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Renata Perretti |
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“Quando sarò vecchia -ha scritto Francoise Sagan-
pagherò i giovani per amarmi, perché di tutte le cose l’amore è la più
dolce, la più viva e la più sensata. Non importa quale sia il prezzo”.
Ed è proprio alla ricerca di amore e di tenerezza, di avventure sessuali
e di consolazioni effimere, di passione e di trasgressione, che un
numero sempre più alto di donne sceglie destinazioni come Cuba,
Giamaica, Santo Domingo, Kenya, Capo Verde, Gambia e altri Paesi del Sud
del Mondo.
La maggior parte è single o neo-separata, di età compresa tra i 40 e i
60 anni e cerca di dare una svolta alla propria vita, al grigiore di una
quotidianità senza affetti. Parte nella speranza di trovare un’avventura
stimolante in un contesto esotico, non di rado sognando di riportare a
casa l’uomo desiderato, colorando così la sua vacanza di toni romantici.
E’ questa la differenza più grande tra il turismo sessuale maschile e
quello femminile: se gli uomini spesso partono alla ricerca di
pornografia e di prostituzione, le donne quasi sempre sperano di trovare
un po’ di quella tenerezza che manca nella loro vita.
L’Organizzazione mondiale del turismo definisce il Turismo sessuale
come:
“Viaggi organizzati dagli Operatori del settore turistico o da
esterni che usano le sue strutture e reti, con l’intento primario di far
intraprendere al turista una relazione sessuale a sfondo commerciale con
i residenti del luogo di destinazione”.
Questo tipo di turismo ha, secondo l’ONU, conseguenze sociali e
culturali sia per i Paesi di origine che per quelli di destinazione,
particolarmente in quelle situazioni dove si sfruttano le differenze di
sesso, di età e di condizione sociale ed economica delle popolazioni
delle mete turistiche.
Le donne tendono a dare in dono vestiti, regali e soldi ai loro “gigolò
caraibici”, offrono loro pranzi e cene giustificando, non di rado, a se
stesse e agli altri questo scambio con il sesso come un aiuto personale
e all’economia locale.
Anche l’Europa del Sud è una destinazione del turismo sessuale
femminile: soprattutto Paesi come l’Italia, l’ex-Yugoslavia, la Turchia,
la Grecia e la Spagna, con la differenza che qui non tutti gli uomini si
aspettano una ricompensa.
Il regista francese Laurent Cantet ha ritratto perfettamente nel
suo film “Vers le Sud” un gigolò Haitiano, un giovane dalla pelle color
ebano e dal fisico perfetto, dallo sguardo dolce e dai modi educati, che
cerca di sfamare se stesso e la madre anziana, offrendo amore e
passione.
Quello che emerge alla fine sono due povertà a confronto: una sociale
del Sud del mondo, da sempre sfruttato, da sempre conquistato, ed una
povertà di affetti forse ancora più disperata.
La ricerca di sesso e di compagnia in età avanzata diventa davvero
difficile a casa propria, nei Paesi più a Nord, dove spesso essere
single dopo gli “anta” non lascia molte speranze perché (ahimé!) la
nostra società sta evolvendo sempre più nel mito dell’eterna giovinezza.
E’ pur vero che l’emancipazione delle donne ha preso e continua a
prendere vie misteriose: se da un lato sono più libere, più
indipendenti, più rispettate professionalmente e socialmente, dall’altro
sono diventate schiave di tinture per capelli, botulino e personal
trainers.
Non scandalizziamoci, dunque, se anche le donne sono state contagiate
dal malcostume del sesso a pagamento: dovrebbe far notizia ed essere
condannato il fenomeno in sé (soprattutto quando coinvolge anche i
minori) e non il fatto che a pagare per qualche ora di passione sotto
una palma sia una signora piuttosto che un uomo.