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giorni di viaggio (di cui 3 giorni di fuoristrada e 5 giorni di
randonnée chamelière), escursioni a piedi per circa 18 km al giorno, tra
variazioni altimetriche che vanno da 1.000 a 1.720 metri: questo in
pillole il trekking che ha visto per la prima volta impegnati 6
trapiantati di rene (cinque uomini e una donna) nel deserto d’Algeria.
L’Italian Transplant Trekking – ITT (che si è svolto tra il 4 e il 13
dicembre 2009), promosso dalla Fondazione per l’Incremento dei Trapianti
d’Organo e Tessuti onlus (FITOT) in partnership con Novartis, è stato
realizzato con il supporto scientifico del Centro Nazionale Trapianti e
nasce con l’obiettivo di sottolineare il ruolo dello sport come terapia
nel post trapianto e come testimonianza dell’efficacia del trapianto
stesso in termini di qualità di vita dei pazienti.
“L’Italian Transplant Trekking – afferma Pilade Riello,
Presidente Fondazione per l’Incremento dei Trapianti d’Organo e tessuti
(FITOT) – è la dimostrazione che l’attività sportiva, che FITOT
promuove da anni, può essere considerata una prassi e un valido
strumento di “recupero” per le persone che hanno subìto un trapianto.
L’ITT è una sfida che FITOT ha deciso di sostenere per diffondere la
cultura della donazione e dei trapianti che deve diventare un valore
condiviso da tutti, anche sulla base dei risultati che ne fanno ormai
uno standard terapeutico. ”
“Da oltre 25 anni i trapianti sono parte integrante della storia di
Novartis. - afferma Fulvio Luccini, Head Specialty Business
di Novartis - E’ proprio dalla conoscenza e dalla vicinanza con il
mondo dei trapianti, con i bisogni dei pazienti e della comunità
medico-scientifica che è nata la volontà di realizzare insieme a FITOT
questo particolare progetto, per il quale abbiamo messo a disposizione
risorse e know how. Ciò conferma il nostro impegno in quest’area
attraverso progetti volti al miglioramento della qualità della vita
delle persone oltre che in termini di innovazione terapeutica.”
L’Italian Transplant Trekking si inserisce nel più ampio progetto
“Trapianto…e adesso sport” nell’ambito del quale è stato avviato uno
studio clinico promosso dal Centro Nazionale Trapianti insieme
all’Istituto Superiore di Sanità, al Centro Studi Isokinetic (Bologna) e
all’Università degli Studi di Bologna, che intende dimostrare in modo
scientifico che l’attività fisica è fondamentale per tutti i trapiantati
non solo dal punto di vista del beneficio psicologico ma anche dal punto
di vista del recupero delle proprie capacità fisiche.
“L’ITT è il primo di una serie di progetti che intendono stimolare la
cultura dell’attività sportiva quale approccio terapeutico per il
paziente trapiantato al fine di migliorare la sua ripresa psico-fisica.
- precisa Alessandro Nanni Costa, Direttore Centro Nazionale
Trapianti – CNT - La qualità dei trapianti d’organo e la
sopravvivenza a lungo termine, hanno spostato oggi l’attenzione dei
ricercatori e degli operatori sanitari sui problemi clinici/cronici
post-trapianto. Tra questi, le più frequenti sono le patologie
cardiovascolari derivate soprattutto da alterazioni del metabolismo
lipidico indotte dalle gravi insufficienze d’organo e dalle terapie
antirigetto. Per affrontare questo problema l’attività fisica risulta
fondamentale in quanto può fungere da “farmaco” permettendo un miglior
controllo della glicemia, migliorando le alterazioni del metabolismo,
contribuendo a ridurre i valori pressori, a rimodellare l’apparato
cardiaco e a potenziare anche i meccanismi che contrastano
l’osteoporosi. Proprio la stabilità del peso corporeo e il controllo
metabolico nei pazienti trapiantati sono stati infatti individuati in
recenti studi quali fattori prognostici positivi nel lungo termine.”
