Mangiare di meno per non sentire gli acciacchi dell'età. È questo il
messaggio che proviene dagli ultimi dati dello studio InCHIANTI
(Invecchiare in Chianti), una ricerca che dal 1998 segue centinaia di
anziani che vivono sulle colline attorno a Firenze cercando di capire i
segreti per vivere meglio e più a lungo. Secondo i risultati più
recenti, che saranno pubblicati nelle prossime settimane sulla rivista
Age and Ageing e verranno discussi durante il 54° Congresso della
Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, negli anziani ridurre di
100 calorie l'introito energetico quotidiano abbassa del 10 per cento il
rischio di ritrovarsi nel giro di tre anni con una disabilità motoria
qualsiasi, dall'incapacità di eseguire normali attività quotidiane come
lavarsi o vestirsi da soli all'impossibilità di camminare a lungo o
salire le scale senza aiuto.
“Il dato è in completo accordo con la teoria della restrizione
calorica, secondo cui ridurre l'introito energetico è una delle strade
maestre per diventare più longevi – spiega Niccolò Marchionni,
presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria – I
risultati di InCHIANTI, raccolti su 900 anziani seguiti per tre anni,
dimostrano per la prima volta nell'uomo un effetto della restrizione
calorica su parametri importanti per la longevità, in questo caso la
perdita di autonomia funzionale che contraddistingue, purtroppo, l'età
più avanzata”. I partecipanti allo studio sono stati valutati a
tutto tondo: oltre all'analisi attenta della loro alimentazione abituale
attraverso interviste e questionari, si è presa in considerazione anche
la presenza di patologie come ipertensione, diabete, sindrome metabolica
ed elementi dello stile di vita come l'abitudine al fumo o il consumo di
alcol; inoltre, si è quantificato il grado di attività fisica svolta.
“Assieme alla dieta, la disabilità motoria è ridotta anche
dall'abitudine all'esercizio: gli anziani più attivi sono anche quelli
che si mantengono in salute più a lungo – riferisce Luigi
Ferrucci, coordinatore dello studio e ricercatore presso il National
Institute of Aging negli USA - Il risultato è importante soprattutto
perché non si tratta di un gruppo sperimentale di soggetti “scelti” in
base a specifiche caratteristiche, ma di anziani normali, di tutti i
tipi: questo significa che le conclusioni hanno un significato reale,
vero per ciascuno di noi”.
Finora gli studi che hanno valutato gli effetti della restrizione
calorica sulla longevità avevano coinvolto animali da esperimento: il
più importante di questi è stato condotto su macachi e pubblicato su
Science l'estate scorsa, a vent'anni dal suo inizio. I ricercatori hanno
coinvolto una settantina di scimmie, suddividendole in due gruppi
diversi per introito calorico: dopo vent'anni, gli autori hanno
verificato che l'80 per cento dei macachi sottoposti a restrizione
calorica è vissuto fino a 30 anni, contro il 50 per cento delle scimmie
che mangiavano di più. In media, inoltre, la dieta parca riduceva
l’incidenza di neoplasie, diabete e malattie cardiovascolari. “I dati
mostrano chiaramente che mangiare di meno, lungo l'arco di una vita,
riduce la mortalità e le principali malattie degli anziani – osserva
Marchionni – Inoltre, pure l'aspetto ne guadagna: le scimmie
che mangiavano poco, a parità di età, dimostravano un bel po' di anni di
meno rispetto a quelle senza limiti di calorie. Tutto questo ci indica
che al di là del patrimonio genetico, che indubbiamente influenza la
possibile durata della nostra vita, verosimilmente di circa il 30 per
cento, anche gli stili di vita possono modificare, in meglio o in
peggio, l'aspettativa di sopravvivenza: fare attività fisica con
regolarità e mangiare con parsimonia, scegliendo cibi sani ed
equilibrati, aiuta senza dubbio a mantenersi giovani e in salute più a
lungo”.
Purtroppo fra gli over 65, secondo i dati dello studio InCHIANTI, il 28
per cento delle donne e il 20 per cento degli uomini sono in sovrappeso,
il 13 per cento soffre di diabete. D'altro canto, un anziano su sei
rischia la malnutrizione: i pochi soldi a disposizione, la solitudine e
anche difficoltà oggettive nel preparare il cibo e alimentarsi (dai
problemi della masticazione all'artrosi) sono fra le cause principali di
diete inadeguate, che espongono anch'esse a rischi per la salute.
Necessario quindi far sì che gli anziani seguano una dieta a moderato
introito calorico ma bilanciata e ricca di cibi sani: “In media fra
65 e 75 anni il fabbisogno calorico dovrebbe essere di circa 700 calorie
inferiore rispetto all'adulto – dice Marchionni – La
composizione della dieta non varia: 10 per cento di proteine, 30 per
cento grassi, carboidrati soprattutto da pane, pasta e cereali per il 60
per cento del totale. Sì, quindi, alla carne, che spesso gli anziani
mangiano troppo poco, e a latte e latticini, che offrono calcio per
proteggere le ossa dalle fratture. Per non incappare in deficit
vitaminici, frequenti negli anziani, è opportuno mangiare anche molta
frutta e verdura. E, infine, bere tanto: nella terza età, infatti,
aumenta la tendenza alla disidratazione dei tessuti e lo stimolo della
sete si fa meno sentire”, conclude il geriatra.