Il
professor Giancarlo Isaia, primario geriatra all’ospedale
torinese delle Molinette, ha presentato al congresso Siommms (Societtà
Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie
dello Scheletro) i primi risultati di Proteo-1, il più grande studio
epidemiologico osservazionale realizzato in Italia in tema di
prevenzione primaria dell’osteoporosi. Il progetto è nato per far fronte
alla mancanza di dati reali circa il grave problema sociale e di salute
pubblica rappresentato dalle conseguenze della malattia: alto numero di
fratture e relative complicanze.
Compito di Proteo-1 era dunque di acquisire informazioni originali sia
sul profilo clinico e sul rischio di frattura delle pazienti, sia sul
livello di prevenzione primaria.
Appena concluso, lo studio è stato condotto nel corso dell’ultimo anno
in 72 centri pubblici diffusi nell’intera penisola, su un campione di
4173 pazienti in post-menopausa, di età tra i 50 e gli 85 anni, già
sofferenti di osteoporosi o nello stadio precedente la malattia (osteopenia),
in parte con precedenti di fratture del femore o vertebrali, escluse
quelle con osteoporosi secondarie o coinvolte in altri studi clinici.
I primi dati disponibili dimostrano che le pazienti non fratturate
manifestano un significativo quadro clinico, un’elevata presenza di più
Fattori di rischio e un Rischio Relativo di fratturarsi entro 10 anni
che, nel 20-30% dei casi, raggiunge la soglia di intervento, mentre solo
una minoranza (158 su 851 pazienti, pari al 18%) ha accesso gratuito ai
trattamenti.
Da Proteo-1 emerge dunque che la prevenzione primaria è inadeguata alla
condizione clinica delle pazienti e al loro profilo di rischio.
Lo studio è stato realizzato in due fasi. La prima (Trasversale) è
servita a un doppio scopo: (A) valutare la prevalenza di donne in
post-menopausa osteopeniche/osteoporotiche senza fratture
femorali/vertebrali; (B) valutare il profilo di rischio nelle donne
senza fratture.
Questo campione è stato poi ammesso alla seconda fase (Longitudinale),
per accertare quante fratture sarebbero intervenute nell’arco di un
anno. La fase Longitudinale ha indagato anche sul percorso terapeutico
suggerito dal medico di medicina generale e sulla predittività del
Rischio Relativo a 10 anni.
Risultati: 1756 delle pazienti non fratturate (64%) lamentavano
sintomi dolorosi. I più frequenti Fattori di rischio in evidenza:
sedentarietà, scarsa acutezza visiva, familiarità per fratture da
fragilità.
Inoltre: il 78% del campione presentava almeno 2 Fattori di
rischio per frattura. Quanto al Rischio Relativo di una frattura entro
10 anni, su 1.726 pazienti valutabili circa una su cinque è risultata
esposta a fratture femorali e il 31% a fratture vertebrali, in entrambi
i casi in misura inferiore al 20%. Il 20% è però la soglia che il
Ministero della Salute considera ‘socialmente inconfutabile’, ovvero
necessaria per un intervento farmacologico gratuito.
Per quanto riguarda i risultati della fase Longitudinale, l’incidenza a
1 anno di andare incontro a una frattura osteoporotica alla colonna
vertebrale o al femore è risultata pari al 3,3%, nettamente superiore a
quanto finora ipotizzabile con il calcolo dell’algoritmo Siommms.
I risultati dello studio Proteo-1 suggeriscono quindi di riconsiderare
il valore della soglia minima di intervento per accedere in regime di
rimborsabilità al trattamento farmacologico.