Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

del 21/09/2009

 

Un fiocco celeste invece che rosa: la storia di un trans


Renata Perretti - redazione@clicmedicina.it

Renata Perretti

Mi accorsi che Giovanna (nome di fantasia). era arrivata quando vidi tutte le facce del locale girarsi all’unisono verso la porta d’ingresso. Mi venne incontro molleggiando su tacchi altissimi, a passi lunghi, reggeva in ogni mano due buste di negozi e procedeva con lo sguardo fisso davanti a sé. Non ero sicura che mi avesse vista e cominciai a sventolare la mano fino a quando mi accennò un saluto. Sembrava una pantera, tutta vestita di nero, fasciata dentro i fuseaux elasticizzati che mettevano in risalto le gambe lunghe e tornite, con un dolce vita aderente, una cintura alta strizzata in vita e dei trampoli di 13 centimetri. I capelli lisci e lunghi, anch’essi neri, le ricadevano su un lato incorniciandole il volto: zigomi pronunciati, labbra carnose a forma di cuore, naso leggermente schiacciato e occhi blu, grazie a due lentine sottili di cui mi accorsi solo più tardi.
Di gioielli indossava solo un orologio d’acciaio e un paio di orecchini di diamanti attaccati al lobo.
Mi raggiunse al tavolo con quell’andatura da modella e mi baciò continuando a guardare fisso davanti a sé. Seguitavano a guardarla tutti nel bar e mi sentii al centro dell’attenzione, un po’ in imbarazzo; Giovanna, invece, che doveva esserci abituata, non sembrò farci caso.
Appena seduta fece cadere i pacchi per terra, accavallò le gambe di lato e ordinò, a un cameriere spuntato dal nulla, uno Chardonnay ben freddo. La sua voce era languida e il suo accento straniero la rendeva ancora più sensuale. Mi disse che avrebbe preferito non cenare e prendere solo qualche stuzzichino; in Italia stava mangiando troppo e le sue cosce erano un po’ ingrossate. Le risposi che per me andava bene, anche se in realtà ero affamata.
Tirò subito fuori da una grande busta Dolce & Gabbana un top tigrato, tipo bustier, che aveva appena comprato, e mi disse: ”E’ bellissimo, non trovi cara? Sarà perfetto sui miei jeans…davvero sexy!”. Sentii tutti gli occhi puntati su di noi e sul corpetto e annuii veloce, sperando che lo facesse scomparire al più presto.


Giovanna era appena tornata da un week-end trascorso ad Amsterdam; mi disse che si era innamorata di quella città e della sua mentalità così aperta. Era rimasta affascinata anche dagli olandesi, così giovani e tolleranti, soprattutto da quelli biondi col colorito chiaro. Avvicinandosi mi sussurrò che una sera ne aveva baciato uno, in un locale… “E’ stato dolce! Ma non sopporto il fatto che nessun uomo sembri fare il primo passo lì: a me piace essere corteggiata, non corteggiare!”.
Poi, aggiunse ridendo, “be’, con George Clooney potrei forse fare un’eccezione, cara!”.
Rideva socchiudendo gli occhi e mostrando le lunghe ciglia nere, sapientemente truccate, poi rialzava lo sguardo buttando indietro i capelli per poi finire a raccoglierli di nuovo da un lato. Si toccava i capelli in continuazione: ci passava le dita come se fossero un pettine, li tirava su, li scioglieva di nuovo. Più di una volta volle accarezzare anche i miei.


La invitai ad una festa elegante di lì a due giorni e mi divertì vederla tutta eccitata: sembrava una bambina elettrizzata all’entrata di un luna park. Già sapeva quale vestito avrebbe indossato: uno lungo da sera di colore blu notte, con una profonda scollatura sulla schiena; “Se vuoi –mi disse- posso prestarti qualcosa cara, ne ho così tanti di vestiti eleganti”. La ringraziai e le dissi di non preoccuparsi, non ero sicura che su di me avrebbero fatto lo stesso effetto.
Sorseggiando il suo vino bianco, tirò fuori da una grande borsa Chanel di pelle nera un quaderno sottile e mi mostrò i suoi disegni: erano dieci modelli di abiti che avrebbero costituito la sua prima collezione moda. Era questo il suo sogno: voleva essere una stilista e finalmente aveva trovato qualcuno che avrebbe finanziato il progetto.
Giovanna è una donna bellissima e sa di esserlo; questo la rende sicura di sé ma non piena di sé. Sa quello che vuole dalla vita e cosa aspettarsi e non dimentica cosa ha fatto in passato per arrivare a questo punto.

