Genova Anno VII - n°40 - 18.01.2010 Pagine Nazionali

del 02/02/2010
Adolescenza e disturbi alimentari

G. Ferrigno psichiatra-psicoterapeuta, esperta in diagnosi e terapia dei disturbi psichici in adolescenza - M. Bellomo psichiatra-psicoterapeuta, esperta in disturbi del comportamento alimentare

Gabriella Ferrigno

L’adolescenza rappresenta una fase critica della vita dell’individuo: da una parte incalzano le preoccupazioni, gli ideali e le ansietà, dall’ altra inizia il confronto con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale.
La maggior parte degli adolescenti attraversa questo periodo senza grossi problemi e solo il 21% , presenta segni di stress anomalo.
Il corpo è il grande protagonista, con le sue trasformazioni e l’irrompere della sessualità.
I disturbi del comportamento alimentare rappresentano proprio un agito sul proprio corpo, una parziale difesa nei confronti dell’elaborazione mentale, veicolo preferenziale per comunicare e mostrare un disagio psicologico.
Nella patologia del comportamento alimentare il cibo viene svuotato della sua funzione di nutrire, crescere per diventare oggetto di rifiuto ostinato ed espressione di conflitti e tensioni familiari.
Ad accrescere questa situazione conflittuale subentrano spesso anche modelli di bellezza irraggiungibile, l’immagine corporea ideale che corrisponde ad un corpo magro, scattante, atto a mostrarsi. Spesso anche le madri sono insoddisfatte del loro aspetto fisico e in perenne lotta con la bilancia.
Al soggetto magro e attraente sono associati attributi positivi, a quelli in soprappeso attributi negativi sanciti dalla moda e dal nostro ambiente culturale occidentale che non accetta la ragazza grassa per lo più destinata ad essere solitaria e rifiutata. Ma è proprio tale pressione sociale e psicologica agente in senso inibitorio a bloccare il riconoscimento percettivo degli stimoli della fame.


I disturbi dell’alimentazione hanno una genesi multifattoriale: gli elementi attingono alla sfera pulsionale dell’individuo, all’ambiente ed alcuni fattori di ordine medico che possono agire da cofattori e/o elementi scatenanti, come le malattie endocrine o del metabolismo .
Questi quadri sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare e comprendono due categorie specifiche: Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa.
In entrambi i disturbi vi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea. Esistono peraltro diversi comportamenti di ordine psicopatologico o di confine che si manifestano con compromissione dell’appetito: in primo luogo, abbiamo la depressione che in età adolescenziale può accompagnarsi a comportamenti bulimici e anoressici, l’Obesità e il BED (Binge Eating Disorder) o Disturbo da alimentazione incontrollata e altri disturbi non altrimenti specificati che non soddisfano i criteri di nessun tipo specifico.

Incidenza dei disturbi alimentari
La prevalenza dell’Anoressia è maggiore nei paesi industrializzati, dove vi è abbondanza di cibo, presenta un’ incidenza media di circa l’1% e insorge in media verso i 17 anni, potendo interessare però anche persone più giovane; l’anoressia, nel 90% dei casi, si sviluppa nel sesso femminile. I dati disponibili evidenziano come la prognosi sia migliore se il disturbo si manifesta nella prima adolescenza.
La Bulimia ha una prevalenza tra i soggetti di sesso femminile dell’ 1-3% ed esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Tra i DCA sono soprattutto quelli della sfera anoressica a essere rappresentati significativamente nell’adolescenza in termini d’incidenza rispetto all’età di esordio, mentre il 50% dell’obesità esordisce nella prima e seconda infanzia per andare incontro a delle oscillazioni che trovano, talvolta un continuum nell’emergenza di disturbi della sfera alimentare; frequente è il riscontro di soprappeso che precede l’anoressia.
Criteri diagnostici:
Il DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) riconosce per l’Anoressia Nervosa i seguenti criteri diagnostici:
A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto,oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).
B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso
C. Alterazioni del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima,rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
D. Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi

Specificare il sottotipo:
Con Restrizioni: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).
Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione.

