Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 27/11/2009

 

Nelle mani dei giovani il futuro della ricerca oncologica


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Adriana Albini

Oltre 170 giovani ricercatori, su 360 partecipanti, hanno aperto la terza giornata del 51° Congresso della SIC - Società Italiana di Cancerologia, nella sessione congiunta organizzata insieme all'Insubria International Summer School (IISS) e dedicata agli hub molecolari e alle reti proteiche. Le proteine rappresentano le unità fondamentali che compongono le cellule e ne regolano la sopravvivenza e il funzionamento. Tutte le attività cellulari dipendono da proteine che costituiscono fitte reti di comunicazione. La comprensione di questi complessi meccanismi di funzionamento è alla base della realizzazione di farmaci antitumorali efficaci. Tra queste le chemochine presentate da Mariagrazia Uguccioni (Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona, Svizzera) e le importanti novità relative alla proteina p53, di cui ha parlato Silvia Soddu (Istituto Regina Elena di Roma).
Moderatori della sessione: Paolo Macor dell’Università degli Studi di Trieste e Francesca Rovera dell’Università degli studi dell’Insubria, Varese.

“In questi ultimi anni il Congresso della SIC ha visto la partecipazione di un numero sempre crescente di giovani. Un dato importante, che testimonia come sia fondamentale sostenere i “cervelli” più promettenti del nostro paese che con le loro idee, impegno e lavoro sono il futuro della ricerca nella lotta contro il cancro – commenta Adriana Albini, Presidente della SIC e responsabile ricerca oncologica dell'IRCCS MultiMedica -. Vedere così tanti ricercatori sotto i 35 anni in un congresso che pone a confronto i più grandi esperti a livello internazionale, è un ulteriore segnale di speranza”.

I giovani scienziati impegnati nei migliori progetti di ricerca sono stati premiati con importanti riconoscimenti internazionali. La borsa di studio della Fondazione Pezcoller è stata rinnovata per il secondo anno a Marzia Pennati della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. L'Associazione Europea per la Ricerca sul Cancro (EACR) ha premiato Nicola Ivan Orlotti (Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milano), il premio “Piero Trivella” dell’Associazione Oncologica Pisana è stato assegnato a Teresa Gelardi dell’Università Federico II di Napoli e a Rosaria Cammarota (Università di Milano e IRCCS MultiMedica di Milano), mentre il Tumori Award è stato assegnato a Cynthia Aristei dell’Università di Perugia.

Oltre ad aiuti e incentivi, i giovani scienziati più promettenti possono anche fare affidamento sull'esempio di illustri predecessori. Sempre oggi si è svolta infatti la lettura in memoria di Giorgio Prodi, oncologo, epistemologo, scrittore, scomparso nel 1987 e titolare della prima Cattedra di Oncologia dell'Università di Bologna e fondatore del primo Istituto universitario di Cancerologia. L'intervento è stato affidato a Leonardo Santi, Presidente del CNBB –Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Santi, uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori, fu amico, collega e collaboratore di Prodi, e ha introdotto in Italia il tema delle Biotecnologie in Oncologia e in molti altri campi, dalla criminologia ai test genetici, fino alle cellule staminali.

Le nuove tecnologie e innovativi strumenti di laboratorio apportano un contributo fondamentale nella guerra biologica contro il cancro. Ma per quanto l'arsenale a disposizione continui ad espandersi, a volte il tumore adotta contromisure per resistere e rendere le armi sviluppate dai ricercatori inefficaci.
Questo importante argomento è stato oggetto della sessione pomeridiana presieduta da Raffaella Giavazzi, dell’Istituto Mario Negri di Milano e Isaac Witz dell'Università di Gerusalemme. Giampaolo Tortora, dell’Università Federico II di Napoli e Stefano Indraccolo dello IOV di Padova hanno affrontato il tema della terapia anti-angiogenica, che mira a sconfiggere la roccaforte tumorale prendendola per fame, e di come talvolta possa perdere efficacia nel tempo quando si assiste a un contrattacco del tumore. Anche quando rimane senza 'cibo', il tumore riesce ad alimentarsi in altro modo. Questo nuovo concetto viene affrontato in laboratorio e in clinica, e i ricercatori stanno lavorando per prendere le misure necessarie a sferrare un secondo attacco.
 

 

 






 
 
 
 

  



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