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Renata Perretti |
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In questi ultimi anni si è manifestato un rinnovato interesse per i
disturbi dell'alimentazione tra i pazienti affetti da diabete
insulino-dipendente (IDDM) e numerosi studi hanno suggerito che
l’anoressia e la bulimia nervosa, siano più comuni tra i soggetti
diabetici che nel resto della popolazione. I comportamenti associati ai
disturbi alimentari ("abbuffate" e "purghe" successive) influenzano,
infatti, negativamente il controllo glico-metabolico.
Il diabete di tipo 1 e' stato associato ad una maggiore prevalenza di
bulimia nervosa nelle donne, ciò significa che ci si può aspettare di
trovare con maggior possibilità una paziente che sia al contempo
bulimica e diabetica.
Soprattutto le giovani donne (ma non solo), con il diabete di tipo 1,
soffrono frequentemente di disturbi alimentari: ricerche effettuate su
ragazze con diabete di tipo 1 e su ragazze senza diabete, hanno rilevato
che l'8% delle diabetiche aveva problemi con il cibo, contro l'1% di
quelle non diabetiche.
Chi soffre di diabete di tipo 1, spesso erroneamente, deve seguire una
dieta specifica e questo può alterare il naturale senso di fame
dell'organismo e portare a mangiare più del dovuto. Inoltre è noto che
l’insulina può causare un aumento di peso e ciò, per una ragazza, è una
situazione difficile da accettare, soprattutto nella società
contemporanea, che impone la magrezza come modello vincente. È
importante che i medici siano consapevoli dell'associazione tra diabete
e problemi alimentari nelle ragazze. La prevenzione di questo tipo di
problema dovrebbe iniziare, infatti, nell'età pre-adolescenziale.
Nel 2005 uno studio ha esaminato le associazioni fra variabili di
personalità implicate nella patogenesi dei disturbi alimentari e la
presenza di tali sintomatologie in 51 donne con diabete di tipo 1.
Sebbene il campione fosse estremamente ridotto, è stato rilevato in 14
di esse (il 34% circa) un disturbo alimentare. Le correlazioni fra
perfezionismo estetico e preoccupazione per il peso, come pure la
valutazione della presenza di personalità borderline, è stata correlata
all'omissione di assunzione di insulina (una pratica purtroppo molto in
uso per controllare il peso e permettere l'assunzione di cibi "proibiti"
per questi pazienti) ed uno scarso controllo del proprio indice
glicemico.
I risultati finali indicano quindi che fattori personali e di
predisposizione a comportamenti "a rischio" sono collegabili ad un
disturbo alimentare e ad uno scarso controllo glicemico nelle donne
affette da diabete.
A parte una psicoterapia ad hoc, ci sono alcuni consigli che si
potrebbero seguire come, per esempio, tenere un diario dei pasti
giornalieri. Le persone con diabete di tipo 1 conoscono bene il diario
glicemico. L’automonitoraggio del comportamento alimentare è qualcosa di
molto simile, ma: «Non basta scrivere cosa si è mangiato. Bisogna
scrivere anche dove ci si trovava, con chi ci si trovava e quali
emozioni si attraversavano nel momento in cui si è deciso di dare inizio
alla restrizione o all’abbuffata», afferma Mario Mulè,
psichiatra palermitano esperto nel trattamento dei disturbi alimentari,
«quali pensieri l’hanno preceduta e seguita, oltre agli elementi che
hanno caratterizzato emotivamente la giornata».«In questo modo è
possibile vedere la ‘funzione’ compensatoria o aggressiva che un
comportamento ha avuto. Oltre una funzione terapeutica in sé»,
continua Mulè, «questi dati sono un’indispensabile base per il
dialogo con il terapeuta». «Una adolescente che ritiene di non saper
reggere il confronto con il mondo, che teme di essere ‘invasa’ dagli
altri trova, controllando il peso corporeo, una risposta parziale a un
bisogno di autonomia e, in fondo, di libertà. Allo stesso modo- conclude
Mulè- non voler crescere di peso può anche esprimere un non voler
diventare grandi, la scarsa disponibilità ad ‘avere peso nella società
degli adulti».
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