Nata in una cittadina indonesiana 28 anni fa da una famiglia musulmana, è la prima di tre figli, in ordine due maschi ed una femmina. Il padre, un hippie, come lei lo definisce, non ha mai lavorato davvero e ha vissuto in semplicità con quanto ereditato dai suoi genitori, sua madre, un bravo architetto, si è sempre dedicata alla carriera trascurando il resto.
All’età di 15 anni Giovanna era già un ballerino bravissimo. Vinse tutti i concorsi di danza nella scuola e cominciò a sognare di andare a vivere a Giacarta. La madre gli promise che se avesse ottenuto tutti voti alti, l’avrebbe mandato ad abitare nella capitale a casa di una zia. E così fece. Al Liceo Giovanna prese il massimo in ogni materia, lasciò la cittadina e continuò i suoi studi a Giacarta, dove approdò tutto solo a soli 16 anni. Aveva già in mente il suo piano e cominciò a guadagnare e a mettere lentamente i soldi da parte: dava lezioni di danza, ballava in locali notturni, faceva scenografie per piccoli spettacoli e organizzava, di tanto in tanto, una festa privata. Il suo era un talento così naturale che a nessuno importava della sua giovane età e Giovanna fece in modo, fin da allora, di incontrare le persone giuste al momento giusto. Risparmiò il più possibile finché a 19 anni decise di farsi operare. Lei era una donna, lo era nell’animo, nella testa, nella voce e nei modi; una donna rinchiusa in un corpo di uomo di cui voleva disfarsi al più presto. Quel guscio che la intrappolava non le era mai appartenuto ma non era così facile spiegarlo agli altri. La zia la mandò via di casa. I genitori non ne vollero sapere di aiutarla e la allontanarono, per quanto musulmani “moderni”. La sorella non si pronunciò. Il fratello non le rivolse la parola.
Con i soldi guadagnati Giovanna aprì un conto e chiese un prestito in banca, si indebitò fino al collo ed entrò tutta sola in una clinica. Le ci volle circa un anno per rimettersi fisicamente, e ne impiegò altri cinque per arrivare a piacersi e a sentirsi a suo agio nei nuovi panni. Non subì nessun trauma di ordine psicologico: aveva desiderato così tanto e per così tanto tempo cambiare sesso che quando lo fece non aveva alcun dubbio; era stato come riappropriarsi di qualcosa di suo che le era stato a lungo negato. Affrontò tutto senza paura, con fiducia e pazienza, concentrandosi a pensare al futuro che l’aspettava.
A guardarla non si direbbe che un tempo era un uomo: è davvero bella, e doveva esserlo stata anche da maschio. Ha soltanto dei leggeri segni di acne sul volto, un probabile regalo delle cure ormonali e l’ossatura grande della faccia, con gli zigomi sporgenti, che potrebbero far trapelare qualcosa del suo passato. Non c’è traccia di pomo d’Adamo nel suo lungo collo, le mani sono grandi ma come possono esserlo quelle di tante donne alte, la voce è dolce e per niente maschile.
Giovanna non conserva nemmeno una foto “dell’altra vita”. Mi disse che un’alluvione inondò la casa dove abitava a Giacarta e, fra tante altre cose, anche tutte le foto andarono distrutte. Stavo per chiederle se fosse successo davvero, poi mi fermai, non erano affari miei e, comunque, sia che fosse stata l’acqua a distruggerle o la sua mano, le prove del suo passato erano scomparse per sempre.

Oggi Giovanna è felice; è una coreografa molto stimata in Indonesia. Organizza sfilate di moda, eventi e spettacoli per compagnie ed aziende importanti. Ha numerosi ballerini, modelle, truccatori, parrucchieri, fotografi e assistenti che lavorano per lei assiduamente. Anche lei partecipa a quasi tutti gli eventi: sfila e balla con gli altri quando è possibile, e in quelle occasioni, si sottopone a una settimana di dieta molto rigida, a base di mango e banane prima dello spettacolo. Fa sedute giornaliere di agopuntura per stimolare i muscoli e sciogliere i grassi con le vibrazioni e prende delle pillole per assimilare di meno.
“Beata te che almeno non avrai mai la cellulite!” le dissi a quel punto e, come due vecchie amiche, scoppiammo a ridere entrambe. Mi promise di far provare anche a me quell’agopuntura quando sarei andata a trovarla in Indonesia. “No grazie! Niente aghi che vibrano per me, ma verrò con piacere a visitarti!” le risposi divertita.
Mi mostrò quindi sul suo hi-phone le foto di qualche sfilata. I costumi era davvero bellissimi, anche se sempre molto sexy e succinti. Era questo il suo stile: sensuale e vistoso ma, per qualche ragione, mai volgare.
Giovanna vive in un grande appartamento di lusso a Giacarta, ma trascorre molto tempo in Italia per motivi di cuore. Lo divide con un’attrice di soap opere, una bellissima ragazza indonesiana che sta cercando “il principe azzurro che la sposi e la mantenga economicamente”. Giovanna invece vuole lavorare, lo ha sempre fatto e, come mi ripeté chiaramente “senza mai accettare di offrire il mio corpo per soldi, a meno che non si trattasse della danza”. Anche lei sogna di comprarsi una casa tutta sua e di mettere su famiglia; vorrebbe un marito e un figlio e, mentre lo diceva, per la prima volta vidi il suo volto oscurarsi. “Come sono le leggi sull’adozione qui in Italia?”, mi fece. Le piacerebbe sposare un europeo, non le piacciono gli uomini indonesiani. Magari suo figlio potrebbe nascere dal seme del padre fecondato nell’utero di un’altra donna, che porterebbe avanti per lei la gravidanza. “Non lo ha fatto anche l’attrice di Sex in the City nella vita vera, cara?” mi domandò.
Sì, Giovanna desidera una vita normale, vuole realizzarsi nel lavoro, prima, e nella vita privata, poi, con l’uomo giusto.
E’ sicura che sarà un’ottima madre, affettuosa e comprensiva: la madre che lei ha sempre sognato di avere e che non ha mai avuto.


 






 
 
 
 

  



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