Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 29/07/2009

 

Come curare meglio i malati di Hiv


Sono stati presentati qualche giorno fa, alla 5^ Conferenza IAS (International AIDS Society) che si è tenuta a Città del Capo, Sudafrica, i risultati dello studio ARTEN condotto su oltre 560 pazienti naive. ARTEN è il primo studio prospettico, su larga scala, che ha confrontato l’efficacia virologica dei due antiretrovirali caratterizzati da un minore impatto sul profilo lipidico del paziente, Viramune® e atazanavir boosterato, con ritonavir (atazanavir/r), entrambi in associazione con tenofovir ed emtricitabina (Truvada®).

Lo studio ha dimostrato che l’efficacia virologica di Viramune® (nevirapina) è sovrapponibile a quella di atazanavir/r. ARTEN ha però dimostrato che l‘associazione con Viramune® ha un effetto più favorevole sul profilo lipidico rispetto ad atazanavir/r ed ha confermato il ruolo di nevirapina come terapia di scelta per i pazienti con HIV, nuovi al trattamento.

"Lo studio ARTEN scioglie ogni riserva in merito a una possibile mancanza di efficacia di Viramune® in associazione con Truvada®" ha dichiarato il Prof. Vicente Soriano, Coordinatore Internazionale dello studio ARTEN e Associate Director del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Ospedale Carlos III di Madrid. "I risultati confermano l’efficacia dell'associazione Viramune® - Truvada® insieme ad un miglioramento del profilo lipidico, dato particolarmente significativo per i pazienti a rischio cardiovascolare".

Rispetto ai valori basali, Viramune® ha determinato un incremento del HDL-c (il cosiddetto colesterolo buono) superiore al doppio di quello ottenuto con atazanavir/r (9,7 mg/dl rispetto a 3,9 mg/dl (P<0,0001)). Anche il rapporto tra colesterolo totale e HDL-c è stato significativamente migliore con Viramune® (P<0,0001).
Lo studio che ha arruolato pazienti con carica virale al basale elevata (64%>100.000 cp/ml), ha dimostrato che i pazienti trattati con Viramune® - Truvada® hanno una carica virale non rilevabile, dopo 6 mesi di trattamento, in percentuale maggiore rispetto a atazanavir/r.

"Lo studio ARTEN dimostra che Viramune® rimane una valida opzione terapeutica, con qualsiasi carica virale il paziente presenti. Questo è particolarmente importante nei late presenter, che iniziano il trattamento in fase avanzata di malattia. Nella pratica clinica si incontrano moltissimi di questi casi" ha affermato il Prof. Soriano.

Alla fine del 2007, si contavano approssimativamente 33 milioni di individui sieropositivi. Con una terapia antiretrovirale efficace, il numero di decessi l'anno è diminuito e l’HIV è diventato una malattia cronica; come tale, la malattia cardiovascolare è diventata un’importante comorbilità e causa di mortalità in questa popolazione come dimostrato dall’aumento dei tassi di coronaropatia tra i soggetti HIV positivi.

Il Dott. Manfred Haehl, MD, Senior Vice-President Medicine di Boehringer Ingelheim ha dichiarato "Con l’incremento delle patologie cardiovascolari, medici e pazienti sono sempre più alla ricerca di strategie terapeutiche con i migliori profili lipidici al fine di salvaguardare il proprio stato di salute generale e prevenire l'insorgenza di malattie cardiovascolari e metaboliche. Lo studio ARTEN offre oggi un'ulteriore rassicurazione e permette ai medici di trattare i pazienti con maggiore sicurezza con un'associazione di Viramune® e Truvada®".

“Arten è uno studio ben dimensionato in termini di campione e di affidabilità statistica – ha commentato Franco Maggiolo dell'Unita' Operativa Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Bergamo - Mettendo a confronto nevirapina con atazanavir, un inibitore delle proteasi oggi molto usato nei pazienti naive, realizza un raffronto sicuramente valido e utile per il clinico. La scelta di usare Truvada® come farmaco di base è particolarmente opportuna perché i risultati ottenuti nei due bracci con nevirapina fugano i dubbi sull’efficacia e potenza dell’associazione di queste molecole”.

Relativamente al disegno dello studio, ha osservato Gianni di Perri, Direttore della Clinica delle Malattie Infettive di Torino “l’adozione di metodi di analisi statistica più rigidi rispetto al solito e coerenti con le Linee guida europee, associata alla caratteristica della popolazione arruolata di avere bassi livelli di CD4 ed elevata carica virale, rende i risultati particolarmente significativi indicando nella nevirapina una opzione terapeutica importante”.

 

 






 
 
 
 

  



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