Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 17/11/2009

 

Biotech: il futuro nell’economia


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Si è svolta ieri a Milano, nella sede di Pricewaterhouse Coopers, la conferenza stampa sul tema “Le Biotecnologie: dalla ricerca all’attività d’impresa - Stato dell’arte del settore a livello internazionale e in Italia”, organizzata da CrESIT (Research Centre for Innovation and Life Sciences Management dell’Università dell'Insubria di Varese) Assobiotec (Associazione Nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica) e PricewaterhouseCoopers.

Nell’occasione è stato presentato il Workshop CrESIT - Assobiotec 2009 dedicato ai Business models for biotech, che si terrà a Ville Ponti (Varese) il 23 novembre. Nell’occasione accademici, manager di imprese biotech e pharma sia italiane che estere, venture capitalists ed advisors specializzati sul settore, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, si riuniranno per riflettere sulle opportunità delle comparto biotech, sulle sue problematiche e sulle azioni da intraprendere per sostenerne ulteriormente lo sviluppo.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Alberto Onetti, Direttore del CrESIT, che ha approfondito l’importanza del settore delle biotecnologie, Roberto Gradnik, Presidente Assobiotec, che ha descritto le caratteristiche delle biotech industriali italiane e Nicola Nicoletti, Partner Advisory, Pharma Leader PricewaterhouseCoopers, che ha descritto alcuni casi biotech di successo dalla ricerca al mercato.

“Mai come ora il nostro Paese è chiamato a fare delle scelte precise in termini di politica industriale” ha sottolineato Alberto Onetti, Direttore del CrESIT dell’Università dell’Insubria. “Il biotech è strategico perché è un comparto emergente e presenta significative possibilità di crescita, a differenza di molti altri ambiti industriali in cui l’Italia è attiva. E’ più che evidente come, a livello di politica industriale, gli investimenti e gli incentivi dovrebbero essere indirizzati verso i settori con prospettive di sviluppo e non verso quelli in declino”.
Prosegue Onetti: “La rilevanza del biotech va oltre le dimensioni che oggi ha o che potrebbe avere domani. Sarebbe un errore pensare al biotech come qualcosa limitato all’1% del PIL. Proprio la sua caratteristica di piattaforma tecnologica ne fa un volano di innovazione e riconversione per molti comparti industriali: stiamo parlando sia di settori fondamentali e tradizionali per il nostro paese (quali la sanità, il farmaceutico, la chimica, l’agricoltura), che hanno un peso sostanziale sul prodotto interno lordo nazionale (circa il 16%) e sull’occupazione (oltre il 9%), sia di settori emergenti (quali il software, le IT, la protezione dell’ambiente, le cosiddette clean o green technologies) che sono i nuovi ambiti ove si dovrebbero in prospettiva concentrare la crescita economica e i nuovi posti di lavoro. Il biotech fornisce a questi settori soluzioni tecnologiche innovative e quindi occasioni di riconversione ovvero opportunità di crescita. Il biotech rappresenta quindi una straordinaria leva di sviluppo economico e di innovazione per il sistema Italia i cui benefici possono ricadere su molti settori importanti: sarebbe un’occasione persa non mettere questa leva nelle condizioni di agire e produrre valore”.

“In questi ultimi anni il biotech italiano è cresciuto in maniera significativa, grazie al suo dinamismo e alla elevata capacità di innovare. Tant’è che siamo stati capaci di ritagliarci uno spazio crescente nel panorama internazionale, vincendo, come sistema-Italia, una sfida solo pochi anni fa impensabile, e collocandoci finalmente sul radar screen delle grandi compagnie biofarmaceutiche e biotecnologiche oltre che dei venture capitalist” – ha commentato Roberto Gradnik, Presidente di Assobiotec, che rappresenta oltre cento realtà biotech italiane.
“Il comparto è ancora giovane e ha grandi potenzialità da esprimere, anche se, in questa fase, sta remando contro la difficile congiuntura economica internazionale. Ecco perché l’esempio concreto delle best practises su cui focalizzeremo l’attenzione al workshop può risultare prezioso per favorire la competitività del biotech italiano, oltre che lo sviluppo di prodotti innovativi e di posti di lavoro altamente qualificati, di cui c’è grande bisogno’’ ha concluso Gradnik.

“Nel contesto di crisi economica globale, le aziende di successo sono particolarmente attente all’efficientamento e all’ottimizzazione dei costi e della produttività” - ha dichiarato Nicola Nicoletti, Partner Advisory, Pharma Leader PricewaterhouseCoopers.
“Una strategia di alleanze, partnership e fusioni ha portato la maggior parte delle aziende del settore al perseguimento di obiettivi di tipo produttivo-economico assolutamente rilevanti, ovvero all’estensione del controllo sull’intera filiera per favorire l’integrazione, in modo tale da trarre il massimo vantaggio dalla complementarità delle risorse utilizzate e create (ricerca, produzione, commercializzazione).”

“Nel ripercorrere la storia delle due società analizzate, Diasorin ed EOS” prosegue Nicola Nicoletti “ci accorgiamo che le chiavi del loro successo sono state e continuano ad essere: la continua innovazione tecnologica, la specializzazione in specifici ambiti, la capacità di fund-raising, la validità scientifica dei progetti, l’expertise ed il track record di successo del team, ed infine, l’ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti finanziarie a disposizione attraverso una oculata gestione della struttura di costo e l’incremento costante della produttività.”

 

 






 
 
 
 

  



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