Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 05/11/2009

 

Dalla gioia di diventare madre alla depressione post-partum


Renata Perretti - redazione@clicmedicina.it

Renata Perretti

-“Stavo per diventare madre un’altra volta”.
-“Ha avuto paura?”
-“Ero terrorizzata solo all’idea!”


E’ una storia vera quella di Paola, fiorentina, che a trent’anni, con un bambino di quattro e una carriera di architetto ben avviata, è rimasta incinta del secondo figlio.
In soli nove mesi, Paola ha messo su venti chili, ha sospeso il lavoro, che poi ha abbandonato per sempre, e ha sofferto a lungo di una forma depressiva molto grave.
Me l’ha raccontata lei la sua storia, in modo schietto, diretto, senza cercare di abbellirla o di renderla più drammatica, senza mai lamentarsi né commiserarsi. “Desiderare un secondo bambino”, mi ha detto, “non sempre significa essere pronte ad averlo. Con il primo è stato diverso: era il primo figlio! Tanto desiderato, tanto atteso non solo da me, ma da tutti quelli che mi circondano. E’ come se non lo avessi fatto da sola, ma con mio marito, mia madre, mio padre, le mie sorelle e gli amici. Erano così tante le attenzioni nei miei riguardi durante la gestazione, che non mi accorsi nemmeno del fisico che cambiava, del gonfiore alle gambe, della nausea tremenda dei primi mesi e, poi, delle notti passate insonni, del dolore ai capezzoli quando allattavo…era mio figlio, il mio primo bambino. Con l’aiuto degli altri, ero riuscita a tornare al lavoro in tempi brevi, sebbene a orario ridotto, ma con entusiasmo e impegno. Con il secondo è stato tutto diverso. Ero più grande, più provata fisicamente, più stanca perché avevo comunque l’altro bambino a cui badare e ho ricevuto meno attenzioni dai miei familiari, che hanno considerato la seconda gravidanza più facile: ci ero già passata una volta quindi non si pensava e non si parlava che del bambino in arrivo: IO, era come se non esistessi, ero soltanto il suo mezzo per venire al mondo. E questa volta è stata davvero difficile. Non ho avuto le nausee, ma il mio corpo si è trasformato così tanto da non essere spesso riconosciuta: ho messo più di 20 chili, mi sono gonfiata come un pallone, anche il mio volto è cambiato. Lo detestavo. Non potevo guardarmi allo specchio. Mi vestivo solo con tute extra-large di colore scuro, che ho bruciato tutte nel camino quando finalmente ho cominciato a perdere peso; restavo tutto il giorno a letto in pigiama, piangevo per inezie, dormivo poco e non avevo mai la forza e l’energia per fare niente. Perfino per la spesa, mandavo mio marito al supermercato con una lista che compilavo svogliatamente. Mia madre si era appena trasferita in un’altra città e non potevamo permetterci una baby-sitter. Non riuscii mai più a tornare a lavorare. Dapprima continuavo a rimandare, e non solo per le difficoltà pratiche, ma perché non ne avevo voglia, poi lo studio d’architettura mi diede un mese di tempo per ritornare altrimenti avrei perso il lavoro. E così accadde. Da allora non ho mai più lavorato. Ho preso e continuo a prendere antidepressivi perché non sono mai riuscita a farne a meno, una volta abituatami. A volte ne riduco la dose, poi ricomincio con la solita. Oggi ho due bellissimi bambini, che amo più di qualsiasi altra cosa ma se ripenso a quello che ho passato, non so se, tornando indietro, riaffronterei quella seconda gravidanza. E’ stato davvero un miracolo uscirne”.


Con gli occhi velati di lacrime, Paola mi ha sorriso e poi si è girata ed è andata via a passo svelto.
Oggi l’80% delle neo mamme è colpita dal baby blues, fortunatamente una condizione che, in genere, dura una decina di giorni, ma che a volte può sfociare in una forma di depressione grave.
La depressione post-partum colpisce circa il 13% delle neo mamme, iniziando tra il secondo e il terzo mese dal parto e, se non si interviene, si mantiene costante fino a 8 mesi dopo, con tutti i sintomi che caratterizzano una depressione comune. Se non curati, alcuni casi gravi possono generare situazioni pericolose, sia per la madre che per il bambino. Non sono rari i casi in cui giovani madri hanno ucciso o tentato di uccidere la creatura che avevano da poco concepito.


Quando il sostegno dei parenti e degli amici non è più sufficiente, bisogna assolutamente rivolgersi a un centro di ascolto, a uno specialista per iniziare un percorso psicoterapeutico o, in casi più seri, all’aiuto della farmacoterapia, nella forma e nelle dosi suggerite dal medico. I nuovi antidepressivi possono risolvere, o comunque migliorare notevolmente, lo stato depressivo in 4/6 settimane e non hanno controindicazioni per l’allattamento, essendo bassissimo il rischio che possano raggiungere il bambino attraverso il latte.
Ma prima di arrivare al baby blues o alla depressione vera e propria, ci sono dei chiari segnali che non andrebbero mai sottovalutati, come l’irritabilità, la stanchezza, l’apatia, i disturbi del sonno e dell’alimentazione, il sentimento di inadeguatezza o il senso di colpa, la perdita del desiderio sessuale e i pensieri di tipo ossessivo, soprattutto se rivolti al bambino.
Se Paola avesse riconosciuto la depressione in tempo, forse avrebbe cercato l’aiuto adeguato, evitando quel periodo terribile e godendosi appieno il suo neonato e la sua vita di madre e di donna.
 

 

 






 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati