Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 03/12/2009

 

Tumore della mammella: quando ricercarlo. Polemica in America. Diminuiscono i casi in Italia


Lo screening mammografico per diagnosi precoci di cancro al seno non dovrebbe essere effettuato prima dei 50 anni. E’ quanto sostengono alcuni ricercatori americani. In un recente aggiornamento delle linee guida Uspstf pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine, allo scopo di ridurre i danni da eccesso di radiazioni e abbassare il numero di falsi positivi che comportano ansie non necessarie per molte donne.
 

Dunque, sorprendentemente l'età minima in cui è consigliata la mammografia passa da 40 a 50 anni: una vera e propria rivoluzione che però non convince tutti i medici e vengono fuori dubbi etici dettati da motivazioni economiche. Che squallore. Infatti l'American Cancer Society ha già fatto sapere che continuerà a consigliare la mammografia di routine a partire dai 40 anni in quanto crede che dietro ai proclami di ritardare lo screening ci siano invece motivi economici: sembra infatti che le società di assicurazione private useranno le linee guida per ridurre l'accesso delle donne a un esame potenzialmente salvavita. In America le mammografie rappresentano un business annuale da 3,3 miliardi di dollari. Insomma in mezzo a questa disputa scientifica e forse economica, come al solito si trova il cittadino, anzi le donne, anzi le mammelle delle donne che, quando si ammalano, ogni anno, causano la morte di 500 mila donne in America.

 

L’Italia, secondo i dati presentati qualche tempo addietro a Los Angeles al novantaseiesimo congresso annuale di Rìcerca sul Cancro (MCR, American Association for Cancer Research), ha un numero di decessi da tumore al seno tra i più bassi in Europa. Le fatalità dovute al carcinoma della mammella sono circa 19 su centomila l'anno in Italia (28 in Danimarca, 27 in Olanda, 26 Irlanda, 25 Ungheria, 24 Inghilterra, 22 di Francia e Germania). In generale in Italia meno donne muoiono di cancro (95 su 100.000) che in America (112) e in altri Paesi UE, ad esempio l'Inghilterra (122). Ciò significa che la battaglia per la prevenzione e la cura dei tumori femminili, in particolare quello al seno, nel nostro Paese è risultata più efficace.

Non l'unica. La commissione demolisce anche un altro caposaldo della prevenzione: la autopalpazione del seno, giudicata «inutile».. L' inversione di tendenza è stata accompagnato da un mare di polemiche. Numerosi oncologi sostengono che, attenendosi alle nuove raccomandazioni, le vittime di cancro al seno lieviterebbero visto che i casi non verrebbero diagnosticati in tempo. Per l'oncologa Maria Weiss, fondatrice del sito Breastcancer.org, «sono un gigantesco passo indietro». La Weiss è tra i tanti convinti. «Le linee guida si basano su proiezioni al computer di studi condotti in Usa, Gran Bretagna e Svezia», ribatte Preventive Services, secondo cui «lo screening di donne tra 50 e 69 anni ogni due anni porterà grosso modo alla stessa percentuale di casi diagnosticati dimezzando però il numero dei falsi positivi». Alessandra Farkas RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 






 
 
 
 

  



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