Genova Anno VII - n°40 - 18.01.2010 Pagine Nazionali

del 05/02/2010

Allergie pediatriche: intervista al Dott. Alessandro Fiocchi

Primario Reparto di Pediatria, Ospedale “Macedonio Melloni” di Milano
Chairman, WAO Special Committee on Food Allergy


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L’intolleranza al latte vaccino

1. Che cosa si intende per intolleranza al latte vaccino nei bambini?
Si parla più propriamente di allergia alle proteine del latte e non di intolleranza al latte. E’ una reazione, dovuta a meccanismi immunologici, che danneggia l’organismo del bambino. Come tale è precisamente diagnosticabile con test appropriati, trattabile con una dieta adeguata e, soprattutto, guaribile se ben diagnosticata e trattata.

2. Come si manifesta?
Può manifestarsi sulla pelle (eczema od orticaria), nel tratto intestinale (con varie manifestazioni, anche molto gravi, di diarrea vomito e perdita di peso), nell’apparato respiratorio (con asma).
Spesso i bambini con queste manifestazioni sono innervositi, ma le manifestazioni neurologiche (cefalea, depressioni, ansia) non dipendono mai da allergia alle proteine del latte.
La più temibile delle manifestazioni è l’anafilassi, una esplosione di allergia subito dopo l’ingestione di latte che può portare alla morte del piccolo paziente.


3. Quanti bambini ne sono colpiti nel mondo e soprattutto in Italia?
Si stima che l’allergia alle proteine del latte vaccino colpisca circa il 2% della popolazione infantile; la fascia di età più colpita è quella fino ai 3 anni.
Ad oggi non esistono studi internazionali che abbiano confrontato la prevalenza dell’allergia al latte nelle diverse popolazioni con un metodo standardizzato. E’ in corso uno studio finanziato dalla Comunità Europea – Progetto Europrevall - che coinvolge 15.000 bambini in 10 Paesi europei, fra cui l’Italia, e i cui primi risultati saranno presentati nel corso del Congresso di Milano.
Se anche solo l’1% della popolazione infantile italiana dovesse essere confermata con allergia al latte, parleremmo di 5.500 nuovi casi l’anno, con un bacino di malati attorno ai 20.000 bambini.


4. Come viene diagnosticata ad oggi?
Ci sono tre gruppi di test:
Test di sensibilizzazione in vivo: misurano la presenza di anticorpi per il latte sulla pelle con “prick test” o “patch test”, mediante una semplice scarificazione, ossia una piccola ferita sullo strato superficiale della pelle.
Test di sensibilizzazione in vitro: misurano la presenza di anticorpi per il latte nel sangue mediante tecniche sempre più sofisticate. L’ultima frontiera è quella dell’allergologia molecolare.
Test di allergia vera e propria, detto test da carico: poiché non tutti i sensibilizzati sono allergici, questo è l’unico test che consente di sapere se un bambino è davvero allergico. Il bambino deve assumere l’alimento in modo aperto o cieco e la reazione deve essere osservata e misurata.
Poi ci sono test non validi ma che hanno grande popolarità, di ogni genere. Di regola, chi dice al paziente che ha non un’allergia, ma una intolleranza al latte sta usando uno di questi test.


5. Si guarisce o è un’intolleranza che dura per il resto della vita?
Quella per il latte è una delle poche allergie che guarisce. Se il bambino è posto in dieta di eliminazione, la durata media è di 2 -3 anni; ciò significa che di 100 bambini allergici al latte nel primo anno di vita 50 lo potranno tollerare a 3 anni. Successivamente il trend è in continua discesa e all’adolescenza quasi tutti gli allergici al latte sono tolleranti.
Esistono però casi più problematici di bambini che mantengono l’allergia al latte anche grave oltre le soglie dell’adolescenza. In questi casi è giustificato tentare vie anche rischiose come quella della desensibilizzzazione.


6. Quali sono le soluzioni/trattamento per farvi fronte ad oggi?
La via maestra è evitare il latte che è un sacrifico perché significa non mangiare formaggi, yogurt, gelati, burro, nessun dolce (solo quelli a base di uovo come zabaione e meringa o i croccanti di frutta secca) e gran parte degli insaccati. I bambini con forme meno gravi possono tollerare piccole quantità di latte: ad essi possono essere permessi in certi casi i dolci. I bambini con forme più gravi invece possono trovare giovamento in una desensibilizzazione (ossia un progressivo incremento delle quantità di latte ingerito), un provvedimento che può portare a buoni risultati, ma che è molto rischioso e richiede ricoveri ospedalieri.


7. I consigli per le mamme
 Se sospettate che il vostro bambino sia allergico al latte non affidatevi a metodiche alternative per la diagnosi: solo il dosaggio delle IgE specifiche, il test cutaneo e soprattutto il test da carico sono in grado di smascherare un’allergia al latte.
 L’allergia al latte non deve essere sospettata solo davanti a reazioni gravi, ma anche quando un bambino ha diarrea frequente, eczema, scarsa crescita e/o asma persistente
 La malattia non è banale e deve essere affidata agli specialisti, non gestita dalla mamma o dal pediatra di libera scelta per errori e tentativi.
 Quando si toglie il latte bisogna togliere anche formaggi, dolci e gelati; non è necessario togliere gli alimenti che contengono lattosio perché questo non è una proteina ma uno zucchero.
 Non tutti i sostituti del latte sono uguali: qualcuno ha migliori caratteristiche di tollerabilità, di palatabilità, di costo, di influenza sulla durata della malattia. Informatevi e parlatene con lo specialista.


