L’intolleranza al latte
vaccino
1. Che cosa si intende per intolleranza al latte vaccino nei bambini?
Si parla più propriamente di allergia alle proteine del latte e
non di intolleranza al latte. E’ una reazione, dovuta a meccanismi
immunologici, che danneggia l’organismo del bambino. Come tale è
precisamente diagnosticabile con test appropriati, trattabile con una
dieta adeguata e, soprattutto, guaribile se ben diagnosticata e
trattata.
2. Come si manifesta?
Può manifestarsi sulla pelle (eczema od orticaria), nel tratto
intestinale (con varie manifestazioni, anche molto gravi, di diarrea
vomito e perdita di peso), nell’apparato respiratorio (con asma).
Spesso i bambini con queste manifestazioni sono innervositi, ma le
manifestazioni neurologiche (cefalea, depressioni, ansia) non dipendono
mai da allergia alle proteine del latte.
La più temibile delle manifestazioni è l’anafilassi, una esplosione di
allergia subito dopo l’ingestione di latte che può portare alla morte
del piccolo paziente.
3. Quanti bambini ne sono colpiti nel mondo e soprattutto in Italia?
Si stima che l’allergia alle proteine del latte vaccino colpisca
circa il 2% della popolazione infantile; la fascia di età più colpita è
quella fino ai 3 anni.
Ad oggi non esistono studi internazionali che abbiano confrontato la
prevalenza dell’allergia al latte nelle diverse popolazioni con un
metodo standardizzato. E’ in corso uno studio finanziato dalla Comunità
Europea – Progetto Europrevall - che coinvolge 15.000 bambini in 10
Paesi europei, fra cui l’Italia, e i cui primi risultati saranno
presentati nel corso del Congresso di Milano.
Se anche solo l’1% della popolazione infantile italiana dovesse essere
confermata con allergia al latte, parleremmo di 5.500 nuovi casi l’anno,
con un bacino di malati attorno ai 20.000 bambini.
4. Come viene diagnosticata ad oggi?
Ci sono tre gruppi di test:
Test di sensibilizzazione in vivo: misurano la presenza di
anticorpi per il latte sulla pelle con “prick test” o “patch test”,
mediante una semplice scarificazione, ossia una piccola ferita sullo
strato superficiale della pelle.
Test di sensibilizzazione in vitro: misurano la presenza di
anticorpi per il latte nel sangue mediante tecniche sempre più
sofisticate. L’ultima frontiera è quella dell’allergologia molecolare.
Test di allergia vera e propria, detto test da carico: poiché
non tutti i sensibilizzati sono allergici, questo è l’unico test che
consente di sapere se un bambino è davvero allergico. Il bambino deve
assumere l’alimento in modo aperto o cieco e la reazione deve essere
osservata e misurata.
Poi ci sono test non validi ma che hanno grande popolarità, di ogni
genere. Di regola, chi dice al paziente che ha non un’allergia, ma una
intolleranza al latte sta usando uno di questi test.
5. Si guarisce o è un’intolleranza che dura per il resto della vita?
Quella per il latte è una delle poche allergie che guarisce. Se
il bambino è posto in dieta di eliminazione, la durata media è di 2 -3
anni; ciò significa che di 100 bambini allergici al latte nel primo anno
di vita 50 lo potranno tollerare a 3 anni. Successivamente il trend è in
continua discesa e all’adolescenza quasi tutti gli allergici al latte
sono tolleranti.
Esistono però casi più problematici di bambini che mantengono l’allergia
al latte anche grave oltre le soglie dell’adolescenza. In questi casi è
giustificato tentare vie anche rischiose come quella della
desensibilizzzazione.
6. Quali sono le soluzioni/trattamento per farvi fronte ad oggi?
La via maestra è evitare il latte che è un sacrifico perché
significa non mangiare formaggi, yogurt, gelati, burro, nessun dolce
(solo quelli a base di uovo come zabaione e meringa o i croccanti di
frutta secca) e gran parte degli insaccati. I bambini con forme meno
gravi possono tollerare piccole quantità di latte: ad essi possono
essere permessi in certi casi i dolci. I bambini con forme più gravi
invece possono trovare giovamento in una desensibilizzazione (ossia un
progressivo incremento delle quantità di latte ingerito), un
provvedimento che può portare a buoni risultati, ma che è molto
rischioso e richiede ricoveri ospedalieri.
7. I consigli per le mamme
Se sospettate che il vostro bambino sia allergico al latte non
affidatevi a metodiche alternative per la diagnosi: solo il dosaggio
delle IgE specifiche, il test cutaneo e soprattutto il test da carico
sono in grado di smascherare un’allergia al latte.
L’allergia al latte non deve essere sospettata solo davanti a reazioni
gravi, ma anche quando un bambino ha diarrea frequente, eczema, scarsa
crescita e/o asma persistente
La malattia non è banale e deve essere affidata agli specialisti, non
gestita dalla mamma o dal pediatra di libera scelta per errori e
tentativi.
Quando si toglie il latte bisogna togliere anche formaggi, dolci e
gelati; non è necessario togliere gli alimenti che contengono lattosio
perché questo non è una proteina ma uno zucchero.
