Una
partita virtuale a tennis, a calcio, o a golf; o ancora
una passeggiata, una lezione di pattinaggio artistico,
nel proprio salotto: gli ultimissimi software in
commercio propongono nuovi videogiochi, per tenersi in
forma e divertirsi senza uscire di casa, che possono
essere applicati in modo innovativo anche nei programmi
di riabilitazione; ma l’insidia è dietro l’angolo.
Seppur ludiche, si tratta infatti di attività che,
possono procurare distrazioni muscolari o tendinee,
tendiniti, contratture, ed occasionalmente anche
lussazioni o cadute. Ciò può accadere anche nelle
persone giovani, predisposte costituzionalmente o a
causa di una malattia cronica presente o in esiti (ad
es. lassità ligamentosa, nelle malattie reumatologiche
croniche). Inoltre ciò accade con maggiore probabilità
in fase di apprendimento del gioco, quando
l’inesperienza obbliga il giocatore a movimenti
inusuali, poco fisiologici e talora a ritmo sostenuto.
“Anche se virtuale e svolta in casa, una partita a
tennis o una lezione di fitness mantiene la sua
caratteristica di mimare un’attività sportiva –
avverte la dr.ssa Isabella Springhetti, primario
dell’U.O. di Recupero e Rieducazione Funzionale
dell’Istituto Scientifico di Pavia dell’IRCCS Fondazione
Maugeri – e in quanto tale richiede un minimo di
resistenza e muscoli allenati. Soprattutto non è
consigliabile esercitarsi per ore … catturati dal gioco.
Come tutte le normali attività fisiche, questi svaghi
debbono essere assunti a piccole dosi. I rischi cambiano
a seconda del tipo di attività scelta, ma si può già
prevedere che i pericoli maggiori siano quelli di
sovraccaricare le articolazioni ed i muscoli più
impegnati sia degli arti superiori (usando i joystick)
che degli inferiori (usando la pedana). Come era già
stato segnalato qualche anno fa su vari organi di
stampa, si devono inoltre menzionare i possibili seppur
rari disturbi di tipo epilettico scatenati dalle
caratteristiche degli stimoli luminosi come talora sono
proposti nei giochi.
Di contro però, - continua la dottoressa
Springhetti - le stesse strumentazioni, se
utilizzate responsabilmente e in ambito ospedaliero,
sfruttando il principio della virtual reality, possono
concretamente aiutare a mantenersi in forma, integrando
in modo divertente i programmi di riabilitazione. Una
tecnologia semplice e a basso costo, accessibile ad un
gran numero di persone, ci consente di realizzare le
prime esperienze di continuità delle cure riabilitative
tra ospedale e domicilio, con la prospettiva di un
controllo in remoto dei risultati. Il paziente in questo
modo diventerà protagonista del proprio percorso
riabilitativo, con notevoli vantaggi terapeutici ed
economici”.
Una prova concreta dei risultati raggiungibili con
simulazioni e giochi virtuali presi dalle tecnologie
disponibili sul mercato ci viene dal progetto di ricerca
del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca “Messa a punto di nuove metodologie per la
Tele-Riabilitazione Neuromotoria” i cui protagonisti
operativi sono il Dipartimento di Bioingegneria e
Tecnologie Biomediche e gli Istituti Scientifici di
Cassano delle Murge (BA) e Telese Terme (BN) di
Fondazione Maugeri. “All’interno dei programmi
riabilitativi - spiega il dr. Nicola Pappone,
primario dell’U.O. di Riabilitazione Reumatologica,
Ortopedica, Terapia Occupazionale ed Ergonomica e
coordinatore del progetto nell’Istituto di Telese -
abbiamo sviluppato quattro sottoprogetti (realtà
virtuale, postura ed equilibrio, deambulazione, capacità
e destrezza arto superiore) nei quali adottare
tecnologie a basso costo dedicate al fitness, capaci di
migliorare le performance motorie e utilizzabili da
parte del team riabilitativo senza l’ausilio di un
tecnico informatico e di un bioingegnere. I primi
significativi risultati dell’applicazione di questi
dispositivi si sono visti già nel primo gruppo di 10
pazienti affetti da Spondilite Anchilosante (ndr La
Spondilite Anchilosante (SpA) è tra le spondiloartriti
la patologia più comune e con il decorso più severo. La
SA è una malattia reumatica infiammatoria cronica che
coinvolge prevalentemente il rachide e le articolazioni
sacroiliache. Tale condizione è responsabile di dolore
lombare, rigidità e progressiva riduzione della capacità
funzionale del rachide con gravi conseguenze sugli
aspetti socio-economici), sottoposti ad un programma
riabilitativo intensivo che prevedeva l’esecuzione
giornaliera di esercizi di rieducazione posturale,
respiratoria, esercizi attivi e una serie di
esercizi-giochi posturali ricavati dagli applicativi in
commercio. Tutti i pazienti, all’ingresso e alla fine
del trattamento in regime di ricovero, eseguivano una
serie di prove di mantenimento dell’equilibrio in
condizioni statiche, sia ad occhi aperti sia ad occhi
chiusi, su di una piattaforma baropodometrica e una
serie di prove di cammino indossando delle solette
sensorizzate per la rilevazione dei tempi delle fasi del
ciclo del passo. Abbiamo rilevato un miglioramento
complessivo della capacità di controllo dell’equilibrio,
sia in condizioni statiche che dinamiche”.
“In un contesto di risorse economiche limitate, di un
aumento dell’età media e una conseguente maggior
richiesta di prestazioni riabilitative, la sfida che ci
siamo posti è capire quanto una tecnologia semplice ed
economica possa integrarsi negli usuali percorsi
riabilitativi fino a sostituire il fisioterapista in
alcune fasi. L’obiettivo dunque è valutare le capacità
residue del paziente e prevedere l’applicazione anche di
sistemi semplici e in commercio per migliorare le
stesse. Con l’aiuto di tali supporti è possibile far
eseguire, in ospedale come a casa, una serie di attività
ed esercizi di supporto al percorso riabilitativo. In
entrambi i casi - conclude il dr. Pappone -
il paziente partecipa attivamente, è coinvolto e si
diverte. All’inizio abbiamo incontrato qualche
resistenza, legata in particolare all’uso di ausili
informatici con cui non avevano dimestichezza, ma una
volta superato il primo impatto tutti,
indifferentemente, si sono fatti coinvolgere”.