Una
equipe di ricercatori dell’Weizmann Institute of Science di Rehovot in
Israele, guidata da Michal Schwartz, in collaborazione con i
ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia (Istituto di Neurologia
Sperimentale - INSPE) del San Raffaele di Milano, diretta da Gianvito
Martino, hanno dimostrato che un particolare tipo di cellule del
sangue, i cosiddetti macrofagi, possono essere utilizzati come strumento
terapeutico per attenuare i danni permanenti al sistema nervoso centrale
causati da lesioni traumatiche del midollo spinale.
Tale scoperta, per ora validata solo nei topi, è stata pubblicata sulla
prestigiosa rivista scientifica internazionale PLoS Medicine ed apre
nuove prospettive terapeutiche per la cura delle lesioni traumatiche del
midollo spinale.
La lesione del midollo spinale è un evento patologico che si verifica
quando si interrompe parzialmente o totalmente la connessione funzionale
tra il midollo spinale da una parte e il cervello e i nervi periferici
dall’altra. Le cause più comuni che possono portare ad una lesione
midollare sono di tipo traumatico: di solito sono il risultato di una
ferita fisica (es. arma da fuoco) o di un trauma contusivo (es.
incidente automobilistico o motoristico) che provocano una frattura
della colonna vertebrale a cui consegue il danneggiamento irreversibile
del midollo spinale. I danni a carico del midollo spinale possono
causare la perdita di funzioni motorie (come ad esempio il movimento e/o
la respirazione) e/o sensoriali (come ad esempio le sensibilità tattile,
termica e dolorifica) a seconda del segmento del midollo spinale che è
stato danneggiato. Attualmente al mondo ci sono circa 2.5 milioni di
persone con lesione midollare a cui si aggiunge un numero di circa
130.000 casi ogni anno. Queste cifre danno ragione del significativo
impatto dei traumi midollari sulla qualità della vita. Attualmente non
esistono terapie specifiche per i traumi midollari anche se un
intervento chirurgico immediato (nelle prime 72 ore dal trauma) teso a
ridurre la frattura vertebrale associata alla lesione midollare può
essere di parziale beneficio.
L’accumulo di deficit(s) funzionali permanenti, causati dal trauma
midollare, è dovuto non solo all’evento traumatico iniziale in sé ma
anche a una serie di processi secondari al danno, sia precoci sia
tardivi. Tra gli eventi dannosi precoci (che avvengono nei primi 2-3
giorni dal trauma) l’infiammazione gioca un ruolo importante, mentre tra
gli eventi tardivi più deleteri (che avvengono settimane o mesi dopo il
trauma) ricordiamo la cicatrizzazione della zona danneggiata e la
formazione di una cavità cistica con conseguente perdita irreversibile
della funzione della zona colpita.
La peculiarità della scoperta si deve al fatto che i ricercatori del
Weizman Institute e del San Raffaele, dopo aver indotto sperimentalmente
lesioni traumatiche nel midollo spinale di topi, hanno verificato che
alcuni tipi di cellule del sangue che prendevano parte alla reazione
infiammatoria post-traumatica non svolgevano una vera e propria azione
dannosa ma altresì avevano un effetto benefico. Dopo questa prima
osservazione, i ricercatori hanno cercato di capire quali erano le
caratteristiche di queste cellule infiammatorie ‘benevole’ ed hanno
individuato in una particolare popolazione di globuli bianchi, i
macrofagi, i responsabili di tale attività. I macrofagi sono globuli
bianchi normalmente deputati a combattere le infezioni poiché sono in
grado di catturare e distruggere gli agenti infettivi; in questo caso si
sono dimostrati capaci di svolgere funzioni protettive fino ad ora
insperate e poco conosciute.
Le cellule del sistema immunitario, dal quale dipende la reazione
infiammatoria post-traumatica che avviene nel midollo spinale lesionato,
contengono vari tipi cellulari diversi tra cui due tipi di macrofagi: i
macrofagi che provengono dal sangue e i macrofagi residenti perennemente
nel sistema nervoso, la microglia. I ricercatori hanno dimostrato che
l’effetto benefico nel riparare le lesioni dipende solo dai macrofagi
provenienti dal sangue, e non da quelli residenti nel midollo spinale,
ma hanno anche individuato all’interno della popolazione dei macrofagi
del sangue un particolare sottotipo cellulare in grado di svolgere tale
azione benefica attraverso il rilascio di una potente sostanza
anti-infiammatoria denominata interleuchina 10.
Per verificare l’effetto curativo dei macrofagi, i ricercatori
israeliani e i colleghi del San Raffaele hanno poi utilizzato un
topo-chimera in cui i macrofagi del sangue erano stati preventivamente
“colorati di verde” per poi essere individuati una volta trapiantati nei
topi malati. Con questo stratagemma si è potuto distinguere tra
microglia e macrofagi del sangue e si è potuto scoprire che topi
trapiantati con macrofagi verdi recuperavano più in fretta le funzioni
motorie perse a causa della lesioni midollare concludendo che i
macrofagi del sangue e non quelli presenti nel sistema nervoso centrale
sono le cellule che ‘riparano’. L’iniezione delle cellule è però
risultata efficace solo quando le cellule sono state iniettate quando
l’infiammazione è risultata attiva nel midollo spinale, cioè nelle fasi
immediatamente successive al trauma. In condizioni di scarsa
infiammazione queste cellule non hanno mostrato alcuna capacità di
riparazione.
Infine, i ricercatori hanno anche osservato che i macrofagi producono
non solo una riparazione diretta del danno, limitando l’infiammazione,
ma influenzano anche le capacità auto-riparative del tessuto malato in
cui si integrano. Normalmente infatti il tessuto danneggiato reagisce
cicatrizzando la zona colpita con conseguente formazione di una cavità
cistica; l’azione dei macrofagi trapiantati, invece, ha anche favorito
l’attivazione delle cellule endogene (dell’animale malato) che
moltiplicandosi hanno potuto anch’esse contribuire alla riparazione del
danno poiché capaci di inibire la cicatrizzazione e la formazione della
cavità cistica.
Lo studio ha due aspetti di rilievo che devono essere sottolineati. Da
una parte chiarisce una volta di più che alcune sottopopolazioni
cellulari del sistema immunitario hanno una tale attività
anti-infiammatoria che possono contribuire efficacemente a riparare
danni ingenti al sistema nervoso conseguenti ad eventi di tipo
traumatico/infiammatorio e dall’altra suggerisce l’utilizzo di tali
cellule come strumenti terapeutici per limitare i danni provocati da
importanti traumi midollari.
I risultati pubblicati suggeriscono una nuova via terapeutica, basata
sulla stimolazione piuttosto che sull’inibizione del sistema
immunitario, che potrebbe nel futuro prossimo risultare efficace non
solo per curare lesioni traumatiche acute del sistema nervoso ma anche
disturbi cronici neurodegenerativi come la Malattia di Alzheimer ed il
Morbo di Parkinson.