I criteri diagnostici per la Bulimia Nervosa:
Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti:
1) mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili
2) sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
3) Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici,enteroclismi o altri farmaci,digiuno o esercizio fisico eccessivo.
4) Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno
due volte alla settimana per tre mesi.
5) I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.
6)  L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia
Nervosa

Specificare il sottotipo:
Con Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Senza Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi ecc.

Insorgenza della malattia
L’ingresso della malattia può avvenire dopo un abbandono, un lutto, una sconfitta, una modificazione degli equilibri familiari, nuove e pressanti richieste ambientali. In alcuni casi la malattia si manifesta in modo acuto dopo uno sviluppo infantile apparentemente asintomatico. Queste ragazzine vengono solitamente descritte come bambine molto adattate, non problematiche, efficienti e impegnate validamente nel raggiungimento degli obiettivi, soprattutto quelli scolastici; figlie di coppie genitoriali apparentemente normali, ma in cui il legame di coppia è fragile e formale, con una costituzione di un legame sostitutivo tra madre e figlia.
La sintomatologia può iniziare in maniera piuttosto subdola con una restrizione dietetica molte volte motivata da un sovrappeso precedente e comunque legata all’attenzione sul corpo, questo comportamento di iniziale controllo alimentare si associa spesso all’intraprendere attività fisiche che consentano ulteriormente il controllo delle calorie e progressivamente a selettività dietetica: krekers, mele, verdura. Queste giovani se scivolano verso l’anoressia vivono nell’ossessione continuativa di ingrassare con eccessiva valorizzazione della magrezza, accompagnata da vissuti il cui il dimagrire diventa fonte di esaltazione ed è accompagnato da un sentimento di onnipotenza e invulnerabilità. Ragazze la cui vita sembra essere concentrata esclusivamente sulla necessità di controllare il sempre più ristretto cibo introdotto e a rimirare, insoddisfatte e angosciate il loro corpo minacciato dal grasso; perseguitate dal controllo del peso corporeo e dalle sue misure incessantemente tenute sotto controllo e accompagnate da percezioni della propria immagine distorta, sempre troppo gonfie, goffe così determinate ad eliminare dal proprio corpo ogni sinuosità ”grassa”, formosa. Il pensiero dominante, l’ideazione ossessiva determinano una serie di attività selettivamente finalizzate agli scopi anoressici da qui l’uso di diuretici, lassativi, inibitori della fame.Il corpo diventa oggetto di controllo onnipotente con una pervasività che investe tutte le funzioni vitali e sollecita reazioni di adattamento dell’organismo che rinforzano la malattia. Il controllo onnipotente dell’anoressica diventa poi controllo della fame, a mantenimento dell’immagine del corpo emaciato, mortificato pesantemente nei suoi bisogni istintuali. L’anoressia spesso in questa fase si associa a condotte bulimiche e abbuffate tipiche di dolciumi e merendine che sono spesso seguite da condotte di eliminazione e che in certi casi rappresentano l’evoluzione più tipica della malattia: un’alternanza di abbuffate seguite da penosi e a volte angoscianti sensi di colpa che conducono all’eliminazione del cibo in un simbolismo di svuotamento liberatorio e senso perverso di espiazione.


L’anoressia e la famiglia
L’ Anoressica coinvolge pesantemente nei suoi rituali tutta la sua famiglia: si delineano pertanto relazioni interpersonali tra i membri della famiglia di tipo sado-masochistico. Nelle forme gravi si assiste ad una spinta inarrestabile verso l’emaciazione che può condurre alla morte. Attualmente all’Anoressia mentale si riconosce un’organizzazione psicopatologica specifica propria, in cui il “rifiuto” del cibo costituisce il sintomo centrale, espressione di un “rifiuto” di qualsiasi apporto ambientale, di qualsiasi “legame”.

