Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 11/12/2009

 

Curare il cancro proteggendo il cuore


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Adriana Albini

Cardiologi ed oncologi devono lavorare fianco a fianco, con lo scopo di curare o prevenire gli effetti collaterali cardiovascolari che sempre più rischiano di affliggere i pazienti oncologici, una volta sottoposti a terapia o chemioprevenzione.

È questo l’invito lanciato dagli italiani Adriana Albini, Responsabile Ricerca Oncologica dell’IRCCS MultiMedica, e Francesco Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell'IRCCS MultiMedica e professore di Cardiochirurgia all’Università Statale di Milano, attraverso le pagine di Journal of the National Cancer Institute, la più citata rivista internazionale di oncologia medica e traslazionale,

Nell'editoriale pubblicato oggi online e come intervista podcast (http://jnci.oxfordjournals.org) e realizzato in collaborazione con le Università di Genova (Silvio De Flora), dell’Insubria-Varese (Douglas Noonan) e MultiMedica (Giuseppina Pennesi e Rosaria Cammarota), Albini e Donatelli riassumono i potenziali effetti e meccanismi di tossicità di vari farmaci usati nella terapia oncologica attraverso una rassegna della letteratura scientifica ed enfatizzano l’importanza della valutazione della funzione cardiovascolare in pazienti sottoposti a terapie antineoplastiche.

Con l’allungarsi della vita aumenta il rischio di malattie cronico degenerative e un crescente numero di persone può avere problemi di salute sia di natura cardiologica che oncologica, magari latenti. Inoltre, molti farmaci o trattamenti antineoplastici, possono danneggiare il sistema cardiovascolare.
“Se un tempo la tossicità cardiovascolare influiva poco sulla speranza di vita in malattia metastatica – spiegano Albini e Donatelli-, con il successo in guadagno di sopravvivenza della terapia anti-neoplastica, adiuvante o preventiva, gli eventi cardiovascolari possono aumentare di frequenza e diventare una causa di riscio di morte durante il trattamento oncologico”.

Cosa fare allora? Gli autori sottolineano la necessità di sviluppare linee guida per la gestione del rischio e degli eventi cardiovascolari in pazienti in terapia antineoplastica, promuovendo il nuovo settore interdisciplinare della “Cardio-Oncologia”.
“L’identificazione di pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ad esempio mediante biomarcatori o tecniche strumentali come l’Ecocardiografia – proseguono Albini e Donatelli - , rappresenterebbe un’opportuna strategia per conoscere un rischio latente e ridurre morbilità e mortalità associate a terapie antineoplastiche. Questa strategia include lo screening dei pazienti sia nella scelta della terapia più appropriata sia nella definizione dei possibili interventi cardiologici terapeutici o preventivi ad essa associati. E’ inoltre molto importante includere la determinazione del rischio cardiovascolare dei nuovi farmaci in studi clinici di fase I.”
Una vera e propria rivoluzione, resa necessaria dai numerosi e talvolta inattesi report di tossicità cardiovascolare in terapia antineoplastica, di cui l'Italia si fa capofila e che è stata anticipata dalla creazione di una Società Internazionale di Cardioncologia da parte dei cardiologi dello IEO Carlo Cipolla e Daniela Cardinale in collaborazione con Dan Lenihan della Vanderbilt University di Nashville, Tennesse, negli USA.

Nell'articolo di Albini e Donatelli, viene anche esaminata una vasta gamma di potenziali sostanze chemiopreventive utili a proteggere il cuore in oncologia, tra questi i “classici” beta bloccanti e ace inibitori, ma anche il dexrazoxane, la N-acetyl-L-cisteina e, soprattutto, molte sostanze derivate da piante e presenti nella dieta, quali gli estratti dal ginkgo biloba, dall’uva, dal vino rosso dal thé verde, dal curry e dal peperoncino.

In definitiva, concludono gli autori, “gli oncologi, oggi, devono essere consapevoli del rischio cardiovascolare delle terapie antitumorali e i cardiologi devono assistere gli oncologi nella valutazione e scelta della terapia per il singolo paziente”. Lo sviluppo di questo lavoro interdisciplinare salverà molte vite.

Gli studi di Adriana Albini sono sostenuti da AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), dalla Compagnia di San Paolo e dal Ministero della Salute.
 

 

 






 
 
 
 

  



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