Il trillo della
campanella è alle porte, la corsa alla preparazione del kit scolastico è
già iniziata – tra obbligo del grembiule per i più piccoli e l’ansia del
5 in condotta per i più grandicelli – ma ad accomunare i quasi 9 milioni
di studenti tra elementari, medie e superiori è la poca voglia di
tornare sui banchi di scuola! Per non rendere le cose ancora più
difficili è indispensabile iniziare in piena forma: se le energie ci
sono, grazie a lungo riposo estivo, è bene fare un controllo della
vista, per chi torna dopo le vacanze, ma soprattutto per chi fa il suo
ingresso nel mondo della scuola.
Un cambiamento di vita
«Il bambino che per la prima volta mette piede a scuola non solo
inizia il suo percorso formativo che durerà diversi anni, ma sta anche
cambiando completamente il suo contesto di vita», spiega
Francesco Loperfido, Responsabile del servizio di Oftalmologia
generale presso l’Unità Operativa di Oftalmologia e Scienze della
Visione dell’Ospedale San Raffaele di Milano e consulente della
Commissione Difesa Vista. «Per lui è quindi importante iniziare
questa nuova avventura al meglio delle forze. In questo contesto un
controllo della vista è fondamentale, perché spesso a una visione
scorretta corrisponde anche un apprendimento scorretto». Il non
vedere correttamente – sia che si tratti di miopia (vedere male da
lontano) sia di astigmatismo (visione sfocata o sdoppiata a tutte le
distanze), sia di ipermetropia (visione da vicino) – non solo rallenta
oggettivamente l’apprendimento perché il bambino ha difficoltà a vedere,
ma può anche provocare stress e angoscia e farlo così entrare in un
circolo vizioso.
Posture e controlli
Inoltre la difficoltà del vedere induce spesso a posture scorrette. Per
esempio il bambino astigmatico tende a stare storto rispetto al libro o,
al contrario, tiene il libro stesso o il quaderno storti; il miope
invece tende ad avvicinarsi molto al testo e quindi ad ingobbirsi.
Infine l’ipermetrope deve staccarsi spesso dal libro perché la visione
gli si annebbia, c’è molto affaticamento durate la lettura che quindi
necessita di lunghe pause per continuare a studiare. «Questi sono
atteggiamenti “spia” da tenere d’occhio, perché rivelano ai genitori che
c’è un problema e bisogna risolverlo», ammonisce Loperfido.
Se fa fatica a vedere, sarà un bambino svogliato, disattento, che non
vuole studiare e potrebbe manifestare anche cefalea, arrossamenti degli
occhi, stanchezza e cercherà di usare gli occhi il meno possibile.
«Un accurato controllo visivo, che rassicuri in merito alla salute
oculare del bambino e ne verifichi la funzionalità, è quindi la mossa
vincente per inaugurare un periodo estremamente importante per il
bambino», sostiene Loperfido.
Un po’ di numeri
Raccomandazioni non da poco, se si tiene conto che da una recente
ricerca promossa dalla Commissione Difesa Vista (2008) emerge che 1
bambino su 3 (oltre il 33%) dei bambini da 6 a 13 anni ha almeno un
difetto della vista (in ordine: astigmatismo, miopia, ipermetropia,
strabismo). Di questi, poi, non tutti portano occhiali da vista: ben il
20% infatti non corregge il difetto, pur sapendo di averlo.
Famigliarità e dintorni
Se in generale tutti i bambini devono essere sottoposti a visite, ancora
più importante è per coloro che hanno genitori miopi. «La familiarità
del difetto visivo non è da sottovalutare e impone controlli anche se
non ci sono difetti apparenti», spiega il dottor Loperfido.
«In alcuni casi potrebbe evidenziarsi un difetto grave in un occhio,
mentre l’altro occhio ci vede bene, in questo caso le due immagini
provenienti dai due occhi non sono sovrapponibili e il bambino si
appresta a una visione monoculare. La visita è davvero indispensabile.
Visite regolari e tempestive, infatti, permettono di evidenziare
problemi comuni e molto diffusi: oltre alla già citata miopia, anche
ipermetropia, astigmatismo e strabismo o altri disturbi più gravi come
la cataratta congenita. I controlli, con l’eventuale modifica della
compensazione ottica, vanno effettuati con regolarità ogni 6-12 mesi»,
conclude Loperfido.
Occhiali mon amour
Una volta fatto il controllo e appurata la presenza di un difetto, la
mossa successiva è la correzione con un paio di occhiali ad hoc. Si sa
che l’atteggiamento di giovani e giovanissimi verso l’occhiale da vista
non è sempre positivo. Dall’indagine di Commissione Difesa Vista emerge
la percezione che i bambini tra i 6 e i 13 anni hanno degli occhiali da
vista: infatti un quarto del campione (sia totale, sia tra i portatori
di occhiali) risponde che “i bambini piccoli che portano gli occhiali da
vista sono proprio sfortunati”. E’ quindi importante veicolare un
messaggio positivo legato alla salute oculare e al conseguente uso di
occhiali da vista in presenza di un difetto visivo.
Oggi l’occhiale è uno strumento indispensabile, di correzione ma non
solo. L’atteggiamento verso questo accessorio - negli ultimi anni - è
cambiato, grazie anche a molti personaggi dello spettacolo e della TV –
e per i più piccoli anche molti personaggi dei cartoni animati - che
indossano con orgoglio gli occhiali, liberandoli dal loro ruolo di
semplice oggetto correttivo e trasformandoli in elementi fashion,
fondamentali per il loro look. Oggi le aziende dell’occhialeria vengono
incontro anche alle esigenze dei giovani proponendo loro modelli sempre
più trendy e in materiali leggerissimi, facili e belli da indossare, con
un buon rapporto qualità prezzo.
Per i più grandi
Per gli studenti più grandicelli, inoltre, si aggiungono alcuni fattori
che possono influenzare o aggravare difetti visivi già presenti come
l’uso intenso di computer, molte ore continuative sui libri e fattori
ambientali come lo studio in ambienti male illuminati. Tutti elementi
negativi che possono essere “contenuti” grazie a precise regole di
comportamento e norme di sicurezza:
• ottimizzare la luminosità dello schermo in base alla luce presente
nell’ambiente
• una pausa di 15 minuti ogni 2 ore trascorse davanti al computer
• adottare un’adeguata illuminazione sia come quantità che come qualità.
La posizione della luce nella stanza di studio non deve riflettere su
oggetti o su pareti, la giusta situazione di illuminazione si ha quando
l’oggetto illuminato ha un costante contrasto. Bisogna evitare anche la
luce diretta sugli occhi sia che provenga dalla finestra che da una
fonte di illuminazione artificiale.
Difetti visivi e sport
Un accenno importante merita anche la scelta dello sport da far
praticare ai propri figli. «I bambini molto miopi possono subire dei
traumi più seri alla retina fino a comportare lesioni che, non valutate,
inducono a danni seri quali anche la caduta della retina», spiega il
dottor Loperfido. «Una disciplina non vale l’altra e
soprattutto non espone agli stessi rischi. Lo sport deve essere scelto
in relazione al difetto visivo. Per i miopi gravi sono quindi
sconsigliate tutte quelle attività che possono includere scontri
violenti o cadute». Dunque a ciascuno il suo sport e anche per chi
porta gli occhiali è importante praticare un’attività sportiva che lo
faccia crescere forte e sano! Insomma se si vogliono fare arrivare i
nostri piccoli campioni alle Olimpiadi in piena salute basta optare per
lo sport più adatto!