Genova Anno VII - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 09/09/2009

 

Il turismo sessuale si veste di rosa


Renata Perretti - redazione@clicmedicina.it

Renata Perretti

“Quando sarò vecchia -ha scritto Francoise Sagan- pagherò i giovani per amarmi, perché di tutte le cose l’amore è la più dolce, la più viva e la più sensata. Non importa quale sia il prezzo”.

Ed è proprio alla ricerca di amore e di tenerezza, di avventure sessuali e di consolazioni effimere, di passione e di trasgressione, che un numero sempre più alto di donne sceglie destinazioni come Cuba, Giamaica, Santo Domingo, Kenya, Capo Verde, Gambia e altri Paesi del Sud del Mondo.
La maggior parte è single o neo-separata, di età compresa tra i 40 e i 60 anni e cerca di dare una svolta alla propria vita, al grigiore di una quotidianità senza affetti. Parte nella speranza di trovare un’avventura stimolante in un contesto esotico, non di rado sognando di riportare a casa l’uomo desiderato, colorando così la sua vacanza di toni romantici.
E’ questa la differenza più grande tra il turismo sessuale maschile e quello femminile: se gli uomini spesso partono alla ricerca di pornografia e di prostituzione, le donne quasi sempre sperano di trovare un po’ di quella tenerezza che manca nella loro vita.

L’Organizzazione mondiale del turismo definisce il Turismo sessuale come:
“Viaggi organizzati dagli Operatori del settore turistico o da esterni che usano le sue strutture e reti, con l’intento primario di far intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione”.
Questo tipo di turismo ha, secondo l’ONU, conseguenze sociali e culturali sia per i Paesi di origine che per quelli di destinazione, particolarmente in quelle situazioni dove si sfruttano le differenze di sesso, di età e di condizione sociale ed economica delle popolazioni delle mete turistiche.
Le donne tendono a dare in dono vestiti, regali e soldi ai loro “gigolò caraibici”, offrono loro pranzi e cene giustificando, non di rado, a se stesse e agli altri questo scambio con il sesso come un aiuto personale e all’economia locale.

Anche l’Europa del Sud è una destinazione del turismo sessuale femminile: soprattutto Paesi come l’Italia, l’ex-Yugoslavia, la Turchia, la Grecia e la Spagna, con la differenza che qui non tutti gli uomini si aspettano una ricompensa.

Il regista francese Laurent Cantet ha ritratto perfettamente nel suo film “Vers le Sud” un gigolò Haitiano, un giovane dalla pelle color ebano e dal fisico perfetto, dallo sguardo dolce e dai modi educati, che cerca di sfamare se stesso e la madre anziana, offrendo amore e passione.
Quello che emerge alla fine sono due povertà a confronto: una sociale del Sud del mondo, da sempre sfruttato, da sempre conquistato, ed una povertà di affetti forse ancora più disperata.

La ricerca di sesso e di compagnia in età avanzata diventa davvero difficile a casa propria, nei Paesi più a Nord, dove spesso essere single dopo gli “anta” non lascia molte speranze perché (ahimé!) la nostra società sta evolvendo sempre più nel mito dell’eterna giovinezza.
E’ pur vero che l’emancipazione delle donne ha preso e continua a prendere vie misteriose: se da un lato sono più libere, più indipendenti, più rispettate professionalmente e socialmente, dall’altro sono diventate schiave di tinture per capelli, botulino e personal trainers.

Non scandalizziamoci, dunque, se anche le donne sono state contagiate dal malcostume del sesso a pagamento: dovrebbe far notizia ed essere condannato il fenomeno in sé (soprattutto quando coinvolge anche i minori) e non il fatto che a pagare per qualche ora di passione sotto una palma sia una signora piuttosto che un uomo.

 

 

 






 
 
 
 

  



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