I sei pazienti che hanno preso parte all’ITT sono tutti trapiantati di
rene e in buone condizioni fisiche. Sono stati scelti, sulla base di una
serie di indagini preliminari quali: valutazioni antropometriche (peso,
statura, massa grassa); valutazione dell’idratazione (BIA); indagini
ematochimiche ad hoc; test ergonometrico con valutazione della soglia
anaerobica; questionario SF36 sulla qualità della vita.
“I pazienti ammessi al trekking sono stati valutati attraverso
accurati esami preliminari al fine di escludere qualsiasi rischio -
afferma Giulio Sergio Roi, Direttore del Centro Studi del Gruppo
MedicoIsokinetic di Bologna - Sono stati, infatti, sottoposti al
cosiddetto “test soglia” che consiste nel valutare la soglia aerobica,
studiando l’aumento dell’acido lattico come indicatore
dell’affaticamento muscolare. Da qui abbiamo fatto camminare i nostri
candidati a 6 km/h aumentando la pendenza. Su dodici pazienti solo sei
sono risultati idonei a questo progetto.”
Durante il trekking i partecipanti sono stati monitorati 24 ore su 24
attraverso l’utilizzo di strumenti di misurazione specifici indossati
costantemente dai pazienti: il cardiofrequenzimetro (per monitorare
l’intensità dell’esercizio attraverso la frequenza cardiaca sia durante
l’attività sportiva che a riposo); il GPS per monitorare gli spostamenti
in senso orizzontale e verticale (distanza percorsa e dislivello); un
monitor multisensore portatile da braccio in grado di rilevare i tempi e
l’entità dell’attività fisica, il numero di passi ed altri parametri
legati all’attività e alle fasi di riposo. Dopo ogni tappa è stata
misurata la resistenza del corpo attraverso un impedenziometro che, dal
valore dell’impedenza corporea (Body Impedence Assessment o B.I.A.),
misura il contenuto di acqua corporea, la massa magra, la massa grassa e
il metabolismo basale del paziente. Le valutazioni sui pazienti
trapiantati sono state inoltre confrontate con un gruppo di controllo
costituito da 5 persone partecipanti al trekking.
“Le risposte dei pazienti sfatano il mito che chi ha subìto un
trapianto debba stare per sempre a riposo, anzi confermano che i
pazienti oggi possono raggiungere condizioni stabili tali da poter
consentire loro di affrontare un’attività sportiva importante e
prolungata anche in condizioni ambientali non convenzionali -
afferma Giovanni Mosconi, Dirigente Medico U.O. Nefrologia
Dialisi e Trapianto, Policlinico S. Orsola, Bologna - Il deserto
dell’Algeria presenta infatti non solo delle variazioni altimetriche ma
anche escursioni termiche da un massimo di 25° C di giorno ad un minimo
di 5° C la notte che possono alterare lo stato di idratazione del
paziente che in questo caso è particolarmente importante trattandosi di
trapiantati di rene.”
I trapianti in Italia
Dati trapianti di organo - preliminari al 31 ottobre 2009
I dati preliminari del 2009 aggiornati al 31 ottobre sono: 3201
trapianti (comprensivi dei trapianti combinati) di cui: 1667 di Rene,
1075 di Fegato, 365 di Cuore, 114 di Polmone, 13 di Pancreas, 5 di
Intestino.
Donatori segnalati: 38.8 per milione di popolazione
Donatori effettivi: 21.4 per milione di popolazione
Donatori utilizzati: 19.6 per milione di popolazione
Lista d’attesa
Il tempo medio di attesa per i trapianti di rene è 2,92 anni; 2.05
anni per il fegato; 2,35 per il cuore; 3.04 per il pancreas; 1,77 per il
polmone.
I numeri della donazione di tessuti in italia dati 2008
Totale donatori di tessuti 10324
Totale trapianti 13752 di cui 4815 di cornea, 1550 di cute, 5897 di
osso, 226 di vasi, 144 di valvole, 1120 di membrane amniotiche.
Trapianti di cellule staminali emopoietiche dati relativi al 2008
Sono stati effettuati 4503 trapianti di cellule staminali
emopoietiche, di cui:
- 3016 trapianti autologhi
- 1487 trapianti allogenici