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Renata Perretti |
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Mi accorsi che Giovanna
(nome di fantasia). era arrivata quando vidi tutte le facce del locale
girarsi all’unisono verso
la porta d’ingresso. Mi venne incontro molleggiando su tacchi altissimi,
a passi lunghi, reggeva in ogni mano due buste di negozi e procedeva con
lo sguardo fisso davanti a sé. Non ero sicura che mi avesse vista e
cominciai a sventolare la mano fino a quando mi accennò un saluto.
Sembrava una pantera, tutta vestita di nero, fasciata dentro i fuseaux
elasticizzati che mettevano in risalto le gambe lunghe e tornite, con un
dolce vita aderente, una cintura alta strizzata in vita e dei trampoli
di 13 centimetri. I capelli lisci e lunghi, anch’essi neri, le
ricadevano su un lato incorniciandole il volto: zigomi pronunciati,
labbra carnose a forma di cuore, naso leggermente schiacciato e occhi
blu, grazie a due lentine sottili di cui mi accorsi solo più tardi.
Di gioielli indossava solo un orologio d’acciaio e un paio di orecchini
di diamanti attaccati al lobo.
Mi raggiunse al tavolo con quell’andatura da modella e mi baciò
continuando a guardare fisso davanti a sé. Seguitavano a guardarla tutti
nel bar e mi sentii al centro dell’attenzione, un po’ in imbarazzo;
Giovanna,
invece, che doveva esserci abituata, non sembrò farci caso.
Appena seduta fece cadere i pacchi per terra, accavallò le gambe di lato
e ordinò, a un cameriere spuntato dal nulla, uno Chardonnay ben freddo.
La sua voce era languida e il suo accento straniero la rendeva ancora
più sensuale. Mi disse che avrebbe preferito non cenare e prendere solo
qualche stuzzichino; in Italia stava mangiando troppo e le sue cosce
erano un po’ ingrossate. Le risposi che per me andava bene, anche se in
realtà ero affamata.
Tirò subito fuori da una grande busta Dolce & Gabbana un top tigrato,
tipo bustier, che aveva appena comprato, e mi disse: ”E’ bellissimo,
non trovi cara? Sarà perfetto sui miei jeans…davvero sexy!”. Sentii
tutti gli occhi puntati su di noi e sul corpetto e annuii veloce,
sperando che lo facesse scomparire al più presto.
Giovanna era appena tornata da un week-end trascorso ad Amsterdam; mi disse
che si era innamorata di quella città e della sua mentalità così aperta.
Era rimasta affascinata anche dagli olandesi, così giovani e tolleranti,
soprattutto da quelli biondi col colorito chiaro. Avvicinandosi mi
sussurrò che una sera ne aveva baciato uno, in un locale… “E’ stato
dolce! Ma non sopporto il fatto che nessun uomo sembri fare il primo
passo lì: a me piace essere corteggiata, non corteggiare!”.
Poi, aggiunse ridendo, “be’, con George Clooney potrei forse fare
un’eccezione, cara!”.
Rideva socchiudendo gli occhi e mostrando le lunghe ciglia nere,
sapientemente truccate, poi rialzava lo sguardo buttando indietro i
capelli per poi finire a raccoglierli di nuovo da un lato. Si toccava i
capelli in continuazione: ci passava le dita come se fossero un pettine,
li tirava su, li scioglieva di nuovo. Più di una volta volle accarezzare
anche i miei.
La invitai ad una festa elegante di lì a due giorni e mi divertì vederla
tutta eccitata: sembrava una bambina elettrizzata all’entrata di un luna
park. Già sapeva quale vestito avrebbe indossato: uno lungo da sera di
colore blu notte, con una profonda scollatura sulla schiena; “Se vuoi
–mi disse- posso prestarti qualcosa cara, ne ho così tanti di
vestiti eleganti”. La ringraziai e le dissi di non preoccuparsi, non
ero sicura che su di me avrebbero fatto lo stesso effetto.
Sorseggiando il suo vino bianco, tirò fuori da una grande borsa Chanel
di pelle nera un quaderno sottile e mi mostrò i suoi disegni: erano
dieci modelli di abiti che avrebbero costituito la sua prima collezione
moda. Era questo il suo sogno: voleva essere una stilista e finalmente
aveva trovato qualcuno che avrebbe finanziato il progetto.
Giovanna è una donna bellissima e sa di esserlo; questo la rende sicura di sé
ma non piena di sé. Sa quello che vuole dalla vita e cosa aspettarsi e
non dimentica cosa ha fatto in passato per arrivare a questo punto.
Nata in una cittadina indonesiana 28 anni fa da una famiglia musulmana,
è la prima di tre figli, in ordine due maschi ed una femmina. Il padre,
un hippie, come lei lo definisce, non ha mai lavorato davvero e ha
vissuto in semplicità con quanto ereditato dai suoi genitori, sua madre,
un bravo architetto, si è sempre dedicata alla carriera trascurando il
resto.
