Nasce in Piemonte la rete assistenziale per la diagnosi e il trattamento
della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e delle sue varianti cliniche
(sclerosi laterale primaria, atrofia bulbo-spinale di Kennedy e sindrome
postpoliomielitica).
Lo ha deciso la settimana scorsa la Giunta regionale, approvando, su
proposta dell’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora
Artesio, una delibera in cui si definisce per la prima volta un
modello di presa in carico completa e continua delle persone affette da
Sla.
La Sla, nota anche come malattia di Charcot o malattia del motoneurone,
è una malattia neurodegenerativa progressiva, che colpisce i motoneuroni
delle corna anteriori del midollo spinale, del tronco cerebrale e la
corteccia cerebrale motoria. L’esordio avviene di solito fra i 50 e 70
anni di età ed è spesso subdolo. Il deficit motorio all’esordio si
manifesta nel 40% dei casi agli arti superiori, nel 30% agli arti
inferiori, nel 30% a livello dei muscoli a innervazione bulbare (con
disartria e disfagia). La progressione è inarrestabile e, in assenza di
interventi di sostegno delle funzioni vitali, la morte nella maggioranza
dei casi avviene per insufficienza respiratoria. In un quarto dei casi
il paziente muore entro due anni dall’esordio del primo sintomo, nella
metà dei casi entro tre anni; poco meno di un quarto dei pazienti
sopravvive otto o più anni.
«I malati di Sla - spiega Artesio - necessitano di cure
complesse e personalizzate per le quali è necessario disporre di un team
a forte caratterizzazione culturale e psicologica, che segua il malato
in tutte le fasi della malattia e lo assista nel difficile percorso
della sua vita quotidiana e delle scelte individuali che questa
patologia frequentemente implica».
A questo scopo, nel provvedimento vengono individuati due centri
“esperti”, rispettivamente all’ospedale Molinette di Torino e al
«Maggiore della Carità» di Novara, che sono quelli che sulla base dei
dati del Registro interregionale Piemonte e Valle d’Aosta delle malattie
rare trattano il numero maggiori di casi e sono inoltre dotati di equipe
multidisciplinari specifiche, oltre che di strutture di supporto e di
servizi complementari.
I due centri avranno il compito, oltre che di formulare o di confermare
la diagnosi, di eseguire la valutazione multiprofessionale del malato e
di garantirne la continuità dell’assistenza, in stretta collaborazione
con i servizi territoriali e ospedalieri del territorio di residenza.
La presa in carico dovrà prevedere: un programma per la mobilitazione
attiva e passiva, con la prescrizione di presidi adatti (carrozzine,
tutori); il monitoraggio e l’intervento nutrizionale; il monitoraggio
della funzione respiratoria, della ventilazione non invasiva e della
ventilazione invasiva; il controllo della funzione fonatoria; il
supporto precoce alla comunicazione, con la fornitura di ausili
tecnologici che consentano al paziente di preservare il contatto con il
mondo esterno, anche in presenza di un gravissimo deterioramento del
quadro motorio.
Sin dalla fase della diagnosi, inoltre, dovrà essere offerto ai malati e
alle loro famiglie un supporto psicologico, anche in collaborazione con
le associazioni dei pazienti.
Fondamentale importanza viene poi attribuita alla formazione sia del
personale medico, tecnico e infermieristico coinvolto nella gestione di
pazienti affetti da Sla - per cui verranno organizzati appositi corsi -
sia del malato e di chi lo assiste, non solo da parte degli specialisti,
ma anche con la predisposizione di materiali informativi e di cicli di
incontri con i diversi professionisti.