Si
chiama Bridion (sugammadex) la rivoluzione in anestesiologia. Prima
innovazione in materia da venti anni a questa parte, consente di
accelerare le procedure della sala operatoria, rendendola così
disponibile per successivi interventi. Ma non è questo l’unico vantaggio
offerto dal farmaco. Sul piano della sicurezza, la molecola (sugammadex),
oltre a rendere più veloci le procedure postoperatorie, mette il
paziente in condizione di riprendere a respirare autonomamente dopo che
è stato estubato, contrastando, entro soli tre minuti, il blocco
neuromuscolare prodotto da rocuronio e vecuronio, due derivati del
curaro. Questi ultimi sono dei miorilassanti usati in anestesiologia per
consentire al chirurgo di agire nel campo operatorio con una muscolatura
del paziente completamente rilassata.
In Italia ogni anno vengono eseguiti oltre 3 milioni di interventi
chirurgici che, per la loro complessità e delicatezza, mettono sotto
forte pressione il sistema sanitario in generale e il sistema
ospedaliero in particolare, in termini sia economici che organizzativi.
Per medici, anestesisti e direttori sanitari oggi l’imperativo è
coniugare efficienza e sicurezza, riducendo o eliminando in primo luogo
i tempi morti tra un intervento e l’altro. Soprattutto nelle strutture
più complesse, le attività chirurgiche e, quindi, le procedure
anestesiologiche, devono essere ottimizzate in ogni fase: valutazione
preoperatoria, procedura intraoperatoria, controllo postoperatorio.
“La modalità di approccio al lavoro in sala operatoria è
profondamente mutata” – dichiara Rodolfo Proietti, Professore
Ordinario presso il Dipartimento di Anestesia e Rianimazione del
Policlinico ‘A. Gemelli’ di Roma – “il tempo di disponibilità di sala
deve essere pienamente occupato, il cosiddetto ‘tempo morto’ tra un
intervento ed il successivo deve essere ridotto al minimo, così come il
tempo anestesiologico di preparazione all’intervento e i tempi di
induzione e risveglio”.
Sugammadex agisce in modo del tutto innovativo incapsulando la molecola
del miorilassante e rendendola così inattiva. “Una caratteristica,
questa, che lo rende paragonabile alla chiusa in un corso d’acqua.”
– sottolinea Pasquale Mastronardi, Professore Ordinario presso il
Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Università di Napoli,
Federico II – “Così come quest’ultima consente di indirizzare in modo
veloce e correggere rapidamente i flussi di acqua, evitando danni come
le esondazioni, allo stesso modo sugammadex permette di gestire ‘il
flusso’ del rilassamento muscolare, modulandolo secondo le necessità
chirurgiche o consentendo un rapido ripristino in caso di emergenza”.
Grazie a questo farmaco, quindi, il paziente è messo in condizione di
riprendere a respirare autonomamente contrastando, entro soli tre
minuti, il blocco neuromuscolare indotto dagli anestetici derivati del
curaro. Gli antagonisti dei miorilassanti fino a oggi disponibili
agiscono invece più lentamente rispetto a sugammadex e sono spesso
associati alla comparsa di alcuni effetti collaterali indesiderati fra
cui, ad esempio, il disturbo del ritmo cardiaco.
Nel commentare l’evoluzione della pratica anestesiologica negli anni,
Francesco Giunta, Professore Ordinario di Anestesia e Rianimazione,
Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Università di Pisa, sottolinea
che “…l’anestesiologia è oggi una vera e propria scienza che si è
evoluta nel corso del tempo e garantisce oggi livelli di sicurezza una
volta impensabili. Ultima novità in anestesia è sicuramente l’antagonizzazione
farmacologica sicura anche per i curari che, insieme alla qualità delle
diagnosi e degli interventi chirurgici, consente quasi un azzeramento
del rischio in sala operatoria”.