In
Sardegna oltre 9.000 persone sono affette da patologie della colonna
vertebrale tra cui ernie del disco, fratture vertebrali, discopatie
degenerative.
L’approccio terapeutico, pur variando in base alla gravità dei casi, ha
un iter progressivo, partendo da trattamenti conservativi (terapia
farmacologica antalgica, fisioterapia, presidi terapeutici, riposo,
ecc.), fino ad arrivare agli interventi chirurgici.
L’impatto sociale di queste patologie e gli effetti sulla qualità della
vita sono estremamente negativi: per i pazienti che non vengono
sottoposti ad intervento chirurgico l’assenza media dall’attività
lavorativa è di circa 2 mesi nell’arco dell’anno.
Grazie alla continua evoluzione dei dispositivi utilizzati, l’approccio
chirurgico alle patologie vertebrali è diventato sempre meno invasivo, e
per questo praticabile anche nei confronti delle persone anziane,
dimostrando la propria superiorità rispetto alle tecniche di chirurgia
tradizionale per quanto riguarda la riduzione delle perdite ematiche
durante l’intervento, del tempo di degenza ospedaliera e di recupero
post-operatorio.
Questi, in estrema sintesi, i temi trattati in occasione dell’incontro
dal titolo: “Mal di schiena: incontro interattivo con l’esperto” in
programma oggi presso “Casa Lonis” a Senorbì (CA), organizzato
dall’Associazione Famiglie “DOPO DI NOI” nell'ambito di una serie di
eventi con l’obiettivo di affrontare problemi sanitari molto diffusi
nella popolazione e di particolare impatto socio-economico. Tra i
relatori il Dottor Luigi Piacciau dell’Asl 8 Cagliari che ha
affrontato gli aspetti socio-sanitari del “mal di schiena”, il Dottor
Leonardo Polizzi ed il Dottor Franco Floris, neurochirurghi
presso l’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari che hanno parlato dei
trattamenti chirurgici delle patologie della colonna vertebrale con
particolare attenzione alle nuove tecniche percutanee mininvasive.
“Ogni anno nella nostra Regione vengono eseguiti circa 1.800
interventi chirurgici per patologie della colonna vertebrale di cui, un
numero in continua crescita, con tecnica mininvasiva – ha affermato
il Dottor Franco Floris. Le lesioni e i cedimenti strutturali
della colonna vertebrale dovuti a traumi o a patologie degenerative sono
diventati un vero e proprio problema sociale, se pensiamo che
rappresentano una causa molto frequente di assenze dal lavoro. Se non
adeguatamente trattate – continua Floris - queste
patologie procurano stati cronici di dolore lombare, che si possono
irradiare fino agli arti inferiori, e progredire in disabilità anche
permanenti”.
“Quando i trattamenti conservativi come busto e gesso, e la terapia
farmacologica, risultano fallimentari, è necessario impiegare tecniche
di trattamento chirurgico – ribadisce Floris. Oggi, grazie
all’adozione di un’innovativa procedura percutanea mininvasiva di
intervento chirurgico, è possibile recuperare in modo eccellente
l’assetto anatomico-funzionale della colonna vertebrale, a fronte di una
riduzione sostanziale delle complicanze post-operatorie che
comporterebbe l’impiego delle procedure chirurgiche convenzionali.
Questa tecnica di ‘stabilizzazione’ si applica attraverso l’inserimento,
per via percutanea, di una barra di connessione collegata ai segmenti
vertebrali tramite piccole viti. L’operazione viene eseguita attraverso
un’incisione minima, della misura di massimo 1,5 cm. Il minor impatto
dell’intervento semplifica notevolmente anche il successivo lavoro del
medico fisiatra, accorciando il tempo di riabilitazione completa a sole
3 settimane”.
“Per la cura delle fratture vertebrali da trauma e da osteoporosi –
afferma il Dottor Leonardo Polizzi - è ora possibile ricorrere
alla ‘cifoplastica con palloncino’. Si tratta di un rimedio rapido e
mininvasivo che può evitare ai pazienti lunghi periodi di immobilità
forzata a letto, l'uso del busto o una massiccia assunzione di farmaci
per lenire l'intenso dolore alla schiena. La cifoplastica con palloncino
– continua Polizzi - è un intervento di circa un'ora che viene
eseguito in anestesia locale o generale, a seconda del paziente. Il
palloncino viene inserito per via percutanea, e una volta gonfiato,
risolleva la vertebra fratturata posizionandola il più vicino possibile
all'altezza originale. A questo punto, si procede con l'inserimento di
un cemento osseo, biologico, totalmente riassorbibile. Dopo
l'intervento, il paziente rimane in osservazione per qualche ora, mentre
i suoi sintomi dolorosi scompaiono nell'immediato. I vantaggi correlati
a questa tecnica chirurgica sono innumerevoli: dalla rapidità con cui
viene restituita la mobilità al paziente, ai notevoli risparmi
economico-sociali rispetto alle cure tradizionali. Vengono infatti
evitati i costi di ospedalizzazione, riabilitazione e cura farmacologica
del dolore. Per il trattamento delle ernie del disco o delle stenosi
spinali lombari che causano la compressione di una o più radici nervose
– conclude Polizzi - esiste, poi, una procedura di decompressione
chirurgica mininvasiva per alleviare la pressione sui nervi spinali
attraverso l’inserimento per via percutanea di ‘spaziatori interspinosi’.
Anche in questo caso l’intervento avviene in anestesia locale,
attraverso una piccola incisione”.