Genova Anno VII - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 08/09/2009

 

Malaria, per la prima volta un vaccino in Fase III di sperimentazione


Stefania Bortolotti - redazione@clicmedicina.it

RTS,S/AS02. Dietro questa sigla si nasconde un vaccino che per la prima volta nella storia potrebbe dare una risposta concreta, se non definitiva, alla malaria, malattia dimenticata, orfana si dice oggi, in un tentativo lessicale di ingentilire un dramma che nei paesi in via di sviluppo uccide ancora 3000 persone al giorno, in maggioranza bambini e neonati. Il 26 maggio scorso in Tanzania ha preso il via la fase III di sperimentazione di questo candidato vaccino, nato dalla ricerca GlaxoSmithKline, e che nella fase II ha dimostrato un’efficacia del 65 per cento contro le nuove infezioni su un periodo di follow-up di tre mesi dopo la somministrazione delle tre dosi vaccinali. I risultati hanno anche mostrato che il vaccino ha ridotto gli episodi di malaria clinica del 35 percento sul periodo di follow-up di sei mesi dopo la prima dose. Il processo vaccinale coinvolge anche altri Paesi dell’Africa Sub-Sahariana e interesserà, entro novembre, 16.000 bambini e neonati. RTS,S/AS02 è il risultato di una partnership innovativa tra le principali istituzioni di ricerca in Africa, i loro partner accademici del Nord, il PATH Malaria Vaccine Initiative (MVI) e GSK Biologicals, con il sostegno della Bill & Melinda Gates Foundation.

Il vaccino agisce attivando il sistema immunitario a difendersi contro il parassita della malaria, il Plasmodium falciparum, non appena entra in circolo o quando il parassita infetta le cellule del fegato. Come detto, i risultati degli studi clinici hanno dimostrato che RTS,S/AS02 ha una profilo di sicurezza e tollerabilità promettenti, oltre che di efficacia, e può essere somministrato ai bambini in modo sicuro e in combinazione con i vaccini tradizionali per l'infanzia. Se la sperimentazione di fase III avrà successo, RTS,S/AS02 potrebbe essere disponibile nel 2012 per i bambini dai 5 ai 17 mesi e due anni più tardi per i piccoli di età compresa tra 6 e 12 settimane.


Di vaccino antimalarico si è parlato ieri mattina nella sala Pocchiari dell’Istituto Superiore di Sanità nel corso di un convegno al quale hanno portato il loro contributo il presidente dell’ISS Enrico Garaci, Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS, Giancarlo Majori, direttore WHO Collaborating Centre dello stesso dipartimento, Elisabetta Belloni, direttore generale della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace della Città del Vaticano, Marta Guglielmetti, coordinatrice per l’Italia, della Campagna per gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite, Sergio Spinaci, Associate Director, Global Malaria Programme, The World Health Organization, Geneva e Joe Cohen, Vice President of R&D for Vaccines for Emerging Diseases and HIV di GlaxoSmithKline Biologicals e ‘papà’ del vaccino.


La malaria è la più importante malattia parassitaria dell'uomo. L'agente biologico è il plasmodio, un protozoo trasmesso dalla puntura di una zanzara femmina del genere Anopheles. I plasmodi che infettano l'uomo rappresentano con ogni probabilità l'adattamento alla nostra specie di plasmodi filogeneticamente più antichi infettanti varie specie di uccelli. Questo "passaggio di specie", più noto per i virus, è in realtà comune anche a molte specie parassitarie
Fino al XIX secolo la malaria aveva una diffusione praticamente ubiquitaria, non risparmiando nemmeno il Nord Europa e il Nord America. Solo dalla seconda metà del XX secolo la maggior parte dell'Europa, compresa l'Italia, si può considerare virtualmente libera da malaria autoctona, ma nelle aree tropicali e subtropicali la malattia rimane una delle principali cause di morbilità e mortalità. Negli ultimi 20 anni, però, l'incidenza della malaria ha ripreso ad aumentare anche in Europa. Si tratta in massima parte di casi importati, dovuti all'aumento esponenziale dei viaggi internazionali e all'intensificazione del fenomeno migratorio.
Nel 1990 in Italia si arrivava a circa 500 casi, di cui oltre due terzi in cittadini italiani che si erano recati all'estero per turismo, lavoro o missione/volontariato. A partire da quell'anno, l'incidenza negli italiani è rimasta grosso modo stabile, per poi iniziare a diminuire a partire dal 1997, probabilmente anche per un maggiore uso di profilassi efficace, mentre continuava ad aumentare nei cittadini extra-comunitari, portando ad un aumento progressivo del numero assoluto di casi fino a un massimo di quasi 1100 nel 1999, con una lieve diminuzione negli ultimi anni.


La diagnosi tempestiva di malaria seguita da adeguato trattamento previene la grande maggioranza delle complicazioni della malattia e la morte. L'arsenale di farmaci a disposizione si è molto arricchito negli ultimi anni. Il problema è preservare tale arsenale dal diffondersi della chemioresistenza di P.falciparum.

 

 






 
 
 
 

  



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