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Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali
del
15/12/2009
M.G.
E’ di ieri la notizia dell’aggressione al Premier Silvio Berlusconi da parte
di un giovane non appartenente ad alcun schieramento politico di opposizione o
comunque antagonista al Popolo delle Libertà. Tralasciando le dichiarazioni dei
vari esponenti politici di entrambi gli schieramenti, volti in gran parte a
sottolineare come il clima già infuocato del dibattito politico degli ultimi
tempi abbia scatenato questo improvviso “raptus” di violenza, ritengo che la
vera causa di un atto di tale gravità sia da ricercare al di fuori dalle
schermaglie tra i partiti cui assistiamo quotidianamente sui media. Subito dopo l’accaduto, infatti, si è venuto a sapere che l’aggressore era in cura da ben dieci anni per “problemi psichici”. Beh, se questi sono i risultati, mi chiedo in cosa siano consistite queste presunte “cure”. Per definizione una cura è un’azione terapeutica che si intraprende al fine di eliminare condizioni psico-fisiche non ottimali. In questo caso mi sembra di capire che non ci sia stata effettivamente alcuna cura, visto il comportamento estremamente irrazionale e pericoloso attuato del giovane. Quel che più mi colpisce è il quotidiano stillicidio di reati, crimini e violenze perpetrati non da delinquenti, ma da onesti cittadini che, nella quasi totalità dei casi, al momento del reato si trovava “in cura” per i più svariati “disturbi” mentali presso diversi “centri” atti al recupero di tali malattie.. Ma, mi domando, se tali persone sono in cura e, quindi, si presume, sulla via della guarigione, perché si manifestano sempre di più questi comportamenti? Dovrebbero star meglio e quindi ridurre il rischio di manifestare delle compulsioni violente!! Da alcuni anni è in corso un acceso dibattito riguardo gli strumenti terapeutici che psicologi, psichiatri e assistenti sociali utilizzano al fine di curare chi soffre di “disturbi” e malattie mentali. In particolare il malcostume di prescrivere pesanti farmaci psicotropi dagli ormai comprovati effetti collaterali devastanti, da fenomeno circoscritto ai soli USA, è diventata una prassi abituale anche in Europa ed in Italia. Non c’è quindi molto da stupirsi che una persona apparentemente “tranquilla” e “normale” possa, a causa dell’utilizzo di sostanze psicoattive, assumere di colpo comportamenti violenti e mettere in tal modo a repentaglio la propria e l’altrui incolumità, col rischio di rovinare a causa di un gesto sì avventato, ma fuori dal proprio controllo, il resto della propria vita. M.G.
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