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Adriana Albini |
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Oltre 170 giovani ricercatori, su 360 partecipanti, hanno aperto la
terza giornata del 51° Congresso della SIC - Società Italiana di
Cancerologia, nella sessione congiunta organizzata insieme all'Insubria
International Summer School (IISS) e dedicata agli hub molecolari e alle
reti proteiche. Le proteine rappresentano le unità fondamentali che
compongono le cellule e ne regolano la sopravvivenza e il funzionamento.
Tutte le attività cellulari dipendono da proteine che costituiscono
fitte reti di comunicazione. La comprensione di questi complessi
meccanismi di funzionamento è alla base della realizzazione di farmaci
antitumorali efficaci. Tra queste le chemochine presentate da
Mariagrazia Uguccioni (Istituto di Ricerca in Biomedicina di
Bellinzona, Svizzera) e le importanti novità relative alla proteina p53,
di cui ha parlato Silvia Soddu (Istituto Regina Elena di Roma).
Moderatori della sessione: Paolo Macor dell’Università degli
Studi di Trieste e Francesca Rovera dell’Università degli studi
dell’Insubria, Varese.
“In questi ultimi anni il Congresso della SIC ha visto la
partecipazione di un numero sempre crescente di giovani. Un dato
importante, che testimonia come sia fondamentale sostenere i “cervelli”
più promettenti del nostro paese che con le loro idee, impegno e lavoro
sono il futuro della ricerca nella lotta contro il cancro – commenta
Adriana Albini, Presidente della SIC e responsabile ricerca
oncologica dell'IRCCS MultiMedica -. Vedere così tanti ricercatori
sotto i 35 anni in un congresso che pone a confronto i più grandi
esperti a livello internazionale, è un ulteriore segnale di speranza”.
I giovani scienziati impegnati nei migliori progetti di ricerca sono
stati premiati con importanti riconoscimenti internazionali. La borsa di
studio della Fondazione Pezcoller è stata rinnovata per il secondo anno
a Marzia Pennati della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei
Tumori di Milano. L'Associazione Europea per la Ricerca sul Cancro (EACR)
ha premiato Nicola Ivan Orlotti (Fondazione IRCCS Istituto
Nazionale dei Tumori, Milano), il premio “Piero Trivella”
dell’Associazione Oncologica Pisana è stato assegnato a Teresa
Gelardi dell’Università Federico II di Napoli e a Rosaria
Cammarota (Università di Milano e IRCCS MultiMedica di Milano),
mentre il Tumori Award è stato assegnato a Cynthia Aristei
dell’Università di Perugia.
Oltre ad aiuti e incentivi, i giovani scienziati più promettenti possono
anche fare affidamento sull'esempio di illustri predecessori. Sempre
oggi si è svolta infatti la lettura in memoria di Giorgio Prodi,
oncologo, epistemologo, scrittore, scomparso nel 1987 e titolare della
prima Cattedra di Oncologia dell'Università di Bologna e fondatore del
primo Istituto universitario di Cancerologia. L'intervento è stato
affidato a Leonardo Santi, Presidente del CNBB –Comitato
Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie della Presidenza del
Consiglio dei Ministri. Santi, uno dei più importanti ricercatori
italiani nel campo della lotta ai tumori, fu amico, collega e
collaboratore di Prodi, e ha introdotto in Italia il tema delle
Biotecnologie in Oncologia e in molti altri campi, dalla criminologia ai
test genetici, fino alle cellule staminali.
Le nuove tecnologie e innovativi strumenti di laboratorio apportano un
contributo fondamentale nella guerra biologica contro il cancro. Ma per
quanto l'arsenale a disposizione continui ad espandersi, a volte il
tumore adotta contromisure per resistere e rendere le armi sviluppate
dai ricercatori inefficaci.
Questo importante argomento è stato oggetto della sessione pomeridiana
presieduta da Raffaella Giavazzi, dell’Istituto Mario Negri di
Milano e Isaac Witz dell'Università di Gerusalemme. Giampaolo
Tortora, dell’Università Federico II di Napoli e Stefano
Indraccolo dello IOV di Padova hanno affrontato il tema della
terapia anti-angiogenica, che mira a sconfiggere la roccaforte tumorale
prendendola per fame, e di come talvolta possa perdere efficacia nel
tempo quando si assiste a un contrattacco del tumore. Anche quando
rimane senza 'cibo', il tumore riesce ad alimentarsi in altro modo.
Questo nuovo concetto viene affrontato in laboratorio e in clinica, e i
ricercatori stanno lavorando per prendere le misure necessarie a
sferrare un secondo attacco.