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Adriana Albini |
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Dopo la diagnostica per
immagini, la biologia molecolare, la genomica, la radioterapia e la
chirurgia computerizzata, si affaccia alla ribalta la “nano-oncologia”.
Nanotubi di carbonio potranno in futuro essere utilizzati per
somministrare in modo mirato sostanze terapeutiche contro i tumori.
Il team di ricercatori italiani diretto da Adriana Albini,
Direttore Scientifico di MultiMedica Castellanza e Responsabile Ricerca
Oncologica dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni, ha individuato
nanoparticelle che possano interagire con le cellule endoteliali, le
“pareti interne” dei vasi sanguigni, bersaglio importante nella lotta al
cancro. L’angiogenesi, la formazione di vasi sanguigni che nutrono i
tumori è un target di grande interesse.
La scoperta, realizzata da MultiMedica in collaborazione con Ugo
Valbusa e i ricercatori del CBA di Genova e con l'Università dell'Insubria
di Varese, è in corso di pubblicazione sulla rivista internazionale “Nanomedicine”.
“Abbiamo scoperto che i nanotubi di carbonio, un materiale molto
maneggevole e promettente, hanno una notevole affinità per le cellule
endoteliali da cui vengono incorporati e potrebbero quindi servire per
la veicolazione di farmaci antiangiogenici – spiega Adriana
Albini -. L’uso di nanomolecole o nanoparticelle risulta essere
una delle applicazioni più promettenti per la somministrazione mirata di
sostanze terapeutiche. La veicolazione ha due scopi principali:
diminuire la tossicità e migliorare la penetrazione nella cellula. Le
nanoparticelle consentono di trasportare i farmaci al sito dalla
malattia”.
Le nanotecnologie offrono enormi potenzialità per le scienze della
salute, le biotecnologie e la medicina e costituiscono la forza
trainante della rivoluzione scientifica e industriale di questi anni.
Con il termine nanotecnologie si definiscono le manipolazioni di
materiali di dimensioni piccolissime, dell’ordine del miliardesimo di
metro, il nanometro (nm) appunto. Centomila volte più piccole dello
spessore di un capello. Le nanotecnologie operando nel mondo
dell'immensamente piccolo, sono in grado di controllare singoli atomi e
molecole, di costruire macchine minuscole ma perfette e di progettare
strutture invisibili, e dalle proprietà estremamente interessanti.
“Alle dosi usate i nano tubi di carbonio non sono tossici ma –
precisa Albini – stiamo conducendo una serie di studi su
nanoparticelle di dimensioni e purezza diverse per averne un profilo
tossicologico, e poter proseguire verso la sintesi e brevettazione di
nuovi farmaci basati su nano particelle anti-angiogeniche”