Mozzarelle fatte con latte in polvere, aumentando la massa grassa con il
burro e la consistenza proteica con la caseina, sbiancate con cellulosa
microcristallina (l’additivo E460) e rese lucide e riflettenti grazie al
biossido di titanio usato normalmente nei veicoli spaziali. E’ quanto
hanno riscontrato tra giugno e luglio di quest’anno i NAS Nuclei
Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma dei Carabinieri eseguendo in
Lombardia e Lazio controlli ispettivi in alcuni caseifici, come racconta
il generale Cosimo Piccinno comandante dei Carabinieri per la
tutela della Salute intervenuto oggi a Roma al convegno annuale
ALIMENTAZIONE E SALUTE ideato e promosso da Salute/la Repubblica e
organizzato da Somedia (www.alimentazione.somedia.it).
E questa è solo una delle tante frodi alimentari che hanno portato nel
2009 a sequestrare 38.000 tonnellate di alimenti. Soprattutto nei
settori dei dietetici (+ 62%), latte (+33%), insaccati (+30%), pesce
(+43%). Contaminazioni ambientali, trattamenti chimici e di
conservazione illegali, ormoni, pesticidi e antibiotici presenti nel
cibo che finisce nei nostri piatti ogni giorno. «Gli italiani sono
tra le popolazioni più resistenti agli antibiotici» ha proseguito il
comandante dei NAS «non perché prendiamo molte medicine per curarci,
ma perché li assumiamo alimentandoci con la carne degli animali
trattati».
Forse è proprio per questa ragione che la sicurezza dei cibi che
mangiamo è al terzo posto nella graduatoria delle paure degli italiani
(fonte sondaggio Demos e PI nov 2008).
La qualità e la sicurezza degli alimenti dipendono dagli sforzi di tutte
le persone coinvolte nella complessa catena della produzione agricola,
della lavorazione, del trasporto, della preparazione, della
conservazione e del consumo. La sicurezza alimentare è una
responsabilità condivisa dal campo alla tavola.
«Il cittadino-consumatore ha diritto alla massima informazione chiara
e trasparente nel settore agroalimentare» ha confermato Silvia
Biasotto responsabile del dipartimento sicurezza alimentare del
Movimento Difesa del Cittadino. «Per questo è necessario estendere a
tutti i prodotti l’indicazione di origine in etichetta» ha
proseguito la Biasotto «per garantire una reale tracciabilità
della filiera, per informare il consumatore in caso di emergenze, ma
anche per combattere l’omologazione degli alimenti e difendere il Made
in Italy nel nostro Paese e all’estero».
«Se il consumatore in Italia sceglie un tonno a pinna gialla» ha
spiegato Valentina Tepedino direttore di Eurofishmarket «deve
sapere che il trancio ha almeno 10 giorni perché è una specie che non
vive nel Mediterraneo. In alcuni periodi arriva congelato addirittura
dall’Indonesia. Ma non sempre questa informazione viene riportata in
etichetta. Non esiste un pericolo sanitario reale per i pesci» ha
proseguito il direttore della società che si occupa di ricerche
scientifiche nel settore della pesca «perché i pesci che acquistiamo in
pescheria sono controllati dagli Organi di Controllo di riferimento.
Esiste invece un aspetto di frode commerciale: il consumatore spesso non
può risalire alla provenienza del pescato».
«E’ fondamentale la trasparenza e l’informazione ai consumatori»
ha ribadito anche Aldo Soldi presidente Coop-Ancc Associazione
Nazionale delle Cooperative di Consumatori. «Per questo Coop opera su
diversi piani d’azione tra cui la formulazione di prodotti a marchio,
l’etichettatura, il coinvolgimento diretto dei clienti e l’educazione al
consumo consapevole».