Con 250 interventi l’anno tra primi impianti e revisioni, il Presidio
Ospedaliero di Melzo dell’Azienda Ospedaliera di Melegnano, si è
specializzato in ambito ortopedico nella protesica di anca e ginocchio;
grazie a questa esperienza, ha recentemente sperimentato i benefici
della protesi emicefalica d’anca, che rappresenta una evoluzione delle
protesi di rivestimento utilizzate fino ad ora. Lo studio clinico,
pubblicato sul Giornale italiano di Ortopedia e Traumatologia (G.I.O.T.,
Organo Ufficiale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia),
fa riferimento a 25 impianti con follow up a 16 mesi.
Il progresso delle tecniche chirurgiche e della tecnologia nell’ambito
della ricerca dei materiali hanno fatto dell’intervento di sostituzione
protesica dell’articolazione un efficace trattamento di molte patologie
invalidanti. Nel caso di patologie riguardanti l’articolazione di anca
l’impianto di un dispositivo protesico permette, nella quasi totalità
dei casi, il ripristino della funzionalità articolare, l’abolizione
della sintomatologia dolorosa e il miglioramento della qualità della
vita dei pazienti.
Tutti questi fattori hanno fatto sì che, negli ultimi anni, sia stato
registrato un notevole incremento del numero degli interventi effettuati
nei paesi industrializzati. L’esperienza maturata con le protesi di
rivestimento, impianto che attualmente sembra essere la estrema
frontiera in termini di conservazione ossea, in quanto consente di
ridurre al minimo la asportazione dell’osso femorale, ha però
evidenziato un tasso di fallimenti precoci dovuti a frattura del collo o
necrosi della testa del femore operato e metallosi, pari al 4,6% entro i
primi 7 anni.
I risultati non sempre favorevoli di questo impianto hanno fatto sì che
l’attenzione si rivolgesse verso un nuovo tipo di protesi conservativa,
la protesi emicefalica, che mira a risolvere i problemi del rivestimento
mantenendone qualità quali il completo risparmio del collo femorale.
“Una caratteristica importante per una protesi d’anca di primo
impianto è consentire il risparmio del patrimonio osseo, tanto più
importante quanto minore è l’età del paziente - afferma il Dottor
Flavio Ravasi, Primario dell’Unità Operativa di ortopedia e
Traumatologia dell’Ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo -. A
questo proposito, la protesi emicefalica risparmia tutto il collo del
femore e metà della testa; dovrebbe inoltre consentire di superare i
problemi della necrosi e della frattura del collo del femore, sia a
livello anatomico e biologico che a livello meccanico”.
I tre tipi di impianti protesi emicefaliche attualmente esistenti e
ancora in stadio sperimentale si distinguono tra loro per morfologia e
per le dimensioni dello stelo endocervicale, che in un caso è curvo e
negli altri due retto ma con diverse forme e dimensioni.
Numerosi i vantaggi della protesi emicefalica: lo stelo endocervicale
portante contrasta infatti il rischio di frattura del collo; il
materiale impiegato è il titanio; la forma conica con alette dello stelo
protesico, le diverse lunghezze, diametri e finitura di superficie
favorirebbero l’osteointegrazione nel collo femorale. Questa protesi può
essere applicata indifferentemente attraverso le comuni vie d’accesso
chirurgiche all’anca, presenta una maggiore facilità di utilizzo
rispetto ad una protesi di rivestimento e costituisce quindi un
progresso nell’ambito degli impianti conservativi dei quali dovrebbe
superare i punti deboli.
La pubblicazione è firmata dal Dottor Flavio Ravasi, per
l’Azienda Ospedaliera di Melegnano, insieme al Prof. Francesco
Benazzo della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di
Pavia e della Fondazione IRCSS Policlinico San Matteo; l’Ing. Paolo
Dalla Pria e L. Giorgini della LIMA Lto San Daniele San
Daniele del Friuli a Udine; dott. M. Damilano della Clinica
Ortopedica e Traumatologica 1° Università di Milano, Istituto Ortopedico
G. Pini Milano.