Le nuove linee guida DRACMA

8. Al Congresso saranno presentante le nuove linee guida DRACMA. In cosa consistono e quali sono gli attori coinvolti?
Nel 2008 la World Allergy Organisation ha deciso di focalizzare la sua attenzione su una serie di aspetti di rilievo per i sofferenti di allergie del mondo istituendo delle Commissioni speciali su tematiche precise. Tra queste, la Special Committee sull’allergia alimentare - che ho l’onore di presiedere - che si è data il compito di stilare un’unica linea guida sulla cura dell’allergia al latte (finora ne esistono due, una europea del 1999 e una americana del 2000). Il progetto, chiamato DRACMA “Diagnosis and Rationale for Action against Cow’s Milk Allergy”, è stato portato avanti da un panel multidisciplinare di esperti internazionali rappresentanti della pediatria, dell’allergologia, dell’EBM, ma anche pediatri del territorio e rappresentanti dei pazienti. Frutto del lavoro di questo gruppo è una serie di raccomandazioni che presenteremo a Milano e che sono ora pronte ad essere diffuse in tutti i Paesi del mondo.

9. Cosa prevedono di nuovo le nuove linee guida DRACMA rispetto al passato?
Molte le novità:
Diagnosi: le linee-guida delineano percorsi differenti condizione per condizione, ma in linea di massima suggeriscono di usare direttamente il test da carico per avere la massima certezza ed evitare di trattare inutilmente bambini che non sono in realtà allergici al latte, fenomeno che capita spesso, anche in Italia. Inoltre si auspicano ricerche per i nuovi metodi in vitro per poterne valutare la specificità: in altre parole, se avessimo nel futuro un test di sensibilizzazione che identifica con precisione i bambini che reagiranno all’assunzione del latte questo risparmierebbe costi e rischi.
Terapia: finora le alternative proposte erano il latte di soia e gli idrolisati di proteine del latte vaccino. I primi vengono declassati da queste linee-guida, perché negli ultimi anni sono comparsi studi che testimoniano della loro capacità di sensibilizzare creando allergie secondarie, oltre a studi sul rischio comportato dalla presenza di fitoestrogeni.
Gli idrolisati di proteine del latte sono considerati utili nella gran parte delle condizioni. Tuttavia per la prima volta nelle linee guida compaiono soluzioni diverse da quelle finora proposte: le miscele di aminoacidi, considerate di prima scelta nelle forme gravi, e gli idrolisati di riso, considerati alla pari di quelli di proteine del latte come efficacia e sicurezza. Ancora, con un occhio a Paesi dove le possibilità sono diverse dalle nostre, le linee-guida raccomandano ricerca e sviluppo di formule a base di latte di altre specie, come la cammella, l’asina e la cavalla che potrebbero diventare un’alternativa adeguata.
L’altra novità in quest’ambito è la desensibilizzazione per il latte, che per la prima volta viene considerata come possibile in alcuni contesti, specialmente di ricerca.


10. Perché queste nuove linee guida sono importanti?
L’importanza per il paziente. Oggi il bambino allergico al latte corre il rischio di vedersi porre una diagnosi di sospetto senza alcun esame e di vedersi tolto l’alimento semplicemente come “prova” non supportata da elementi certi. Con le nuove linee guida invece, in caso di sospetto il bambino deve essere diagnosticato con il test appropriato, cioè il challenge.
Una volta diagnosticato, il bambino corre oggi il rischio di vedersi proporre dei sostituti inadeguati. (quanti bambini abbiamo visto reagire con manifestazioni anche gravi al latte di capra per esempio?). Le nuove linee-guida stabiliscono un percorso ragionato, basato sull’evidenza per la scelta del sostituto adeguato.
Infine, spesso i bambini vengono mantenuti in dieta priva di latte indefinitamente per paura di reazioni. Le linee-guida indicano la necessità di una rivalutazione periodica con il test challenge, in modo da liberalizzare velocemente la dieta per i bambini che non sono più allergici al latte.
L’importanza per il medico. Non tutti i medici hanno la specialità in pediatria o in allergologia, ma spesso sono medici generici che debbono occuparsi del bambino allergico al latte. Soprattutto nei Paesi dove vi è carenza di specialisti, DRACMA sottrae il medico alle pressioni del mercato e offre loro un manuale pratico di come comportarsi.
Per i governi. In molte parti del mondo è la medicina pubblica a sostenere la spesa per i prodotti speciali necessari per l’alimentazione di questi bambini. DRACMA fornisce indicazioni chiare su quale è il prodotto ragionevole e quale quello non fruibile, quando occorre iniziare una dieta speciale e quando si deve sospendere, ponendo le basi per una razionalizzazione della spesa. Inoltre DRACMA raccomanda nuovi studi sulla epidemiologia della allergia alle proteine del latte, perché divenga più chiara la reale dimensione del problema.

 

 

 






 
 
 
 

  



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