Lo studio RE-LY (Randomized Evaluation of Long-Term Anticoagulant
Therapy) ha confrontato due dosi di un nuovo farmaco anticoagulante
orale, il dabigatran, con la warfarina su oltre 18.000 pazienti con
fibrillazione atriale, un’aritmia molto comune che, se non trattata
cronicamente con gli anticoagulanti orali, aumenta il rischio di ictus.
I risultati dello studio sono stati presentati venerdì scorso al
congresso dell’European Society of Cardiology e pubblicati
simultaneamente "online" sulla prestigiosa rivista New England Journal
of Medicine. Il dabigatran si è dimostrato efficace quanto la warfarina
alla dose più bassa (110 mg due volte al giorno) e significativamente
più efficace della warfarina alla dose più alta (150 mg due volte al
giorno) nel prevenire l’ictus e le embolie sistemiche lungo un periodo
di trattamento di due anni in pazienti con fibrillazione atriale e a
rischio di ictus. Nel RE-LY il dabigatran dato a 150 mg due volte al
giorno ha ridotto il rischio di ictus e embolie sistemiche (endpoint
primario dello studio) del 34% (p<0.001) e il rischio di ictus
emorragico del 74% (p<0.001) rispetto alla warfarina. Per la dose più
alta è risultata anche una riduzione della mortalità totale.
Il profilo di sicurezza di dabigatran è risultato migliore ad entrambe
le dosi rispetto agli eventi emorragici maggiori, ridotti in modo
significativo nei pazienti trattati con dabigatran rispetto a quelli
trattati con warfarina.
Il nuovo potenziale competitore della warfarina nella fibrillazione
atriale è un inibitore diretto della trombina, già disponibile per la
prevenzione delle trombosi venose profonde nei pazienti sottoposti a
chirurgia ortopedica maggiore. E’ uno dei numerosi farmaci in studio per
la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale e di altre
condizioni per le quali la warfarina è stata fino ad oggi l’unica
terapia disponibile. Come è noto, la warfarina è gravata dalla necessità
di monitoraggio frequente con prelievi di sangue sistematici per
verificare il livello dell’anticoagulazione, dall’interazione con molti
farmaci e molti alimenti, dall’aumento di rischio di emorragie e la sua
scarsa maneggevolezza ne preclude un corretto uso a molti pazienti. Da
tempo si cerca un farmaco ugualmente efficace, ma più semplice da usare
e che non richieda monitoraggio, come il dabigatran.
Lo studio RE-LY ha coinvolto 951 centri di Cardiologia di 44 diversi
paesi con il coordinamento della McMaster University and Hamilton Health
Sciences, Ontario, Canada, l’ Uppsala Clinical Research Centre, Svezia,
e il Lankenau Institute for Medical Research, USA, con il supporto e la
collaborazione della Boehringer-Ingelheim, produttrice del dabigatran (Pradaxa).
Hanno svolto la funzione di coordinatori nazionali per l’Italia Maria
Grazia Franzosi, responsabile del Dipartimento di Ricerca
Cardiovascolare dell'Istituto Mario Negri, e Giuseppe Di Pasquale,
coordinatore dell’Area Cardiopolmonare e direttore dell’Unità Operativa
di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna.