Genova Anno VII - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 04/09/2009

 

Rosuvastatina riduce del 39% del rischio nei pazienti di oltre 70 anni


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Nuove evidenze scientifiche dimostrano cherosuvastatina, al dosaggio di 20 mg/die, ha ridotto del 39%(P <0,001) rispetto al placebo il numero di eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto del miocardio, ictus cerebrale, rivascolarizzazione arteriosa, ospedalizzazione per angina instabile o morte per cause CV), in pazienti anziani, con livelli di colesterolo da bassi a normali ed elevati livelli di proteina C reattiva ad alta sensibilità (PCR).

Questa analisi, condotta su 5.695 pazienti di almeno 70 anni d’età, è stata presentata recentemente al congresso dell’European Society of Cardiology di Barcellona.
I risultati hanno dimostrato che il trattamento con rosuvastatina:
ha ridotto il rischio combinato di morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico e ictus cerebrale del 40% circa (P=0,004 vs placebo),
ha ridotto il rischio di infarto miocardico del 45% (P=0,046 vs placebo) e di ictus cerebrale del 45% (P=0,023 vs placebo),
ha ridotto del 49% (P=0,003 vs placebo) la necessità di ospedalizzazioneper rivascolarizzazione arteriosa o angina instabile.

Questi risultati, emersi da un’ulteriore analisi dello studio JUPITER, sono coerenti con la riduzione del rischio cardiovascolare osservata con rosuvastatina nella popolazione globale arruolata nello studio.
“Questa nuova analisi è importante in quanto fornisce ai medici un’ulteriore evidenza che rosuvastina è in grado di ridurre significativamente il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti anziani, a più elevato rischio di malattia cardiovascolare”- ha detto Michael Cressman, Direttore della Ricerca Clinica AstraZeneca per rosuvastatina. - “Questo si aggiunge ai dati JUPITER già pubblicati in precedenza che dimostravano che il trattamento con rosuvastatina 20 mg comportava evidenti benefici in diversi sottogruppi di pazienti ad alto rischio inclusi i fumatori di sigaretta, gli ipertesi e quelli con un elevato rischio cardiovascolare (criteri di Framingham)”.


I primi risultati provenienti dallo studio JUPITER, presentati per la prima volta nel Novembre 2008 alle sessioni scientifiche annuali dell’American Heart Association e pubblicati sul New England Journal of Medicine, avevano, infatti, dimostrato che rosuvastatina 20 mg riduce significativamente gli eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto miocardico, ictus cerebrale, rivascolarizzazione arteriosa, ospedalizzazione per angina instabile o decesso per cause cardiovascolari) di un significativo 44% rispetto al placebo (P<0,00001). Questi risultati avevano, inoltre, mostrato che nei pazienti in trattamento con rosuvastatina 20 mg il rischio combinato di infarto miocardico, ictus cerebrale o morte per cause CV si riduceva del 47% (P<0,00001).
Inoltre, durante il corso dello studio JUPITER, rosuvastatina 20 mg è stata ben tollerata in quasi 9.000 pazienti, inclusi 2.878 pazienti di età 70 anni.

Nel primo semestre 2009, AstraZeneca ha presentato un dossier registrativo alla Food and Drug Admistration (FDA), includendo i dati JUPITER.

 

 






 
 
 
 

  



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