Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 18/12/2009

 

Accreditamento istituzionale e governo clinico: il modello piemontese


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

I sistemi di accreditamento delle strutture sanitarie sono oggi diffusi in molti Paesi del mondo, seppure con significati difformi.
In Italia l’accreditamento è stato introdotto con le leggi di riforma sanitaria dei primi anni ’90 come strumento di “regolazione” dell’accesso al mercato sanitario per le strutture pubbliche e private, ma in parallelo è stato anche interpretato come un momento di “autoregolazione” professionale; è soprattutto con questa ultima accezione che si inserisce nell’ambito degli strumenti del governo clinico. Nella Regione Piemonte il sistema è nato con la formulazione da parte dell’Assessorato alla Sanità nel corso del 2001 del “Manuale di Accreditamento Istituzionale delle Strutture Pubbliche e Private”, secondo una organizzazione dei requisiti per “Struttura” e per “Macroattività”.
In prima battuta era stato individuato quale organo a supporto per le verifiche l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA). A partire da gennaio 2008 tutte le attività inerenti all’accreditamento, già assicurate da Arpa, sono state svolte senza soluzione di continuità dall’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari (Aress.).


In tale ambito il modello sviluppato nella Regione Piemonte, pur conservando l’impronta sostanziale di adeguamento alla normativa in materia, si è consolidato negli anni secondo una logica più nettamente professionale, attraverso:
- l’inserimento del modello della verifica per Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali
- la individuazione di un “pool” di operatori delle Aziende Sanitarie, abilitati al ruolo di “verificatore” dopo un articolato corso di formazione/azione
- il coinvolgimento dei pazienti nella valutazione di alcuni aspetti del Percorso implementato a livello locale.
Già nel corso del 2006 è stato infatti prospettato un nuovo sviluppo del sistema di accreditamento istituzionale regionale. Il presupposto operativo prendeva spunto dalla riflessione che accanto ad un accreditamento tradizionale per “macroattività” potesse essere avviato un ambito di valutazione incentrato sul livello di implementazione a livello locale di specifici Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali: un modello dunque maggiormente coerente con il vissuto dei professionisti e dei pazienti.


In pratica, i Percorsi di riferimento regionali si caratterizzano come l’insieme di criteri, indicatori e standard minimi di processo/percorso da garantire sul territorio regionale. Metodologicamente vengono rappresentati con un diagramma di flusso, con una tabella esplicativa di snodi ed episodi e da indicatori e standard di valutazione a supporto. E’ evidente che il Percorso di riferimento regionale presuppone come requisito preliminare che ogni Azienda sviluppi un proprio PDTA locale, in cui sono ricompresi almeno i contenuti minimi del Percorso di riferimento.
Secondo tale ambito di lettura, in primo luogo sono stati verificati i Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali “Infarto Miocardico Acuto” e “Protesi d’anca” (previa definizione, come detto sopra, degli standard minimi di Percorso).
A titolo esemplificativo si riportano alcuni degli indicatori suggeriti per il Percorso IMA STEMI:
- tempo alla PTCA (tempo intercorso fra arrivo in P.S. e inizio procedura PTCA)
- tempo alla trombolisi (tempo intercorso fra arrivo in P.S. e inizio procedura trombolisi)
- percentuale pazienti con prescrizione aspirina entro 24 ore dall’ingresso e alla dimissione
- percentuale pazienti con prescrizione b-bloccanti entro 24 ore dall’ingresso e alla dimissione
- mortalità intra-ospedaliera per IMA (esclusi i trasferiti a e da altri ospedali)
- mortalità intra-ospedaliera per PTCA.
Occorre sottolineare che sia il Percorso di riferimento sia il set di indicatori non vengono interpretati come indicazioni assolutamente vincolanti: costituiscono uno strumento di lettura dello specifico processo aziendale nella organizzazione oggetto di analisi.
Le verifiche dei Percorsi si risolvono, peraltro, in un confronto fra il Percorso di riferimento regionale ed i PDTA definiti dalle Aziende Sanitarie verificate. Alle Aziende viene richiesto di gestire il processo/percorso attraverso una adeguata attività di progettazione e di valutazione e quindi di implementazione delle soluzioni di miglioramento, se necessarie.


Le decisioni che vengono assunte a livello locale nella implementazione del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale possono coincidere con quelle suggerite dal Percorso di riferimento, ma possono anche differire: importante è che la decisione sia comunque motivata e gestita opportunamente. Analoga osservazione si può fare per quanto riguarda gli indicatori: con le verifiche esterne si richiede che venga tenuta sotto controllo l’applicazione dei Percorsi attraverso l’utilizzo, in via prioritaria, degli indicatori suggeriti dal Percorso o anche con altri purchè adeguati.
A supporto di tale impostazione nel corso del 2008 è stata formalizzata una nuova modalità operativa, prevedendo il coinvolgimento nelle attività di verifica del personale delle Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere e dei Presidi della Regione. Tale passaggio, sostanziale per la coerenza del sistema, ha comportato la individuazione di circa 150 operatori di provenienza clinica od organizzativa, che sono stati sottoposti ad un complesso training formativo da A.Re.S.S.; dopo il superamento di specifiche prove in itinere e finali, gli stessi operatori hanno conseguito l’attestato di facilitatori/verificatori in ambito di accreditamento istituzionale della Regione Piemonte. Con la conclusione della verifica del Percorso “Protesi d’anca”, a partire dagli ultimi mesi del 2009 ha preso l’avvio la valutazione del Percorso “Tumore del Colon Retto”, con l’utilizzo sistematico di questi verificatori, organizzati in specifici “team” di riferimento.
In tale ambito gli stessi utenti sono coinvolti nel monitoraggio di alcuni degli impegni presi dalle Aziende, nel contesto di specifici e concordati step del Percorso; questo permette di fuoriuscire dal vincolo dell’autoreferenzialità, che spesso può rappresentare una robusta criticità dell’organizzazione sanitaria nel suo complesso.


In conclusione appare quindi evidente che il modello di accreditamento istituzionale della Regione Piemonte tenda a coniugare compiutamente l’aderenza agli obblighi normativi con lo sviluppo del sistema di gestione qualità aziendale; in tale contesto la qualità non viene più interpretata come uno degli elementi oggetto di valutazione, ma rappresenta l’epicentro del sistema stesso.
 

 

Franco Ripa – Direttore SC Programmazione e controllo di Gestione Asl TO4
Roberto Vola – Accreditamento strutture sanitarie Aress Piemonte

 

 

 






 
 
 
 

  



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