Si è svolta ieri a Milano, nella sede di Pricewaterhouse Coopers, la
conferenza stampa sul tema “Le Biotecnologie: dalla ricerca all’attività
d’impresa - Stato dell’arte del settore a livello internazionale e in
Italia”, organizzata da CrESIT (Research Centre for Innovation and Life
Sciences Management dell’Università dell'Insubria di Varese) Assobiotec
(Associazione Nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa
parte di Federchimica) e PricewaterhouseCoopers.
Nell’occasione è stato presentato il Workshop CrESIT - Assobiotec 2009
dedicato ai Business models for biotech, che si terrà a Ville Ponti
(Varese) il 23 novembre. Nell’occasione accademici, manager di
imprese biotech e pharma sia italiane che estere, venture capitalists ed
advisors specializzati sul settore, insieme ai rappresentanti delle
istituzioni, si riuniranno per riflettere sulle opportunità delle
comparto biotech, sulle sue problematiche e sulle azioni da
intraprendere per sostenerne ulteriormente lo sviluppo.
Alla conferenza stampa sono intervenuti Alberto Onetti, Direttore
del CrESIT, che ha approfondito l’importanza del settore delle
biotecnologie, Roberto Gradnik, Presidente Assobiotec, che ha
descritto le caratteristiche delle biotech industriali italiane e
Nicola Nicoletti, Partner Advisory, Pharma Leader
PricewaterhouseCoopers, che ha descritto alcuni casi biotech di successo
dalla ricerca al mercato.
“Mai come ora il nostro Paese è chiamato a fare delle scelte precise
in termini di politica industriale” ha sottolineato Alberto
Onetti, Direttore del CrESIT dell’Università dell’Insubria. “Il
biotech è strategico perché è un comparto emergente e presenta
significative possibilità di crescita, a differenza di molti altri
ambiti industriali in cui l’Italia è attiva. E’ più che evidente come, a
livello di politica industriale, gli investimenti e gli incentivi
dovrebbero essere indirizzati verso i settori con prospettive di
sviluppo e non verso quelli in declino”.
Prosegue Onetti: “La rilevanza del biotech va oltre le
dimensioni che oggi ha o che potrebbe avere domani. Sarebbe un errore
pensare al biotech come qualcosa limitato all’1% del PIL. Proprio la sua
caratteristica di piattaforma tecnologica ne fa un volano di innovazione
e riconversione per molti comparti industriali: stiamo parlando sia di
settori fondamentali e tradizionali per il nostro paese (quali la
sanità, il farmaceutico, la chimica, l’agricoltura), che hanno un peso
sostanziale sul prodotto interno lordo nazionale (circa il 16%) e
sull’occupazione (oltre il 9%), sia di settori emergenti (quali il
software, le IT, la protezione dell’ambiente, le cosiddette clean o
green technologies) che sono i nuovi ambiti ove si dovrebbero in
prospettiva concentrare la crescita economica e i nuovi posti di lavoro.
Il biotech fornisce a questi settori soluzioni tecnologiche innovative e
quindi occasioni di riconversione ovvero opportunità di crescita. Il
biotech rappresenta quindi una straordinaria leva di sviluppo economico
e di innovazione per il sistema Italia i cui benefici possono ricadere
su molti settori importanti: sarebbe un’occasione persa non mettere
questa leva nelle condizioni di agire e produrre valore”.
“In questi ultimi anni il biotech italiano è cresciuto in maniera
significativa, grazie al suo dinamismo e alla elevata capacità di
innovare. Tant’è che siamo stati capaci di ritagliarci uno spazio
crescente nel panorama internazionale, vincendo, come sistema-Italia,
una sfida solo pochi anni fa impensabile, e collocandoci finalmente sul
radar screen delle grandi compagnie biofarmaceutiche e biotecnologiche
oltre che dei venture capitalist” – ha commentato Roberto Gradnik,
Presidente di Assobiotec, che rappresenta oltre cento realtà biotech
italiane.
“Il comparto è ancora giovane e ha grandi potenzialità da esprimere,
anche se, in questa fase, sta remando contro la difficile congiuntura
economica internazionale. Ecco perché l’esempio concreto delle best
practises su cui focalizzeremo l’attenzione al workshop può risultare
prezioso per favorire la competitività del biotech italiano, oltre che
lo sviluppo di prodotti innovativi e di posti di lavoro altamente
qualificati, di cui c’è grande bisogno’’ ha concluso Gradnik.
“Nel contesto di crisi economica globale, le aziende di successo sono
particolarmente attente all’efficientamento e all’ottimizzazione dei
costi e della produttività” - ha dichiarato Nicola Nicoletti,
Partner Advisory, Pharma Leader PricewaterhouseCoopers.
“Una strategia di alleanze, partnership e fusioni ha portato la
maggior parte delle aziende del settore al perseguimento di obiettivi di
tipo produttivo-economico assolutamente rilevanti, ovvero all’estensione
del controllo sull’intera filiera per favorire l’integrazione, in modo
tale da trarre il massimo vantaggio dalla complementarità delle risorse
utilizzate e create (ricerca, produzione, commercializzazione).”
“Nel ripercorrere la storia delle due società analizzate, Diasorin ed
EOS” prosegue Nicola Nicoletti “ci accorgiamo che le
chiavi del loro successo sono state e continuano ad essere: la continua
innovazione tecnologica, la specializzazione in specifici ambiti, la
capacità di fund-raising, la validità scientifica dei progetti,
l’expertise ed il track record di successo del team, ed infine,
l’ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti finanziarie a disposizione
attraverso una oculata gestione della struttura di costo e l’incremento
costante della produttività.”