Non tutti i sostituti del latte sono uguali: qualcuno ha migliori
caratteristiche di tollerabilità, di palatabilità, di costo, di
influenza sulla durata della malattia. Informatevi e parlatene con lo
specialista.
Le nuove linee guida DRACMA
8. Al Congresso saranno presentante le nuove linee guida DRACMA. In
cosa consistono e quali sono gli attori coinvolti?
Nel 2008 la World Allergy Organisation ha deciso di focalizzare la
sua attenzione su una serie di aspetti di rilievo per i sofferenti di
allergie del mondo istituendo delle Commissioni speciali su tematiche
precise. Tra queste, la Special Committee sull’allergia alimentare - che
ho l’onore di presiedere - che si è data il compito di stilare un’unica
linea guida sulla cura dell’allergia al latte (finora ne esistono due,
una europea del 1999 e una americana del 2000). Il progetto, chiamato
DRACMA “Diagnosis and Rationale for Action against Cow’s Milk Allergy”,
è stato portato avanti da un panel multidisciplinare di esperti
internazionali rappresentanti della pediatria, dell’allergologia, dell’EBM,
ma anche pediatri del territorio e rappresentanti dei pazienti. Frutto
del lavoro di questo gruppo è una serie di raccomandazioni che
presenteremo a Milano e che sono ora pronte ad essere diffuse in tutti i
Paesi del mondo.
9. Cosa prevedono di nuovo le nuove linee guida DRACMA rispetto al
passato?
Molte le novità:
Diagnosi: le linee-guida delineano percorsi differenti
condizione per condizione, ma in linea di massima suggeriscono di usare
direttamente il test da carico per avere la massima certezza ed evitare
di trattare inutilmente bambini che non sono in realtà allergici al
latte, fenomeno che capita spesso, anche in Italia. Inoltre si auspicano
ricerche per i nuovi metodi in vitro per poterne valutare la
specificità: in altre parole, se avessimo nel futuro un test di
sensibilizzazione che identifica con precisione i bambini che reagiranno
all’assunzione del latte questo risparmierebbe costi e rischi.
Terapia: finora le alternative proposte erano il latte di soia
e gli idrolisati di proteine del latte vaccino. I primi vengono
declassati da queste linee-guida, perché negli ultimi anni sono comparsi
studi che testimoniano della loro capacità di sensibilizzare creando
allergie secondarie, oltre a studi sul rischio comportato dalla presenza
di fitoestrogeni.
Gli idrolisati di proteine del latte sono considerati utili nella gran
parte delle condizioni. Tuttavia per la prima volta nelle linee guida
compaiono soluzioni diverse da quelle finora proposte: le miscele di
aminoacidi, considerate di prima scelta nelle forme gravi, e gli
idrolisati di riso, considerati alla pari di quelli di proteine del
latte come efficacia e sicurezza. Ancora, con un occhio a Paesi dove le
possibilità sono diverse dalle nostre, le linee-guida raccomandano
ricerca e sviluppo di formule a base di latte di altre specie, come la
cammella, l’asina e la cavalla che potrebbero diventare un’alternativa
adeguata.
L’altra novità in quest’ambito è la desensibilizzazione per il latte,
che per la prima volta viene considerata come possibile in alcuni
contesti, specialmente di ricerca.
10. Perché queste nuove linee guida sono importanti?
L’importanza per il paziente. Oggi il bambino allergico
al latte corre il rischio di vedersi porre una diagnosi di sospetto
senza alcun esame e di vedersi tolto l’alimento semplicemente come
“prova” non supportata da elementi certi. Con le nuove linee guida
invece, in caso di sospetto il bambino deve essere diagnosticato con il
test appropriato, cioè il challenge.
Una volta diagnosticato, il bambino corre oggi il rischio di vedersi
proporre dei sostituti inadeguati. (quanti bambini abbiamo visto reagire
con manifestazioni anche gravi al latte di capra per esempio?). Le nuove
linee-guida stabiliscono un percorso ragionato, basato sull’evidenza per
la scelta del sostituto adeguato.
Infine, spesso i bambini vengono mantenuti in dieta priva di latte
indefinitamente per paura di reazioni. Le linee-guida indicano la
necessità di una rivalutazione periodica con il test challenge, in modo
da liberalizzare velocemente la dieta per i bambini che non sono più
allergici al latte.
L’importanza per il medico. Non tutti i medici hanno la
specialità in pediatria o in allergologia, ma spesso sono medici
generici che debbono occuparsi del bambino allergico al latte.
Soprattutto nei Paesi dove vi è carenza di specialisti, DRACMA sottrae
il medico alle pressioni del mercato e offre loro un manuale pratico di
come comportarsi.
Per i governi. In molte parti del mondo è la medicina pubblica
a sostenere la spesa per i prodotti speciali necessari per
l’alimentazione di questi bambini. DRACMA fornisce indicazioni chiare su
quale è il prodotto ragionevole e quale quello non fruibile, quando
occorre iniziare una dieta speciale e quando si deve sospendere, ponendo
le basi per una razionalizzazione della spesa. Inoltre DRACMA raccomanda
nuovi studi sulla epidemiologia della allergia alle proteine del latte,
perché divenga più chiara la reale dimensione del problema.