Genova Anno VII - n°39 - 11.09.2009 Pagine Nazionali

 

I bambini parlano prima se possono seguire una melodia


Filastrocche, canzoncine, giochi in rima: le ultime ricerche scientifiche dimostrano che tutto questo, per i bambini, è più di un passatempo. È uno stimolo per il cervello: uno stimolo che insegna a memorizzare in fretta le parole (e quindi a parlare) e le melodie (e quindi ad amare la musica). L’osservazione scaturisce da un lavoro di Jenny Saffran ed Erik Thiessen, rispettivamente dell’università del Wisconsin e della Carnegie Mellon University, in Pennsylvania, negli Stati Uniti, incluso nel volume “The Neurosciences and Music – III, Disorders and plasticity” appena pubblicato in collaborazione con la prestigiosa New York Academy of Sciences, che riporta oltre 60 lavori scientifici che definiscono lo stato dell’arte nel campo “neuromusica”. I lavori sono stati presentati nell’arco dell’omonimo convegno organizzato a Montreal nel 2008 dalla Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani sulla scia del grande successo delle due edizioni precedenti, a Venezia nel 2002 e a Lipsia nel 2005.

Le ricerche di Saffran e Thiessen si sono concentrate sull’ambiente sonoro in cui crescono i bambini, che sin dalla nascita è permeato di musica ed è dominato da un linguaggio diretto a loro chiamato “Infant Directed Speech” (in passato definito motherese, quella specie di lingua cantilenata che gli adulti rivolgono ai piccoli) e che utilizza un linguaggio semplificato e un tono leggermente più acuto. Secondo Saffran e Thiessen i bambini imparano più parole e le memorizzano meglio se queste sono cantate, se sono in rima e fanno parte di una canzone. D’altra parte, i bambini ricordano più melodie se queste hanno le parole e se non sono solo affidate a strumenti musicali.

Dietro a queste osservazioni, c’è l’idea che la musica possa essere un mezzo per facilitare la codificazione di messaggi non musicali, come il linguaggio, e per stimolare i processi di attenzione dei bambini. La musica, quindi, potrebbe essere impiegata con successo per accelerare l’apprendimento dei piccoli. Tanto più che esiste un circolo virtuoso: se la melodia ha le parole, i bambini la ricordano meglio. E se i bambini imparano una melodia, possono memorizzare con più facilità le parole che la accompagnano. “La ricerca su musica e neuroscienze continua a dare risultati straordinari” commenta Maria Majno, responsabile dei programmi della Fondazione Mariani: “si tratta un ambito in continua esplosione, che promette sostanziali avanzamenti anche in campo educativo e riabilitativo: ciò che abbiamo imparato sta già cambiando in meglio il nostro modo di capire e aiutare i bambini con difficoltà neurologiche”.


La Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani nella ricerca su “musica e neuroscienze”
La Fondazione Mariani, da 25 anni attiva nell’assistenza, nella formazione continua e nella promozione della ricerca in neurologia infantile, ha sviluppato negli ultimi anni un nuovo importante obiettivo: incentivare la ricerca su musica e neuroscienze. Il risultato di questo profuso impegno è stato confermato dal successo tre edizioni di “The Neurosciences and Music”, a Venezia nel 2002, a Lipsia nel 2005 e a Montreal nel 2008. Tutti i convegni hanno condotto alla pubblicazione di importanti volumi editi dalla prestigiosa New York Academy of Sciences, ora culminati nel lavoro di riferimento “The Neurosciences and Music III – Disorders and plasticity”. Grazie all’affermarsi della newsletter “Neuromusic News”, la Fondazione rafforza ulteriormente la sua attività di informazione e promozione, ponendosi come punto di riferimento per giornalisti e scienziati attivi in questo nuovo settore delle neuroscienze.

 

 






 
 
 
 

  



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