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Adriana Albini |
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Un seme germoglia solo se il terreno è pronto ad accoglierlo. Se
paragoniamo il tumore al seme di un’erbaccia, si può pensare di
prevenire il suo "mettere radici", prima ancora di ritrovarsi a doverne
estirpare la pianta.
Come? Intervenendo sul "microambiente". Al pari della natura, anche il
nostro organismo si può considerare un ambiente, costituito da organi,
tessuti, cellule, molecole. Particolari regimi alimentari, farmaci poco
tossici, anti-ormoni, possono far sì che l'organismo sia "protetto"
dall'attacco di un'iniziale neoplasia, rimanendo in equilibrio con sé
stesso.
Il tema di "seme e terreno" fu proposto dalla medicina già alla fine del
1800, per spiegare la diffusione delle metastasi, ma poi è caduto in
disuso troppo a lungo, per il concentrarsi della ricerca solo sugli
aspetti delle mutazioni genetiche.
Il microambiente è argomento di grande attualità, e costituisce uno dei
temi su cui più investe la ricerca oncologica. Argomento centrale del
51° Congresso nazionale della Società Italiana di Cancerologia (SIC),
che ha aperto i lavori presso l'IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni,
alle porte di Milano.
La studiosa americana Lisa Marie Coussens di San Francisco, una
delle ricercatrici più quotate al mondo nel campo, illustrerà come si
possono diminuire i fattori di rischio nell'organismo dell'individuo,
rendendo il terreno intorno al tumore da ospitale a inospitale per
l’attecchimento delle cellule neoplastiche. Per conseguire questo
obiettivo bisogna schierare come alleate le diverse cellule del sistema
immunitario a cui il cancro in un certo senso “confonde le idee”,
armandole le une contro le altre in una guerra fratricida che lascia il
campo libero al tumore.
Lisa Coussens ha scoperto e appena pubblicato che i linfociti T,
le cellule più “mature” del sistema immunitario, possono impartire
ordine ai macrofagi e quindi regolare l’infiammazione, fenomeno che è
tra i maggiori alleati al cancro. “Tradizionalmente è il macrofago,
presentando l’antigene, a essere considerato il direttore d’orchestra
del linfocita – commenta Adriana Albini, Presidente della SIC
e Responsabile della Ricerca Oncologica Multimedica - ma Lisa
Coussens ha sovvertito tutti i paradigmi: negli ultimi anni ha
individuato ruoli diversi e controversi per i linfociti, i mastociti e i
macrofagi”
Molte terapie sono volte a soffocare il tumore, ad esempio “affamarli”
combattendo l’angiogenesi di nuovi vasi sanguigni. Ma il cancro quando
sente di venir soffocato, in mancanza di ossigeno (ipossia) produce una
proteina, chiamata HIF, fattore inducibile dall’ipossia, che risveglia
fattori di crescita e li attiva per respirare di nuovo.
Jacques Poysségur, del centro Lacassagne di Nizza, altro
protagonista del Congresso, è l’oncologo sperimentale più noto al mondo
nel campo dell’ipossia, la scienza che studia come il tumore che si
dibatte per sottrarsi al soffocamento. Ha recentemente scoperto un’altra
“ribellione” del tumore prigioniero del microambiente: il cambiamento di
acidità e metabolismo che lo rendono in grado di nutrirsi anche quando
viene a mancare il suo nutrimento tradizionale.
A questo panorama di piccole mostruosità tumorali cerca di mettere
riparo Michele De Palma, allievo di Luigi Naldini del San
Raffaele, “armando” i monociti con proteine curative e mandandoli
all’interno della neoplasia. Nella sua lettura a Sesto, De Palma
rivela che esistono tanti diversi tipi di globuli bianchi del tipo
macrofago e che in questa armata specializzata alcune cellule possono
essere convinte a collaborare per sconfiggere il tumore.
Moderano la sessione dedicata al microambiente due importanti immunologi
italiani: Mario Paolo Colombo dell’Istituto Nazionale dei Tumori
di Milano e Antonio Sica, dell’Humanitas, del team di Alberto
Mantovani. Gli studi sul microambiente in Italia sono finanziati da
AIRC e dal Ministero della Salute.
Margaret Foti, attivo e poliedrico direttore generale
dell’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR),
dottoressa Honoris Causa anche in Italia, chiuderà il Congresso
offrendo la disponibilità degli Stati Uniti alla collaborazione
internazionale.
Vale la pena di ricordare che il presidente Obama, dopo il suo
insediamento, tra le prime azioni ha rilanciato la ricerca, stanziando
milioni di dollari in un intervento definito “Stimulus”, per stimolare
l’intelligenza scientifica e salvare così la produttività del paese.