E’
stato pubblicato ieri sulla prestigiosa rivista scientifica The New
England Journal of Medicine l’articolo “Loss of Mismatched HLA in
Leukemia after Stem-Cell Transplantation”, il risultato di uno studio
sui meccanismi alla base dell’efficacia terapeutica del trapianto di
midollo osseo per la cura delle leucemie, condotto da ricercatori del
San Raffaele in collaborazione con medici dell’unità trapianto di
midollo osseo dell’Ospedale.
“Questo studio testimonia l’importante investimento della nostra
istituzione nella ricerca applicata alla Medicina Molecolare. Infatti,
si tratta di una ricerca traslazionale che vede scienziati e clinici
lavorare insieme in uno scambio continuo di informazioni dal letto del
paziente al laboratorio e viceversa. Ha un forte valore aggiunto perché
la comprensione dei meccanismi molecolari, attraverso cui le cellule
leucemiche sono in grado di sfuggire all’attacco dei linfociti T,
consentirà la messa a punto di nuove strategie terapeutiche finalizzate
all’eliminazione delle cellule tumorali da parte del sistema immune”,
afferma Maria Grazia Roncarolo, Direttore Scientifico
dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.
Lo studio è stato condotto da Luca Vago, medico ricercatore
dell’equipe di Katharina Fleischhauer (Laboratorio di
Immunogenetica e Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica -
TIGET) in collaborazione con Chiara Bonini, responsabile del
Laboratorio di Ematologia Sperimentale dell’Istituto Scientifico
Universitario San Raffaele; ed è stato coordinato da Fabio Ciceri,
responsabile dell’unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo (UTMO).
Nell’ultimo ventennio il trapianto di cellule staminali originate dal
midollo osseo ha assunto il valore di terapia cardine per la cura
definitiva di numerose leucemie. La sfida attuale è rendere questa
potenziale cura immediatamente fruibile a tutti i pazienti che la
necessitino, superando le barriere di compatibilità per le quali
attualmente quasi la metà dei malati non dispone di un adeguato donatore
(un donatore cioè che sia identico per il sistema di geni che regola la
compatibilità, definito sistema HLA). Una serie di promettenti studi,
nei quali gruppi di ricerca italiani sono stati pionieri, hanno
dimostrato che è possibile eseguire trapianti anche da donatori che
condividano solo metà del loro corredo genetico di compatibilità con i
pazienti (identici per metà, o “aploidentici”).
Questa innovativa tipologia di trapianti dimostra che le differenze tra
il sistema di compatibilità del donatore e quello del ricevente possono
in realtà contribuire in maniera fondamentale all’eradicazione della
leucemia: è proprio attraverso le differenze nel sistema HLA che le
cellule immunitarie del donatore, in particolare i linfociti “T”,
riconoscono e attaccano la leucemia del paziente, che viene identificata
come “diversa” ed eliminata.
Il dato inatteso alla base della scoperta pubblicata oggi è la
descrizione del meccanismo per cui in alcuni pazienti purtroppo la
leucemia ricompare dopo il trapianto. Attraverso studi di genetica
molecolare i ricercatori del San Raffaele hanno dimostrato che la
leucemia è capace di cambiare il proprio assetto genetico, perdere le
molecole HLA che erano bersaglio specifico dei linfociti “T”, e rendersi
così “invisibile” alla attività curativa del trapianto.
Nello specifico, dopo trapianto aploidentico di cellule staminali
ematopoietiche e infusione di linfociti T del donatore, le cellule
leucemiche possono eludere l’attività antileucemica dei linfociti T
attraverso la perdita delle molecole HLA paziente-specifiche, con
risultato finale la recidiva clinica della malattia. L’identificazione
di tali varianti mutate di leucemia non è possibile attraverso le
metodiche standard di follow-up post-trapianto, ma è agevolmente
effettuata attraverso lo studio molecolare dell’HLA nelle cellule
leucemiche.
La descrizione di questo meccanismo di resistenza leucemica apre una
nuova importante opportunità terapeutica: permette infatti la cura
mirata di una consistente percentuale delle recidive di leucemia
attraverso la scelta tempestiva di un nuovo, diverso, donatore
parzialmente compatibile che sia in grado di attaccare le leucemie
mutate.
La Leucemia Acuta
La leucemia acuta è un tumore maligno a rapida crescita dovuto ad
alterata produzione di globuli bianchi da parte del midollo osseo,
caratterizzato dalla proliferazione nel sangue delle loro forme immature
(blasti).
Nonostante sia una malattia relativamente rara (circa 3% dei tumori),
costituisce la prima causa di morte per cancro in bambini e giovani
adulti. La leucemia mieloide acuta, oggetto dello studio dei ricercatori
del San Raffaele, rappresenta circa l’80% delle leucemie acute
dell’adulto e il 15% di quelle dei bambini.
Il Trapianto di Midollo Osseo e di Cellule Staminali Ematopoietiche
Il trapianto di midollo osseo allogenico (prelevato cioè da un donatore
sano) ha reso possibile, nell’ultimo ventennio, la guarigione di
numerosi pazienti affetti da leucemia acuta. La sua efficacia
terapeutica risiede non solo nella sostituzione del midollo malato con
quello sano, ma anche nel ruolo attivo del sistema immunitario del
donatore che origina dal midollo trapiantato e aggredisce la leucemia.
Recentemente è divenuto possibile mobilizzare le cellule staminali del
sangue (“ematopoietiche”) dal midollo del donatore attraverso farmaci
specifici, per poi raccoglierle mediante un prelievo di sangue,
riducendo i rischi e il dolore connessi al prelievo di midollo osseo, e
aprendo la possibilità di diventare donatori a un pubblico molto più
ampio. Anche se i registri internazionali contano attualmente più di 13
milioni di donatori, quasi la metà dei pazienti con leucemia acuta che
necessitino di un trapianto non ha un donatore compatibile disponibile.
Il trapianto da donatori familiari parzialmente compatibili (identici
per metà, o “aplo-identici”) e’ una delle soluzioni terapeutiche più
promettenti per tutti questi pazienti.
Il sistema HLA
Il sistema HLA (Human Leukocyte Antigen), detto anche sistema d’istocompatibilità,
è il più complesso sistema di geni codificato nel genoma umano,
caratterizzato da un’estrema variabilità tra gli individui, dovuta al
numero elevatissimo di possibili diverse combinazioni tra i suoi
elementi. Codifica per una serie di molecole che sono necessarie per
combattere le infezioni, ma che se vengono a contatto con il sistema
immunitario di un individuo diverso (come nel caso di trapianti
parzialmente incompatibili), sono riconosciute come estranee e diventano
bersagli della risposta immune.
Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti dell’Associazione
Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), della Fondazione Cariplo,
della Fondazione Telethon, della Comunità Europea, del Ministero
Italiano della Salute, e del Ministero Italiano dell’Istruzione,
Università e Ricerca.