Caratteristiche della bulimia
La Bulimia si esprime in maniera apparentemente monosintomatica è caratterizzata dall’assunzione compulsiva di grande quantità di cibo in tempi rapidi che portano ad uno stato di ripienezza temporanea e mai di sazietà associata o meno a condotte di eliminazione e conseguentemente ad obesità o meno. I fattori scatenanti sono spesso le separazioni,le perdite affettive, la modificazione degli equilibri familiari, nuove e pressanti richieste di elevate performances, scolastiche,lavorative, esperienze sessuali frustranti. Le ragazze bulimiche fanno incetta di cibo, lo sottraggono dalle scorte di casa, lo conservano nei luoghi più segreti e lo consumano in solitudine con voracità distruttiva. All’abbuffata segue un temporaneo sollievo dell’ansia e poi un senso di frustrazione e di colpa. La Bulimia è prevalentemente associata a Disturbo Depressivo di cui può rappresentarne l’unica espressione, si associa a depressione dell’umore e a ansia. Entrambe le malattie possono raggiungere livelli di gravità elevati con le molteplici complicanze di ordine organico di livello sistemico. L’amenorrea è il primo dei sintomi carenziali e di rilevanza diagnostica.

Anoressia Mentale
L’Anoressia mentale è una malattia tipica dell’età adolescenziale caratterizzata sul piano clinico da un’intensa diminuzione del peso in assenza di una patologia organica primitiva.
La diagnosi di Anoressia durante l’adolescenza si stabilisce se la perdita di peso è superiore al 10% e la cui amenorrea risale a più di sei mesi. Vi è disinteresse per la sessualità e conflittualità marcata rispetto al menarca. Il dimagrimento inizialmente lieve può raggiungere rapidamente livelli spettacolari,raggiungendo percentuali del 20%-30% del peso iniziale arrivando nelle forme cachettiche fino al 50%.
Esiste un’evoluzione fasica della malattia che prevede :
I- La restrizione alimentare si stabilisce molto progressivamente, a volte di nascosto, l’umore si altera in modalità depressive; vengono lamentati disappetenza e dolori gastrici.
II- Viene trovato un equilibrio a favore della restrizione alimentare e della magrezza ottenuta. Le suppliche dell’ambiente hanno l’effetto di rafforzare la determinazione. Il sentimento del controllo di sé, dei propri bisogni corporali e l’illusione di un’indipendenza totale rispetto alla volontà altrui sono fonti prevalenti di soddisfazione. E’ presente un comportamento iperattivo. Il rendimento scolastico inizialmente soddisfacente, con il progredire degli studi e in alcuni casi, può andare incontro ad uno scadimento legato anche a una perdita della funzione ecologica della fantasia.
III- Ritornano l’angoscia, la tendenza alla depressione e al ritiro sociale, iperattività è sterile e stereotipata, comparsa di condotte bulimiche, a volte sotto forma di raptus con fasi di ingestione alimentare sentite come incoercibili ( seguite eventualmente da vomiti autoprovocati, uso di purganti) alternate a fasi di anoressia.Tutto ciò avviene nel corso di parecchi mesi talvolta in anni. L’evoluzione psicopatologica può sfociare in Disturbi di personalità,Disturbi fobici, Disturbi ossessivi.

Andamento dei disturbi alimentari
Nella maggioranza dei casi la guarigione avviene spesso con ricadute o periodi di bulimia con conseguente obesità e più a lungo con un’esistenza più povera in particolare sul piano delle relazioni sessuali e affettive tanto da delinearsi uno stile anoressico.
L’Anoressia e la Bulimia nervose sono delle vere e proprie malattie psichiatriche. La presa in carico delle pazienti anoressiche è molto complessa perché queste pazienti difficilmente riconoscono i propri bisogni e accettano di “farsi aiutare”.
Il trattamento, che deve prolungarsi a lungo per ottenere risultati significativi, deve avvalersi di un approccio multidisciplinare che preveda la presenza di diverse figure professionali (psichiatra, psicoterapeuta, internista, nutrizionista ecc.) e in casi gravi il ricovero ospedaliero, per un trattamento integrato che assicuri la cura della componente somatica,psichiatrica e psicologica. Da non dimenticare che è indispensabile attuare, in concomitanza una terapia a livello familiare, con l’intento di comprendere e modificare, per quanto possibile, le interazioni familiari.
 

 

 






 
 
 
 

  



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