Fino
a metà serata del 30 luglio ancora resistenze: per la libera
circolazione della pillola abortiva in Italia, la RU 486, sembrava
bisognasse aspettare ancora. Però, quasi a sorpresa, poco prima della
mezzanotte, sempre di ieri sera, arriva finalmente l’ok dell’AIFA, la
commissione del farmaco. Sembrava uno scherzo e invece è proprio così:
da oggi la RU486 potrà essere commercializzata anche in Italia mentre
mancano all’appello europeo ancora Portogallo e Irlanda.
Certamente quando si parla di aborto si rischia di entrare in querelle
di tipo etico, dove filosofie, religioni, morali si differenziano così
profondamente tra loro, per cui diventa impossibile trovare un punto di
incontro. La realtà che abbiamo vissuto per tanti anni è stata
caratterizzata soprattutto da ipocrisia. Abbiamo acconsentito che
esistesse l’aborto chirurgico ma fino ad oggi abbiamo evitato quello
medico. E allora senza imbarcarci in considerazioni religiose, etiche o
parolaie di qualsiasi genere esiste un dato incontrovertibile di cui
abbiamo finalmente preso coscienza: la legge 194 approvata quasi 25 anni
fa, che permette di abortire legalmente a carico del Sistema Sanitario
Nazionale, non dà alcuna indicazione limitativa sul metodo. Perché fino
ad oggi tanta resistenza. Da una parte forse ci sono motivi religiosi,
etici, l’influenza della Chiesa, dall’altra la dura realtà della
cronaca: alcuni medici sono obiettori in ospedale mentre praticano gli
aborti in casa di cura o nei propri ambulatori. L’aborto medico speriamo
allora possa consentire maggiore privicy e più celerità rispetto al
trattamento chirurgico. In realtà si tratta di un metodo medico sicuro
che non mette in forse la salute delle donne. Proprio come hanno
dimostrato i maggiori istituti scientifici competenti, tra cui
l’Organizzazione mondiale della sanità .
In Italia però la Ru486 potrà essere utilizzata solo in ambito
ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni
volontarie di gravidanza. Lo ha spiegato al termine della lunga
riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell'Emilia
Romagna e componente del Cda.
Nelle disposizioni, ha aggiunto Bissoni, c'è un "richiamo al massimo
rispetto della legge 194 e all'utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una
lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco - ha
aggiunto - entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima
settimana". Entro questo termine, infatti, le eventuali complicanze
sono sovrapponibili a quelle dell'aborto chirurgico. Si tratta di due
compresse che vanno assunto a distanza di due giorni.
Fonte fotografia: www.tantasalute.it