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Adriana Albini |
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Cardiologi ed oncologi devono lavorare fianco a fianco, con lo scopo di
curare o prevenire gli effetti collaterali cardiovascolari che sempre
più rischiano di affliggere i pazienti oncologici, una volta sottoposti
a terapia o chemioprevenzione.
È questo l’invito lanciato dagli italiani Adriana Albini,
Responsabile Ricerca Oncologica dell’IRCCS MultiMedica, e Francesco
Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'IRCCS
MultiMedica e professore di Cardiochirurgia all’Università Statale di
Milano, attraverso le pagine di Journal of the National Cancer Institute,
la più citata rivista internazionale di oncologia medica e traslazionale,
Nell'editoriale pubblicato oggi online e come intervista podcast
(http://jnci.oxfordjournals.org) e realizzato in collaborazione con le
Università di Genova (Silvio De Flora), dell’Insubria-Varese (Douglas
Noonan) e MultiMedica (Giuseppina Pennesi e Rosaria
Cammarota), Albini e Donatelli riassumono i potenziali
effetti e meccanismi di tossicità di vari farmaci usati nella terapia
oncologica attraverso una rassegna della letteratura scientifica ed
enfatizzano l’importanza della valutazione della funzione
cardiovascolare in pazienti sottoposti a terapie antineoplastiche.
Con l’allungarsi della vita aumenta il rischio di malattie cronico
degenerative e un crescente numero di persone può avere problemi di
salute sia di natura cardiologica che oncologica, magari latenti.
Inoltre, molti farmaci o trattamenti antineoplastici, possono
danneggiare il sistema cardiovascolare.
“Se un tempo la tossicità cardiovascolare influiva poco sulla
speranza di vita in malattia metastatica – spiegano Albini e
Donatelli-, con il successo in guadagno di sopravvivenza della
terapia anti-neoplastica, adiuvante o preventiva, gli eventi
cardiovascolari possono aumentare di frequenza e diventare una causa di
riscio di morte durante il trattamento oncologico”.
Cosa fare allora? Gli autori sottolineano la necessità di sviluppare
linee guida per la gestione del rischio e degli eventi cardiovascolari
in pazienti in terapia antineoplastica, promuovendo il nuovo settore
interdisciplinare della “Cardio-Oncologia”.
“L’identificazione di pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ad
esempio mediante biomarcatori o tecniche strumentali come l’Ecocardiografia
– proseguono Albini e Donatelli - , rappresenterebbe
un’opportuna strategia per conoscere un rischio latente e ridurre
morbilità e mortalità associate a terapie antineoplastiche. Questa
strategia include lo screening dei pazienti sia nella scelta della
terapia più appropriata sia nella definizione dei possibili interventi
cardiologici terapeutici o preventivi ad essa associati. E’ inoltre
molto importante includere la determinazione del rischio cardiovascolare
dei nuovi farmaci in studi clinici di fase I.”
Una vera e propria rivoluzione, resa necessaria dai numerosi e talvolta
inattesi report di tossicità cardiovascolare in terapia antineoplastica,
di cui l'Italia si fa capofila e che è stata anticipata dalla creazione
di una Società Internazionale di Cardioncologia da parte dei cardiologi
dello IEO Carlo Cipolla e Daniela Cardinale in
collaborazione con Dan Lenihan della Vanderbilt University di
Nashville, Tennesse, negli USA.
Nell'articolo di Albini e Donatelli, viene anche esaminata
una vasta gamma di potenziali sostanze chemiopreventive utili a
proteggere il cuore in oncologia, tra questi i “classici” beta bloccanti
e ace inibitori, ma anche il dexrazoxane, la N-acetyl-L-cisteina e,
soprattutto, molte sostanze derivate da piante e presenti nella dieta,
quali gli estratti dal ginkgo biloba, dall’uva, dal vino rosso dal thé
verde, dal curry e dal peperoncino.
In definitiva, concludono gli autori, “gli oncologi, oggi, devono
essere consapevoli del rischio cardiovascolare delle terapie
antitumorali e i cardiologi devono assistere gli oncologi nella
valutazione e scelta della terapia per il singolo paziente”. Lo
sviluppo di questo lavoro interdisciplinare salverà molte vite.
Gli studi di Adriana Albini sono sostenuti da AIRC (Associazione
Italiana per la Ricerca sul Cancro), dalla Compagnia di San Paolo e dal
Ministero della Salute.