RTS,S/AS02.
Dietro questa sigla si nasconde un vaccino che per la prima volta nella
storia potrebbe dare una risposta concreta, se non definitiva, alla
malaria, malattia dimenticata, orfana si dice oggi, in un tentativo
lessicale di ingentilire un dramma che nei paesi in via di sviluppo
uccide ancora 3000 persone al giorno, in maggioranza bambini e neonati.
Il 26 maggio scorso in Tanzania ha preso il via la fase III di
sperimentazione di questo candidato vaccino, nato dalla ricerca
GlaxoSmithKline, e che nella fase II ha dimostrato un’efficacia del 65
per cento contro le nuove infezioni su un periodo di follow-up di tre
mesi dopo la somministrazione delle tre dosi vaccinali. I risultati
hanno anche mostrato che il vaccino ha ridotto gli episodi di malaria
clinica del 35 percento sul periodo di follow-up di sei mesi dopo la
prima dose. Il processo vaccinale coinvolge anche altri Paesi
dell’Africa Sub-Sahariana e interesserà, entro novembre, 16.000 bambini
e neonati. RTS,S/AS02 è il risultato di una partnership innovativa tra
le principali istituzioni di ricerca in Africa, i loro partner
accademici del Nord, il PATH Malaria Vaccine Initiative (MVI) e GSK
Biologicals, con il sostegno della Bill & Melinda Gates Foundation.
Il vaccino agisce attivando il sistema immunitario a difendersi contro
il parassita della malaria, il Plasmodium falciparum, non appena entra
in circolo o quando il parassita infetta le cellule del fegato. Come
detto, i risultati degli studi clinici hanno dimostrato che RTS,S/AS02
ha una profilo di sicurezza e tollerabilità promettenti, oltre che di
efficacia, e può essere somministrato ai bambini in modo sicuro e in
combinazione con i vaccini tradizionali per l'infanzia. Se la
sperimentazione di fase III avrà successo, RTS,S/AS02 potrebbe essere
disponibile nel 2012 per i bambini dai 5 ai 17 mesi e due anni più tardi
per i piccoli di età compresa tra 6 e 12 settimane.
Di vaccino antimalarico si è parlato ieri mattina nella sala Pocchiari
dell’Istituto Superiore di Sanità nel corso di un convegno al quale
hanno portato il loro contributo il presidente dell’ISS Enrico Garaci,
Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive
dell’ISS, Giancarlo Majori, direttore WHO Collaborating Centre
dello stesso dipartimento, Elisabetta Belloni, direttore generale
della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero
Affari Esteri, il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente
del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace della Città del
Vaticano, Marta Guglielmetti, coordinatrice per l’Italia, della
Campagna per gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite, Sergio
Spinaci, Associate Director, Global Malaria Programme, The World
Health Organization, Geneva e Joe Cohen, Vice President of R&D
for Vaccines for Emerging Diseases and HIV di GlaxoSmithKline
Biologicals e ‘papà’ del vaccino.
La malaria è la più importante malattia parassitaria dell'uomo. L'agente
biologico è il plasmodio, un protozoo trasmesso dalla puntura di una
zanzara femmina del genere Anopheles. I plasmodi che infettano l'uomo
rappresentano con ogni probabilità l'adattamento alla nostra specie di
plasmodi filogeneticamente più antichi infettanti varie specie di
uccelli. Questo "passaggio di specie", più noto per i virus, è in realtà
comune anche a molte specie parassitarie
Fino al XIX secolo la malaria aveva una diffusione praticamente
ubiquitaria, non risparmiando nemmeno il Nord Europa e il Nord America.
Solo dalla seconda metà del XX secolo la maggior parte dell'Europa,
compresa l'Italia, si può considerare virtualmente libera da malaria
autoctona, ma nelle aree tropicali e subtropicali la malattia rimane una
delle principali cause di morbilità e mortalità. Negli ultimi 20 anni,
però, l'incidenza della malaria ha ripreso ad aumentare anche in Europa.
Si tratta in massima parte di casi importati, dovuti all'aumento
esponenziale dei viaggi internazionali e all'intensificazione del
fenomeno migratorio.
Nel 1990 in Italia si arrivava a circa 500 casi, di cui oltre due terzi
in cittadini italiani che si erano recati all'estero per turismo, lavoro
o missione/volontariato. A partire da quell'anno, l'incidenza negli
italiani è rimasta grosso modo stabile, per poi iniziare a diminuire a
partire dal 1997, probabilmente anche per un maggiore uso di profilassi
efficace, mentre continuava ad aumentare nei cittadini extra-comunitari,
portando ad un aumento progressivo del numero assoluto di casi fino a un
massimo di quasi 1100 nel 1999, con una lieve diminuzione negli ultimi
anni.
La diagnosi tempestiva di malaria seguita da adeguato trattamento
previene la grande maggioranza delle complicazioni della malattia e la
morte. L'arsenale di farmaci a disposizione si è molto arricchito negli
ultimi anni. Il problema è preservare tale arsenale dal diffondersi
della chemioresistenza di P.falciparum.