La
mononucleosi è una malattia febbrile causata dal virus di Epstein-Barr (EBV),
appartenente alla famiglia degli Herpes Virus. Il nome deriva dal fatto
che la malattia causa un aumento dei globuli bianchi, in particolare
delle cellule mononucleate. Diffusa soprattutto fra i giovani, può
essere contratta in qualsiasi ambiente affollato, essendo estremamente
contagiosa; il contagio avviene attraverso la saliva (è detta anche
malattia del bacio) e le urine. Il periodo di incubazione varia fra 30 e
50 giorni.
Secondo un articolo pubblicato su Pediatrics. 2009 (124: 189-93) la
mononucleosi infettiva potrebbe essere un fattore di rischio di sindrome
da affaticamento cronico negli adolescenti. Nei tre quarti degli
adolescenti che soffrono di questo disturbo sono state documentate
patologie infettive simili alla mononucleosi in precedenza, e circa la
metà di questi soggetti presenta mononucleosi attiva all'atto
dell'insorgenza dei sintomi. Sia il sesso femminile che gravi forme di
affaticamento acuto sono state associate allo sviluppo
dell'affaticamento cronico nell'adolescente, ma non l'uso di steroidi
durante la fase acuta della malattia. Sono necessarie ora ulteriori
ricerche per determinare altri fattori predittivi di persistenza
dell'affaticamento dopo la mononucleosi infetttiva.
Il sintomo principale della mononucleosi è rappresentato dalla
stanchezza; solo in una minoranza di casi si manifesta con
l'ingrossamento dei linfonodi del collo, della nuca, delle ascelle e
dell'inguine, mal di gola intenso (a volte con le tonsille ricoperte di
muco verdastro), febbre elevata e prolungata (anche due settimane),
astenia, esantema (in un paziente su dieci), lieve ingrossamento della
milza. Poiché l'origine è virale, gli antibiotici sono sconsigliati
(anzi in pazienti sottoposti a trattamento con ampicillina possono
comparire chiazze rosate in tutto il corpo), come pure i cortisonici
poiché abbassano l'efficienza dei globuli bianchi che svolgono un ruolo
importante nella patologia.