Nel corso degli ultimi anni, i costanti progressi della tecnologia
combinata alla biologia, alla chimica e all’informatica hanno permesso
il raggiungimento di una maggiore efficacia nell’attività di ricerca
scientifica.
L’ultima giornata del 51° Congresso della SIC – Società Italiana di
Cancerologia è stata interamente dedicata proprio ai nuovi e più recenti
strumenti per lo studio e la diagnosi precoce dei tumori. Si tratta di
nuovi metodi specifici, non invasivi e sensibili, fondamentali per
valutare più rapidamente l’efficacia dei diversi trattamenti.
La sessione congiunta con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM),
ha visto la partecipazione di Carmine Pinto del Policlinico S. Orsola –
Malpighi (Bologna), la cui relazione ha evidenziato i progressi della
tomografia ad emissione di positroni (PET) nella valutazione di risposta
alla terapia. La PET è la principale tecnica di diagnostica medica e di
imaging molecolare in vivo, ampiamente impiegata a scopo clinico, che
fornisce informazioni funzionali, cioè scopre dove vi è un’attività
metabolica eccessiva e quindi le conseguenti alterazioni molecolari,
spesso sintomi della presenza di un tumore. Inoltre lo studio della
composizione molecolare del paziente, fornisce informazioni basilari per
indirizzare la giusta terapia.
“Le applicazioni prospettiche della PET possono essere importanti in
due direzioni – spiega Pinto-: come fattore predittivo di
risposta e per comprendere il meccanismo di azione dei farmaci. Oggi i
farmaci agiscono su diversi bersagli cellulari. La PET ci fa capire su
che parte del meccanismo biologico agisce il nostro farmaco”.
Silvana Del Vecchio, dell’Università Fedrico II di Napoli, ha
parlato del contributo che l'imaging molecolare (in particolare la
metodica PET-CT) può dare alla ricerca traslazionale in oncologia. In
particolare nella selezione dei pazienti per determinare tipi di terapie
a bersaglio molecolare, per la predizione della risposta, e infine nel
monitoraggio.
“L'impiego di metodiche di imaging può accelerare il processo di
trasferimento delle conoscenze dal laboratorio alla clinica –
conferma Del Vecchio -. Dal laboratorio dove si identificano i
nuovi target e i nuovi farmaci che poi devono essere valutati e validati
in ambiente clinico, quindi l'imaging interviene proprio in questa fase
di valutazione e validazione dei farmaci in clinica”.
La cellula tumorale ha sempre meno segreti, anche grazie alla
microscopia più avanzata in grado di filmarne i movimenti all'interno
del nostro corpo. Peter Friedl del Centre for molecular Life
Sciences, Radbound University di Nijmegen, Olanda, ha presentato per
immagini il percorso della cellula neoplastica che si tuffa nella
circolazione per diventare metastatica. L’aiuto della filmografia al
microscopio consente di sperimentare l’effetto di nuove terapie che
possono arrestare questo percorso.
La scoperta più recente di Friedl è che le cellule dei tumori
migrano insieme, a gruppi, in una “migrazione collettiva” e quindi, in
qualche modo, si “spalleggiano” tra di loro e fanno un fronte comune. Un
bersaglio nuovo e complesso che l’imaging e la terapia devono
affrontare.