Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 10/12/2009

 

La pillola abortiva, l’ipocrisia della prescrizione e l’imbarazzo della donna


Aldo Franco de Rose - aldofrancoderose@clicmedicina.it 

Da oggi la pillola abortiva R 486 sarà in commercio con il nome Mifegyne. Obbligatoria però la somministrazione in ospedale. E a questo riguardo discutibile la posizione del ministro del Welfar Sacconi: o si seguono le indicazioni previste dalla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza o vi saranno azioni conseguenti. Dal governo potrebbero quindi arrivare nuove decisioni, anche con le Regioni, per assicurare che l'intera procedura abortiva (dall'assunzione della pillola fino all'espulsione del feto) avvenga in ospedale. A voler specificare che per l’utilizzo della pillola abortiva non dovrà esistere in day hospital e che la necessità del ricovero dovrà esistere fino a ricovero avvenuto.

 

Certamente non è un atteggiamento che aiuta chi vuol mantenere la privacy o chi voglia abortire senza che nessun lo sappia, giusto per riparare ad una debolezza. Dopo tutto l’aborto riguarda un ambiente privato, riguarda la donna e allora perché tanta interferenza? Davvero volete farci credere che tutto questo si faccia per la salute della donna? Sappiamo tutti che non è così. Credo piuttosto che si sia voluto fare solo un regalino al clero.. che al momento opportuno dovrà ricambiare in qualche modo. Che strano! Io sono cattolico credente eppure in questo caso non la penso così. Per il resto credo siano solo parole che indeboliscono il ruolo, la dignità e interferiscono con le decisioni di tante donne. Insomma un modo per incrementare l’aborto clandestino e quindi gonfiare le tasche di alcuni ginecologi poco scrupolosi….e non dite che tutto ciò non sia vero. Fatti di cronaca che testimoniano tutto questo ne sono avvenuti fin troppo, anche da parte di chi in ospedale era obiettore e in studio privato e in clinica invece praticava l’aborto liberamente. Ma non può essere diversamente: una parte di noi italiani è fatto così, cioè siamo pieni di ipocrisia e, in questo caso, non per retorica, ma a farne le spese realmente, sono le donne.


 

 






 
 
 
 

  



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