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Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali
Transessuale: moda, sesso mercenario o disturbo di identità di genere? Valeria Randone - valeriarandone@tiscali.it
Il transessualismo sembra essere oggi un argomento ridondante su riviste modaiole e scientifiche, su talk show televisivi ed in salotti privati. Chi è il trans? Il trans è colui o colei, che nasce appartenente ad un sesso biologico e, sin dall’infanzia, sviluppa una forte e persistente identificazione nel sesso opposto, manifestando un desiderio imperante di poter vivere nel ruolo dell’altro sesso e, soprattutto un bisogno estremo di essere riconosciuti ed accettati dalla società come appartenenti al sesso scelto. Tale condizione, viene chiamata DIG, disturbo dell’identità di genere, detto anche disforia di genere. Da un punto di vista epidemiologico, il disturbo è molto più frequente nella forma “andro-ginoide”, cioè quando il paziente nasce maschio e desidera “transitare” verso il sesso femminile, piuttosto che “gino-androide”.
Il transito da un sesso all’altro, indubbiamente è un percorso difficoltoso, lungo e doloroso; prevede un passaggio obbligato dalla menzogna nei confronti degli affetti più cari, spesso dalla prostituzione (strumento veloce e facilmente remunerativo, per poter pagare le costose cure ormonali ed il chirurgo plastico), dalla possibilità di saper reggere costi emotivi molto elevati, ed il passaggio dalla non accettazione della propria famiglia d’origine, che vive tale evento come un attacco acuto al narcisismo ed all’identità genitoriale.
Cosa succede in queste anime ed in questi corpi, che determina la necessità obbligata, di transitare da un sesso all’altro? Si tratta di fattori genetici, ambientali, familiari o psicologici? Non si può immaginare di trovare una causa scatenante, da poter identificare come una sorta di caccia alle streghe, per comprendere di chi è la colpa associata a questo doloroso disagio esistenziale; le cause sono svariate e, sono miste: fattori genetici, ambientali, familiari e psicologici, si intersecano creando una ragnatela emotiva, da cui è veramente difficile poterne uscire, se non a seguito di un intervento di “rassegnazione chirurgica del sesso”. Non tutti i transessuali, approdano però a questa scelta, così estrema e risolutiva, che modifica anatomia dei genitali esterni, interni, identità, sessualità e soprattutto carta di identità. Dalle raccolte anamnestiche, durante la mia pratica clinica, ho imparato a differenziare il transessuale, quello vero, sensibile, sofferente, con l’anima malata, con un unico progetto di vita possibile (l’intervento), dal transessuale che adopera, questo suo disturbo di identità di genere, per soddisfare aspetti ampiamente remunerativi e, che mai penserebbe ad un intervento così drasticamente risolutivo.
Il cliente tipo, che va
con i trans, viene mosso da meccanismi erotici differenti, rispetto alla
ricerca della semplice prostituta donna. Spesso è mosso da inconscie
tendenze omosessuali, che nel rapporto sessuale consumato con un trans
non operato, vengono ampiamente soddisfatte e, ben celate e mascherate
dai grossi seni e, da tratti fenotipicamente femminili. Un altro aspetto
da non sottovalutare durante il rapporto sessuale con un trans è
l’incontro, estremamente rassicurante, con la genitalità maschile, che
si contrappone ad una sessualità femminile richiedente, aggressiva e,
spesso vampirizzante. L’uomo, a volte facilitato dall’ausilio di droghe,
che aiutano a spostare i limiti della censura cosciente, si rasserenano
nel non dover essere obbligatoriamente adeguati sessualmente. Il
transessuale, diviene un “pusher di emozioni estreme” e non
qualunquistiche, che dietro ombre di propria infelicità, si paga il
difficile e complesso transito verso il sesso opposto.
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