istologia dell’Università di Milano è stata pubblicata
sul numero di febbraio della prestigiosa rivista
scientifica Cell.
La formazione del muscolo scheletrico dei mammiferi
avviene in diverse fasi. Queste fasi sono caratterizzate
da cambiamenti dell’espressione di molti geni, la cui
funzione meglio si adatta al particolare periodo dello
sviluppo, così come accade per esempio per le globine
dei globuli rossi.
Il muscolo embrionale esprime proteine contrattili di
tipo lento ed enzimi metabolici con bassa attività, il
che corrisponde ad un muscolo che si contrae lentamente,
come un motore in rodaggio. Nel feto invece compaiono
proteine capaci di contrazione veloce ed enzimi
metabolici ad alta attività, il che corrisponde ad un
muscolo già efficiente e di per se più simile al muscolo
adulto.
I ricercatori hanno identificato un singolo gene,
chiamato Fattore Nucleare Uno X (Nfix) necessario e
sufficiente per “spegnere” i geni embrionali ed
“accendere” quelli fetali. Infatti, questo gene, quando
espresso in cellule muscolari embrionali le trasforma in
cellule fetali. Per di più embrioni di topo che
esprimono precocemente questo gene acquisiscono
precocemente il fenotipo fetale, mentre feti in cui
questo gene è stato soppresso nei muscoli sono più
piccoli e continuano ad esprimere i geni embrionali.
Giulio Cossu, coordinatore dello studio afferma:
“Questa scoperta chiarisce per la prima volta il
meccanismo molecolare della transizione embrione/feto ed
ha importanti implicazioni per l’evoluzione del muscolo
scheletrico nei vertebrati e possibili implicazioni per
la patogenesi di alcune malattie muscolari. Ad esempio
il gene Nfix controlla tra gli altri il gene del
sarcoglicano α, la cui mutazione causa una forma di
distrofia muscolare.”
Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti della
Comunità Europea (Optistem, Angioscaff), dell’European
Research Council, del Ministero della Ricerca (FIRB) e
della Salute, di Telethon, della Fondazione Roma, dell’Association
Francoise contra les myopathies e del Douchenne Parent
Project (Italia).