Sono stati presentati qualche giorno fa, alla 5^ Conferenza IAS (International
AIDS Society) che si è tenuta a Città del Capo, Sudafrica, i risultati
dello studio ARTEN condotto su oltre 560 pazienti naive. ARTEN è il
primo studio prospettico, su larga scala, che ha confrontato l’efficacia
virologica dei due antiretrovirali caratterizzati da un minore impatto
sul profilo lipidico del paziente, Viramune® e atazanavir boosterato,
con ritonavir (atazanavir/r), entrambi in associazione con tenofovir ed
emtricitabina (Truvada®).
Lo studio ha dimostrato che l’efficacia virologica di Viramune® (nevirapina)
è sovrapponibile a quella di atazanavir/r. ARTEN ha però dimostrato che
l‘associazione con Viramune® ha un effetto più favorevole sul profilo
lipidico rispetto ad atazanavir/r ed ha confermato il ruolo di
nevirapina come terapia di scelta per i pazienti con HIV, nuovi al
trattamento.
"Lo studio ARTEN scioglie ogni riserva in merito a una possibile
mancanza di efficacia di Viramune® in associazione con Truvada®" ha
dichiarato il Prof. Vicente Soriano, Coordinatore Internazionale
dello studio ARTEN e Associate Director del Dipartimento di Malattie
Infettive dell'Ospedale Carlos III di Madrid. "I risultati confermano
l’efficacia dell'associazione Viramune® - Truvada® insieme ad un
miglioramento del profilo lipidico, dato particolarmente significativo
per i pazienti a rischio cardiovascolare".
Rispetto ai valori basali, Viramune® ha determinato un incremento del
HDL-c (il cosiddetto colesterolo buono) superiore al doppio di quello
ottenuto con atazanavir/r (9,7 mg/dl rispetto a 3,9 mg/dl (P<0,0001)).
Anche il rapporto tra colesterolo totale e HDL-c è stato
significativamente migliore con Viramune® (P<0,0001).
Lo studio che ha arruolato pazienti con carica virale al basale elevata
(64%>100.000 cp/ml), ha dimostrato che i pazienti trattati con Viramune®
- Truvada® hanno una carica virale non rilevabile, dopo 6 mesi di
trattamento, in percentuale maggiore rispetto a atazanavir/r.
"Lo studio ARTEN dimostra che Viramune® rimane una valida opzione
terapeutica, con qualsiasi carica virale il paziente presenti. Questo è
particolarmente importante nei late presenter, che iniziano il
trattamento in fase avanzata di malattia. Nella pratica clinica si
incontrano moltissimi di questi casi" ha affermato il Prof.
Soriano.
Alla fine del 2007, si contavano approssimativamente 33 milioni di
individui sieropositivi. Con una terapia antiretrovirale efficace, il
numero di decessi l'anno è diminuito e l’HIV è diventato una malattia
cronica; come tale, la malattia cardiovascolare è diventata
un’importante comorbilità e causa di mortalità in questa popolazione
come dimostrato dall’aumento dei tassi di coronaropatia tra i soggetti
HIV positivi.
Il Dott. Manfred Haehl, MD, Senior Vice-President Medicine di
Boehringer Ingelheim ha dichiarato "Con l’incremento delle patologie
cardiovascolari, medici e pazienti sono sempre più alla ricerca di
strategie terapeutiche con i migliori profili lipidici al fine di
salvaguardare il proprio stato di salute generale e prevenire
l'insorgenza di malattie cardiovascolari e metaboliche. Lo studio ARTEN
offre oggi un'ulteriore rassicurazione e permette ai medici di trattare
i pazienti con maggiore sicurezza con un'associazione di Viramune® e
Truvada®".
“Arten è uno studio ben dimensionato in termini di campione e di
affidabilità statistica – ha commentato Franco Maggiolo
dell'Unita' Operativa Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di
Bergamo - Mettendo a confronto nevirapina con atazanavir, un
inibitore delle proteasi oggi molto usato nei pazienti naive, realizza
un raffronto sicuramente valido e utile per il clinico. La scelta di
usare Truvada® come farmaco di base è particolarmente opportuna perché i
risultati ottenuti nei due bracci con nevirapina fugano i dubbi
sull’efficacia e potenza dell’associazione di queste molecole”.
Relativamente al disegno dello studio, ha osservato Gianni di Perri,
Direttore della Clinica delle Malattie Infettive di Torino
“l’adozione di metodi di analisi statistica più rigidi rispetto al
solito e coerenti con le Linee guida europee, associata alla
caratteristica della popolazione arruolata di avere bassi livelli di CD4
ed elevata carica virale, rende i risultati particolarmente
significativi indicando nella nevirapina una opzione terapeutica
importante”.