All’età di 15 anni Giovanna era già un ballerino bravissimo. Vinse tutti i
concorsi di danza nella scuola e cominciò a sognare di andare a vivere a
Giacarta. La madre gli promise che se avesse ottenuto tutti voti alti,
l’avrebbe mandato ad abitare nella capitale a casa di una zia. E così
fece. Al Liceo Giovanna prese il massimo in ogni materia, lasciò la cittadina
e continuò i suoi studi a Giacarta, dove approdò tutto solo a soli 16
anni. Aveva già in mente il suo piano e cominciò a guadagnare e a
mettere lentamente i soldi da parte: dava lezioni di danza, ballava in
locali notturni, faceva scenografie per piccoli spettacoli e
organizzava, di tanto in tanto, una festa privata. Il suo era un talento
così naturale che a nessuno importava della sua giovane età e Giovanna fece in
modo, fin da allora, di incontrare le persone giuste al momento giusto.
Risparmiò il più possibile finché a 19 anni decise di farsi operare. Lei
era una donna, lo era nell’animo, nella testa, nella voce e nei modi;
una donna rinchiusa in un corpo di uomo di cui voleva disfarsi al più
presto. Quel guscio che la intrappolava non le era mai appartenuto ma
non era così facile spiegarlo agli altri. La zia la mandò via di casa. I
genitori non ne vollero sapere di aiutarla e la allontanarono, per
quanto musulmani “moderni”. La sorella non si pronunciò. Il fratello non
le rivolse la parola.
Con i soldi guadagnati Giovanna aprì un conto e chiese un prestito in banca,
si indebitò fino al collo ed entrò tutta sola in una clinica. Le ci
volle circa un anno per rimettersi fisicamente, e ne impiegò altri
cinque per arrivare a piacersi e a sentirsi a suo agio nei nuovi panni.
Non subì nessun trauma di ordine psicologico: aveva desiderato così
tanto e per così tanto tempo cambiare sesso che quando lo fece non aveva
alcun dubbio; era stato come riappropriarsi di qualcosa di suo che le
era stato a lungo negato. Affrontò tutto senza paura, con fiducia e
pazienza, concentrandosi a pensare al futuro che l’aspettava.
A guardarla non si direbbe che un tempo era un uomo: è davvero bella, e
doveva esserlo stata anche da maschio. Ha soltanto dei leggeri segni di
acne sul volto, un probabile regalo delle cure ormonali e l’ossatura
grande della faccia, con gli zigomi sporgenti, che potrebbero far
trapelare qualcosa del suo passato. Non c’è traccia di pomo d’Adamo nel
suo lungo collo, le mani sono grandi ma come possono esserlo quelle di
tante donne alte, la voce è dolce e per niente maschile.
Giovanna non conserva nemmeno una foto “dell’altra vita”. Mi disse che
un’alluvione inondò la casa dove abitava a Giacarta e, fra tante altre
cose, anche tutte le foto andarono distrutte. Stavo per chiederle se
fosse successo davvero, poi mi fermai, non erano affari miei e,
comunque, sia che fosse stata l’acqua a distruggerle o la sua mano, le
prove del suo passato erano scomparse per sempre.
Oggi Giovanna è felice; è una coreografa molto stimata in Indonesia. Organizza
sfilate di moda, eventi e spettacoli per compagnie ed aziende
importanti. Ha numerosi ballerini, modelle, truccatori, parrucchieri,
fotografi e assistenti che lavorano per lei assiduamente. Anche lei
partecipa a quasi tutti gli eventi: sfila e balla con gli altri quando è
possibile, e in quelle occasioni, si sottopone a una settimana di dieta
molto rigida, a base di mango e banane prima dello spettacolo. Fa sedute
giornaliere di agopuntura per stimolare i muscoli e sciogliere i grassi
con le vibrazioni e prende delle pillole per assimilare di meno.
“Beata te che almeno non avrai mai la cellulite!” le dissi a quel
punto e, come due vecchie amiche, scoppiammo a ridere entrambe. Mi
promise di far provare anche a me quell’agopuntura quando sarei andata a
trovarla in Indonesia. “No grazie! Niente aghi che vibrano per me, ma
verrò con piacere a visitarti!” le risposi divertita.
Mi mostrò quindi sul suo hi-phone le foto di qualche sfilata. I costumi
era davvero bellissimi, anche se sempre molto sexy e succinti. Era
questo il suo stile: sensuale e vistoso ma, per qualche ragione, mai
volgare.
Giovanna vive in un grande appartamento di lusso a Giacarta, ma trascorre
molto tempo in Italia per motivi di cuore. Lo divide con un’attrice di
soap opere, una bellissima ragazza indonesiana che sta cercando “il
principe azzurro che la sposi e la mantenga economicamente”. Giovanna invece
vuole lavorare, lo ha sempre fatto e, come mi ripeté chiaramente
“senza mai accettare di offrire il mio corpo per soldi, a meno che non
si trattasse della danza”. Anche lei sogna di comprarsi una casa
tutta sua e di mettere su famiglia; vorrebbe un marito e un figlio e,
mentre lo diceva, per la prima volta vidi il suo volto oscurarsi.
“Come sono le leggi sull’adozione qui in Italia?”, mi fece. Le
piacerebbe sposare un europeo, non le piacciono gli uomini indonesiani.
Magari suo figlio potrebbe nascere dal seme del padre fecondato
nell’utero di un’altra donna, che porterebbe avanti per lei la
gravidanza. “Non lo ha fatto anche l’attrice di Sex in the City nella
vita vera, cara?” mi domandò.
Sì, Giovanna desidera una vita normale, vuole realizzarsi nel lavoro, prima, e
nella vita privata, poi, con l’uomo giusto.
E’ sicura che sarà un’ottima madre, affettuosa e comprensiva: la madre
che lei ha sempre sognato di avere e che non ha mai avuto.