È grande attesa, a Verona, per la due giorni (27 e 28 novembre)
che vedrà riuniti i massimi esponenti della ricerca italiana per la cura
della malattia genetica grave più diffusa. Oltre centottanta ricercatori
in fibrosi cistica si confronteranno e discuteranno, alla VII Convention
d'autunno (sede: Centro Culturale "G. Marani" dell’Ospedale Maggiore di
Borgo Trento dalle ore 9,45), 58 progetti dell’ultimo periodo
(2007-2009), alcuni recentemente conclusi, altri in stato inoltrato di
sviluppo ed altri ancora appena avviati. Vi sono inclusi due progetti di
servizi centralizzati per la rete italiana: uno per gli studi su modelli
animali ed uno per la quantificazione dell’espressione dei geni. Cinque
le aree di ricerca coinvolte: "Fisiopatologia della proteina CFTR e
terapie del difetto di base" (10 progetti); "Genetica" (5 progetti);
“Microbiologia" (17 progetti); "Infiammazione" (14 progetti); "Clinica –
Epidemiologia" (6 progetti). A questo significativo impegno di ricerca
la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica ha dedicato l’investimento di
circa 4 milioni di euro.
Trovare quanto prima il modo di guarire la grave malattia genetica è
l’obiettivo che spinge da anni la FFC a stimolare e finanziare progetti
di ricerca promettenti, appellandosi anche al contributo dei cittadini.
Un via promettente è quella rappresentata dallo studio di farmaci per la
cura dell’anomalia genetica alla base della fibrosi cistica. Di notevole
interesse per i possibili studi futuri, infatti, è la scoperta di un
canale di trasporto di sali (proteina TMEM16A) situato nella membrana
delle cellule epiteliali, che funziona come un vero e proprio “motore di
riserva”, in grado, cioè, di compensare il deficit della proteina CFTR,
il cui malfunzionamento determina, nei pazienti affetti da fibrosi
cistica, il ristagno di secrezioni e il danno progressivo di molti
organi, favorendo nei polmoni il proliferare di batteri resistenti al
trattamento. Il gruppo di ricercatori che ha individuato tale proteina,
coordinati dal dott. Luis Galietta e afferenti al Centro di
Biotecnologie Avanzate di Genova dell’Istituto Giannina Gaslini, ritiene
che la stimolazione farmacologica della nuova proteina sia una strategia
interessante per correggere il difetto di base nella fibrosi cistica.
Una serie di studi ha, inoltre, rilevato che la proteina CFTR difettosa
può essere “corretta” e “potenziata” da piccole molecole con attività
farmacologica, scoperte grazie a recenti innovazioni scientifiche e
tecnologiche. Contributi italiani di interesse in questa direzione si
affiancano a quelli americani: infatti, alcune di queste molecole sono
già in corso di sperimentazione su pazienti FC con risultati
promettenti. In particolare, il composto VX-770, sviluppato dalla
compagnia Vertex, sembra dare risultati positivi su un gruppo di
pazienti con particolari tipi di mutazione.
Se gli studi mirati a curare la malattia alla sua base sono quelli più
attesi, di grande rilievo appaiono tuttavia anche altri numerosi studi
presentati alla Convention, che puntano a contrastare comunque la
malattia soprattutto nelle sue complicanze più pericolose: di rilievo
quelli rivolti ad individuare nuove vie per combattere l’infezione
polmonare cronica, sostenuta in questa malattia da batteri
particolarmente resistenti. Si stanno infatti mettendo a punto nuovi
antibiotici capaci di agire con meccanismi diversi da quelli
tradizionali, mentre avanzano proposte per un vaccino preventivo contro
il più comune batterio implicato nella malattia e denominato Pseudomonas
aeruginosa. Ma di forte impatto si presentano anche alcuni studi
orientati a mitigare o a reprimere l’eccesso di infiammazione dei
polmoni, che rappresenta oggi il fattore determinante nel destino dei
malati. Vanno segnalati in questo campo i contributi del gruppo
coordinato dal Dr Giulio Cabrini presso il Laboratorio di
Patologia Molecolare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Verona:
questo gruppo ha identificato alcune molecole con interessanti
potenzialità antinfiammatorie, che potrebbero presto passare dalla
sperimentazione in provetta a quella in vivo su animali e poi sul
malato.
La FFC ha voluto anche supportare le aspettative di una vita più lunga e
migliore delle persone con fibrosi cistica che, ormai ai limiti della
loro capacità di respirare, hanno scelto di affrontare il trapianto
polmonare . Di qui il finanziamento di due progetti, (uno
dell'Università di Torino e uno dell'Istituto Mario Negri di Bergamo),
finalizzati l’uno a consentire l’accesso al trapianto a chi è in
insufficienza respiratoria estrema e l’altro a contenere il rischio di
non rivitalizzazione del polmone trapiantato. In questi progetti la
fibrosi cistica figura come malattia-modello e traina, in una cordata
ideale, gli avanzamenti della scienza validi per una serie più ampia di
malattie, accomunate dalla possibilità dello sviluppo di insufficienza
respiratoria e di trapianto di polmone.
Una via tutta italiana della ricerca in fibrosi cistica, dunque, esiste,
ed ha il suo epicentro a Verona, dove tredici anni fa sorgeva la prima
onlus italiana rigorosamente strutturata per promuovere e finanziare
progetti di ricerca clinica e di base contro quella che è definita anche
malattia “timer”. La Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC) è,
infatti, un’organizzazione capace di puntare su una ricerca indipendente
e multicentrica, in linea con l’obiettivo dei suoi padri fondatori, gli
imprenditori Vittoriano Faganelli, Matteo Marzotto,
Giordano Veronesi e Michele Romano, assieme al prof.
Gianni Mastella, pediatra.
In Italia vi sono oltre cinquemila malati certificati (in realtà si
stima che siano molti di più) e due milioni e mezzo di portatori sani,
buona parte dei quali ignari d'esserlo. Per questo, la fibrosi cistica è
una malattia che non può attendere. A vent’anni dalla scoperta del gene
CFTR “mutato”, causa della malattia, passi importanti sono già stati
compiuti: dal miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti
affetti dalla malattia al progressivo aumento delle aspettative di vita
media giunte fino ai 40 anni e in ulteriore miglioramento. Ma grazie
alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica l’Italia può ora vantare un
modello di ricerca aggregata (negli ultimi 8 anni, 120 laboratori e
gruppi di ricerca con quasi 400 ricercatori per 140 progetti,
rigorosamente slezionati da esperti internazionali, tra i 315 pervenuti
attraverso bandi annuali), fortemente impegnata nello studio di cure
risolutive.
I risultati di notevole portata cui è giunta, sino ad oggi, la ricerca
in fibrosi cistica aprono nuove strade anche nel trattamento di altre
malattie genetiche, di cui siano noti il gene e la proteina
responsabile. Per questo, gli studi in corso possono avere una ricaduta
ben più ampia del solo ambito FC e vanno, dunque, fortemente
incentivati.