Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 15/01/2010

Nuove tecniche per le protesi d’anca


Con 250 interventi l’anno tra primi impianti e revisioni, il Presidio Ospedaliero di Melzo dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano, si è specializzato in ambito ortopedico nella protesica di anca e ginocchio; grazie a questa esperienza, ha recentemente sperimentato i benefici della protesi emicefalica d’anca, che rappresenta una evoluzione delle protesi di rivestimento utilizzate fino ad ora. Lo studio clinico, pubblicato sul Giornale italiano di Ortopedia e Traumatologia (G.I.O.T., Organo Ufficiale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), fa riferimento a 25 impianti con follow up a 16 mesi.

Il progresso delle tecniche chirurgiche e della tecnologia nell’ambito della ricerca dei materiali hanno fatto dell’intervento di sostituzione protesica dell’articolazione un efficace trattamento di molte patologie invalidanti. Nel caso di patologie riguardanti l’articolazione di anca l’impianto di un dispositivo protesico permette, nella quasi totalità dei casi, il ripristino della funzionalità articolare, l’abolizione della sintomatologia dolorosa e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti.
Tutti questi fattori hanno fatto sì che, negli ultimi anni, sia stato registrato un notevole incremento del numero degli interventi effettuati nei paesi industrializzati. L’esperienza maturata con le protesi di rivestimento, impianto che attualmente sembra essere la estrema frontiera in termini di conservazione ossea, in quanto consente di ridurre al minimo la asportazione dell’osso femorale, ha però evidenziato un tasso di fallimenti precoci dovuti a frattura del collo o necrosi della testa del femore operato e metallosi, pari al 4,6% entro i primi 7 anni.
I risultati non sempre favorevoli di questo impianto hanno fatto sì che l’attenzione si rivolgesse verso un nuovo tipo di protesi conservativa, la protesi emicefalica, che mira a risolvere i problemi del rivestimento mantenendone qualità quali il completo risparmio del collo femorale.

“Una caratteristica importante per una protesi d’anca di primo impianto è consentire il risparmio del patrimonio osseo, tanto più importante quanto minore è l’età del paziente - afferma il Dottor Flavio Ravasi, Primario dell’Unità Operativa di ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo -. A questo proposito, la protesi emicefalica risparmia tutto il collo del femore e metà della testa; dovrebbe inoltre consentire di superare i problemi della necrosi e della frattura del collo del femore, sia a livello anatomico e biologico che a livello meccanico”.
I tre tipi di impianti protesi emicefaliche attualmente esistenti e ancora in stadio sperimentale si distinguono tra loro per morfologia e per le dimensioni dello stelo endocervicale, che in un caso è curvo e negli altri due retto ma con diverse forme e dimensioni.

Numerosi i vantaggi della protesi emicefalica: lo stelo endocervicale portante contrasta infatti il rischio di frattura del collo; il materiale impiegato è il titanio; la forma conica con alette dello stelo protesico, le diverse lunghezze, diametri e finitura di superficie favorirebbero l’osteointegrazione nel collo femorale. Questa protesi può essere applicata indifferentemente attraverso le comuni vie d’accesso chirurgiche all’anca, presenta una maggiore facilità di utilizzo rispetto ad una protesi di rivestimento e costituisce quindi un progresso nell’ambito degli impianti conservativi dei quali dovrebbe superare i punti deboli.

La pubblicazione è firmata dal Dottor Flavio Ravasi, per l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, insieme al Prof. Francesco Benazzo della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Pavia e della Fondazione IRCSS Policlinico San Matteo; l’Ing. Paolo Dalla Pria e L. Giorgini della LIMA Lto San Daniele San Daniele del Friuli a Udine; dott. M. Damilano della Clinica Ortopedica e Traumatologica 1° Università di Milano, Istituto Ortopedico G. Pini Milano.

 

 






 
 
 
 
 

  



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