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Anna Carderi -
Psicologa |
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Le cronache dei
quotidiani riportano frequentemente titoli del tipo “prima di gettarsi
dal quinto piano uccide la moglie e i figli”.
Cos’è che muove un omicidio-suicidio?
Chi attua il suicidio spesso si sente devastato, finito, distrutto,
indegno di essere al mondo. Pensa di aver condotto se stesso e i propri
familiari al tracollo economico e al disprezzo sociale. È convinto che
continuare a vivere significhi perpetuare in eterno questa condizione
dove egli è il responsabile e il colpevole della rovina sua e dei suoi
familiari. Spesso tutte queste deliranti considerazioni possono spingere
il soggetto a mettere in atto una delle eventualità più tragiche
riportate nelle notizie di cronaca quella del suicidio allargato.
L’omicidio dei propri cari è nel delirio del non ancora suicida il
drammatico tentativo di tutelarli dalla stessa triste sorte di rovina,
dalle sofferenze della vita, dalla tragedia dell’esistenza, salvandoli
dalle inevitabili ripercussioni che le sue colpe avranno su di loro.
Sentimenti di colpa, di isolamento, rabbia, disperazione, di
impossibilità di ricevere aiuto, la sensazione di perdita di controllo
sui sentimenti e sui pensieri unite alla convinzione che l’attuale stato
emotivo sia senza fine, rappresentano il terreno più fertile per la
manifestazione e il rafforzamento degli atti suicidari.
Questo rischio sembra accentuarsi nelle depressioni e quando sono
presenti disturbi psichiatrici, malattie neurologiche o croniche
inabilitanti, abuso di alcool o sedativi. Tipici sono i casi di
depressione post-parto che si accompagnano a comportamenti omicidari e
suicidari. In queste madri la convinzione che non esista la possibilità
di trovare aiuto, la perdita di speranza, i sentimenti di inutilità e
autoaccusa legati alla paura di danneggiare i propri figli, portano a
concepire il suicidio come unica liberazione dalla sofferenza per se e
per il bambino o unico modo per espiare la colpa per la propria
incapacità ad accudirlo.
Possibili fattori prognostici negativi sono la mancanza di un valido
supporto sociale o l’incapacità del soggetto di percepire l’aiuto
disponibile, le conflittualità familiari, lo scadimento della qualità
della vita sul piano finanziario o relazionale, il persistere di eventi
stressanti, eventi luttuosi, le caratteristiche di personalità e la
presenza di precedenti disturbi psichici.