Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 02/12/2009

 

Bulimia e Diabete, un connubio purtroppo vincente


Renata Perretti - rperretti@hotmail.com 

Renata Perretti

In questi ultimi anni si è manifestato un rinnovato interesse per i disturbi dell'alimentazione tra i pazienti affetti da diabete insulino-dipendente (IDDM) e numerosi studi hanno suggerito che l’anoressia e la bulimia nervosa, siano più comuni tra i soggetti diabetici che nel resto della popolazione. I comportamenti associati ai disturbi alimentari ("abbuffate" e "purghe" successive) influenzano, infatti, negativamente il controllo glico-metabolico.


Il diabete di tipo 1 e' stato associato ad una maggiore prevalenza di bulimia nervosa nelle donne, ciò significa che ci si può aspettare di trovare con maggior possibilità una paziente che sia al contempo bulimica e diabetica.
Soprattutto le giovani donne (ma non solo), con il diabete di tipo 1, soffrono frequentemente di disturbi alimentari: ricerche effettuate su ragazze con diabete di tipo 1 e su ragazze senza diabete, hanno rilevato che l'8% delle diabetiche aveva problemi con il cibo, contro l'1% di quelle non diabetiche.
Chi soffre di diabete di tipo 1, spesso erroneamente, deve seguire una dieta specifica e questo può alterare il naturale senso di fame dell'organismo e portare a mangiare più del dovuto. Inoltre è noto che l’insulina può causare un aumento di peso e ciò, per una ragazza, è una situazione difficile da accettare, soprattutto nella società contemporanea, che impone la magrezza come modello vincente. È importante che i medici siano consapevoli dell'associazione tra diabete e problemi alimentari nelle ragazze. La prevenzione di questo tipo di problema dovrebbe iniziare, infatti, nell'età pre-adolescenziale.


Nel 2005 uno studio ha esaminato le associazioni fra variabili di personalità implicate nella patogenesi dei disturbi alimentari e la presenza di tali sintomatologie in 51 donne con diabete di tipo 1. Sebbene il campione fosse estremamente ridotto, è stato rilevato in 14 di esse (il 34% circa) un disturbo alimentare. Le correlazioni fra perfezionismo estetico e preoccupazione per il peso, come pure la valutazione della presenza di personalità borderline, è stata correlata all'omissione di assunzione di insulina (una pratica purtroppo molto in uso per controllare il peso e permettere l'assunzione di cibi "proibiti" per questi pazienti) ed uno scarso controllo del proprio indice glicemico.
I risultati finali indicano quindi che fattori personali e di predisposizione a comportamenti "a rischio" sono collegabili ad un disturbo alimentare e ad uno scarso controllo glicemico nelle donne affette da diabete.


A parte una psicoterapia ad hoc, ci sono alcuni consigli che si potrebbero seguire come, per esempio, tenere un diario dei pasti giornalieri. Le persone con diabete di tipo 1 conoscono bene il diario glicemico. L’automonitoraggio del comportamento alimentare è qualcosa di molto simile, ma: «Non basta scrivere cosa si è mangiato. Bisogna scrivere anche dove ci si trovava, con chi ci si trovava e quali emozioni si attraversavano nel momento in cui si è deciso di dare inizio alla restrizione o all’abbuffata», afferma Mario Mulè, psichiatra palermitano esperto nel trattamento dei disturbi alimentari, «quali pensieri l’hanno preceduta e seguita, oltre agli elementi che hanno caratterizzato emotivamente la giornata».«In questo modo è possibile vedere la ‘funzione’ compensatoria o aggressiva che un comportamento ha avuto. Oltre una funzione terapeutica in sé», continua Mulè, «questi dati sono un’indispensabile base per il dialogo con il terapeuta». «Una adolescente che ritiene di non saper reggere il confronto con il mondo, che teme di essere ‘invasa’ dagli altri trova, controllando il peso corporeo, una risposta parziale a un bisogno di autonomia e, in fondo, di libertà. Allo stesso modo- conclude Mulè- non voler crescere di peso può anche esprimere un non voler diventare grandi, la scarsa disponibilità ad ‘avere peso nella società degli adulti».
 

 

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Autore: Renata Perretti
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