Genova Anno VII - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 04/09/2009

 

ACEF: nuovo studio di valutazione sul rischio di mortalità del paziente cardochirurgico


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Si chiama ACEF, è stato ideato dal dottor Marco Ranucci, Direttore della Ricerca Clinica nel Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’IRCCS Policlinico San Donato, ed è un nuovo metodo per la valutazione del rischio di mortalità del paziente sottoposto ad intervento cardochirurgico. Lo studio da cui deriva lo score di rischio ACEF è stato pubblicato alla fine di Giugno su Circulation, la prestigiosa rivista scientifica dell’American Heart Association, e ha suscitato un grande interesse presso la comunità scientifica internazionale.

La valutazione del rischio del paziente cardiochirurgico rappresenta un importante standard di riferimento per medici e strutture cliniche, tanto che ad oggi, per la sua definizione, vengono utilizzati numerosi metodi a valenza internazionale. Tra questi l’EuroSCORE, considerato il gold standard in molti paesi Europei, considera un numero piuttosto elevato di variabili (17) e le analizza attraverso un particolare software ricavandone un punteggio che rappresenta la mortalità operatoria prevista. E’ però noto che l’EuroSCORE, applicato a popolazioni di studio ampie ed eterogenee, ne sovrastima spesso il rischio di morte previsto, tanto che recentemente sono stati proposti diversi fattori di correzione.

“La grande innovazione di ACEF - spiega il dottor Ranucci - si basa sul Principio della Parsimonia formulato dal frate filosofo William Ockham nel 1300, che suggerisce l'inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno. Applicare il rasoio di Ockham allo studio della mortalità cardiochirurgica ci ha imposto di scegliere, tra le molteplici variabili, quelle che spiegano in modo più semplice l'evento.
Dopo una valutazione di 13.000 pazienti sottoposti ad intervento cardiochirurgico al Policlinico San Donato
- continua Ranucci - abbiamo visto che gli elementi più importanti da tenere sotto controllo sono in ordine di importanza l’età del paziente; la capacità contrattile del cuore definita come frazione d’eiezione e, tra le varie patologie associate, la presenza di una insufficienza renale (definita da alti valori di creatininemia). Il risultato è quindi espresso per le tre variabili cliniche nell’acronimo ACEF (Age; Creatinine e Ejection Fraction) che rappresentano gli elementi base per effettuare una stima del rischio di morte con un livello di accuratezza uguale, o addirittura superiore, a quello degli altri metodi internazionali.”

“Altro elemento fondamentale di ACEF
- continua il Dottor Ranucci - è quello di essere uno studio del rischio di morte applicato solo a pazienti sottoposti ad intervento cardiaco programmato. Difatti, questi pazienti rappresentano la maggior parte degli interventi effettuati ogni giorno e sono caratterizzati da una mortalità operatoria annua molto bassa rispetto ai casi operati in regime di emergenza o/e urgenza che, se inclusi nella popolazione studio come nell’EuroSCORE, possono incrementare la sovrastima del rischio”.

L’equipe del dottor Ranucci ha applicato lo studio su 4.557 pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico elettivo presso l’IRCCS Policlinico San Donato dal 2001 al 2003; mentre la sua validazione è stato condotta sui 4.091 pazienti operati successivamente. Il modello di rischio si è basato sulla valutazione dei tre elementi aggregati con la seguente semplice formula matematica:

ACEF = età (anni)/frazione d’eiezione (%) + 1 (se la creatinina serica è > 2 ml/dl)

Si tratta quindi di un calcolo elementare, con un punteggio che si stratifica tra valori intorno ad 1 (nel caso di un paziente a basso rischio, di età 60 anni, frazione di eiezione 60%, creatininemia < 2 mg/dL) fino a circa 5 (pazienti ad altissimo rischio, ad esempio di età 80 anni, frazione di eiezione 20%, e creatininemia > 2 mg/dL.
I punteggi così ottenuti sono stati comparati con quelli di altri 5 modelli (Cleveland Clinic, Northern New England score, Personnet e EuroSCORE logistico e standard). I risultati di ACEF hanno confermato l’ipotesi sperimentale che le tre variabili incluse in questo modello bastano a garantire un’accuratezza equivalente, se non a volte superiore, rispetto a modelli di valutazione più complessi. Inoltre, il modello è facilmente calibrabile per meglio definire il profilo di rischio dei pazienti trattati, così da cogliere ogni eventuale variazione della pratica clinica.

“Dalla pubblicazione dei primi risultati su Circulation, molti sono i reparti di cardiochirurgia in Italia interessati ad applicare il nostro modello di stima del rischio. A livello internazionale, ci è stato chiesto di presentare questo modello al Congresso della Società Tedesca di Cardioanestesia, a Novembre di quest’anno, e al Meeting del Mount Sinai Hospital di New York nel Gennaio 2010. Considerando che il modello ACEF non prevede software complicati, ma solo un semplice calcolo fatto a mente, mi auguro - conclude il Dottor Ranucci - che venga applicato ad una casistica sempre maggiore, in modo da avere uno strumento di misura che permetta di valutare in maniera omogenea l’attività clinica”.

 

 






 
 
 
 

  



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