Secondo
un lavoro pubblicato sulla rivista PLoS Genetics e nato
dalla collaborazione tra l'Istituto Scientifico Eugenio
Medea, l'Istituto Scientifico Don C. Gnocchi e
l'Università degli Studi di Milano, i virus hanno
contribuito a modellare la variabilità genetica umana.
Analizzando più di 600.000 varianti genetiche di 52
popolazioni umane, i ricercatori hanno potuto
identificare le varianti geniche che aumentano la
suscettibilità alle infezioni virali o che, al
contrario, proteggono da tali infezioni.
Durante tutto il corso della loro storia le popolazioni
umane hanno subito la minaccia dei virus che ancora oggi
in tutto il mondo sono causa di malattia e di morte.
L'identificazione di varianti geniche che modificano la
predisposizione alle infezioni virali o la loro severità
è fondamentale per lo sviluppo di nuovi approcci
terapeutici e di vaccini.
Proprio grazie alla prolungata interazione tra esseri
umani e virus, si può ipotizzare che queste varianti
siano state sottoposte nel tempo a una forte selezione
naturale e che questo processo abbia lasciato tracce
tali nel nostro genoma da essere ancor oggi
riscontrabili con metodiche di genetica di popolazione.
In particolare, gli autori hanno basato il loro studio
sull'idea che le popolazioni che vivono in aree
geografiche diverse siano state esposte a carichi virali
differenti e, conseguentemente, a pressioni selettive
diverse, che hanno contribuito a determinare la
frequenza di alcune varianti genetiche.
Quindi, mediante l'analisi dei dati genetici di 52
popolazioni da tutto il pianeta, gli autori hanno
identificato quelle varianti che mostrano una frequenza
più alta nelle popolazioni che abitano regioni dove il
carico virale è più alto.
Usando questo approccio, sono stati identificati 139
geni umani che modulano la suscettibilità alle infezioni
virali. A conferma di questi risultati si è osservato
come le proteine prodotte da questi geni interagiscano
tra loro e spesso con componenti virali, costituendo
cioè una rete di interazione a livello molecolare.
Lo studio è basato su predizioni generate in silico e,
di conseguenza, i risultati richiederanno un'accurata
validazione sperimentale. Tuttavia, secondo gli autori,
un approccio simile a quello applicato in questo studio
potrebbe essere usato per identificare varianti di
suscettibilità per infezioni trasmesse da agenti
patogeni anche diversi dai virus.