Genova Anno VII - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 28/08/2009

 

Chi è Obeso vive 12 anni in meno e con poca memoria


Superare di molto il proprio peso-forma sarebbe responsabile di una vita più breve di 3 – 12 anni. L’autore della nuova ricerca Eric Finkelstein e gli esperti del Centers for Disease Control and Prevention hanno pubblicato la ricerca sulla rivista Obesity.

 

Inoltre è stato accertato che fumare non fa che peggiorare la situazione: un uomo bianco di 18 anni che è normopeso e non fuma può aspettarsi di vivere fino a 81 anni negli Stati Uniti, ma se fuma ed è gravemente obeso, vivrà fino a 60 anni. Ma la ricerca ha accertato che anche la qualità della vita di uno obeso è piuttosto scadente: infatti la vita di un obeso è caratterizzata da problemi di memoria, apprendimento e controllo del linguaggio, specialmente quando i soggetti superano di 40-50 chili il loro peso-forma. In particolare era stato accertato che oltre al rischio di malattie cardiovascolari, diabete e impotenza, l’obesità della mezza età rappresenta anche un fattore di rischio della demenza.

 

E’ quanto sostengono alcuni ricercatori che hanno pubblicato un articolo su Neurology online 2008 dopo aver condotto studi nelle università di Oakland, Usa e Svezia. In particolare i ricercatori hanno esaminato i dati di oltre 6.500 persone tra il 1964 e il 1973, che allora avevano un'età compresa tra i 40 e i 45 anni. Poi hanno analizzato il loro stato di salute nel periodo 1994-2006.
Nell'ultimo periodo un migliaio di loro era affetto da demenza. E, secondo quanto rileva lo studio si tratta di soggetti che nella loro età di mezzo si portavano dietro diversi chili di troppo. E' noto che il tessuto adiposo viscerale è metabolicamente attivo, e secerne ormoni e prodotti infiammatori che svolgono un ruolo in insulinoresistenza, diabete e malattie cardiovascolari, ma non era finora noto come influissero sul cervello. Tali sostanze, fra cui IL-6 e leptina, svolgono un ruolo nella funzionalità cognitiva: è stato dimostrato in studi su animali che la leptina attraversa la barriera ematoencefalica e potrebbe svolgere un ruolo nella neurodegenerazione, anche contribuendo alla deposizione del beta-amiloide.

 

 






 
 
 
 

  



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