Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 22/07/2009

 

Quando i numeri aiutano a capire e curare il cancro


Roberto Labianca, Daniel Sargent e Tiziano Barbui

Negli ultimi 15 anni sono stati fatti enormi passi avanti nella cura contro il cancro. Merito della ricerca condotta in questi anni in tutto il mondo se oggi conosciamo meglio le patologie oncologiche e se esistono possibilità concrete di cura e di guarigione. Ne è fermamente convinto anche Daniel Sargent, direttore del Cancer Center Statistics e professore di Biostatistica e Oncologia alla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. Laureato nel 1992, oggi è a capo di un gruppo di 50 persone che si occupano di statistica oncologica e di metodologia delle sperimentazioni cliniche. Il loro obiettivo è quello di trovare le risposte ai mille quesiti irrisolti che ancora gravano attorno alle patologie tumorali e di validare nuovi approcci terapeutici attraverso sofisticate analisi statistiche basate sul confronto e lo studio di milioni di dati e di numeri. Daniel Sargent collabora attivamente con i maggiori centri di oncologia di tutto il mondo, tra cui gli Ospedali Riuniti di Bergamo.

“Sono molto contento che Daniel abbia accettato il nostro invito per questa conferenza, che ritengo molto utile per tutti i professionisti coinvolti nella cura dei tumori: chirurghi, oncologi, biologi, emetologi e data manager – ha commentato Roberto Labianca, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dei Riuniti -. Daniel è il portatore di un valore fondamentale che guida il lavoro clinico e di ricerca che facciamo in questo ospedale: la collaborazione globale, all’unisono tra clinici e statistici, a favore di un lavoro di ricerca indipendente dagli interessi economici. Il suo gruppo riunisce, studia e confronta i milioni di dati che vengono raccolti nei trials clinici condotti in tutto il mondo. Quando si mettono insieme molti dati e si studiano con i criteri statistici più adeguati, si arriva a risultati importanti, sia dal punto di vista clinico che di metodologia dello studio. Solo così possiamo andare avanti nella lotta contro il cancro. E così è andata con la terapia adiuvante del tumore del colon.”

Il tumore al colon rappresenta il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità nei paesi occidentali, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. Se è vero che negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di tumori di questo tipo, parallelamente la mortalità è diminuita, grazie a una migliore informazione, alla diagnosi precoce e ai miglioramenti nel campo della terapia. In particolare la ricerca ha dimostrato che la chemioterapia può svolgere un ruolo fondamentale dopo l'intervento chirurgico di asportazione del tumore. È la cosiddetta terapia adiuvante o precauzionale, tema al centro della conferenza tenuta dal professor Sargent nei giorni scorsi agli Ospedali Riuniti, sotto l’egida dalla Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo.

Oggetto di studio fin dagli anni ’90, questo approccio terapeutico parte dal presupposto che le recidive della malattia sono una delle principali cause di morte, come dimostrato da una ricerca dello stesso Sargent. Il suo gruppo ha studiato i dati di oltre 20.000 pazienti arruolati in vari studi clinici, dimostrando che la probabilità di recidiva raggiunge il picco dopo un anno dall’intervento chirurgico. Un’ulteriore analisi su questi dati ha permesso di capire che la terapia adiuvante cura realmente il cancro al colon: riduce infatti drammaticamente il rischio di recidive nei primi 2 anni, rispetto alla sola chirurgia, aumentando anche la sopravvivenza globale.

“Attualmente stiamo svolgendo un altro studio indipendente, a livello nazionale, coordinato dal nostro centro, con il supporto metodologico di Daniel – ha concluso Labianca -. L’obiettivo è capire se riducendo a 3 mesi il trattamento chemioterapico post intervento si hanno gli stessi risultati del trattamento solitamente applicato della durata di 6 mesi. Lo studio è finanziato dall’AIFA e in 2 anni abbiamo già reclutato 1.000 pazienti in tutta Italia. La durata del trattamento è infatti una delle questioni ancora da chiarire della terapia adiuvante.”

“Negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati importantissimi nel campo della terapia adiuvante del cancro al colon, come ci ha brillantemente illustrato il professor Sargent – ha commentato Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore -. Ma ci sono ancora diversi aspetti che vanno valutati attentamente attraverso la ricerca per dare ai pazienti nel minor tempo possibile il migliore e il più efficace dei trattamenti. Il lavoro del professor Sargent dimostra che la ricerca è l’unica arma che abbiamo per capire come dobbiamo muoverci per curare il cancro e offrire la migliore assistenza possibile. È questo il valore che muove la Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore.”

“Interventi come quello del dottor Sargent, occasioni uniche di studio e di confronto, saranno sempre più frequenti
– ha commentato Claudio Sileo, Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti -. Perchè questa è la vocazione del nostro ospedale: l'aggiornamento continuo in modo che i nostri pazienti ricevano cure ottimali e condivise con le maggiori istituzioni internazionali. Grazie anche alla nostra Fondazione di ricerca, ci saranno in tempi brevi programmi strutturati di aggiornamento, anche esterni ai tradizionali percorsi formativi ECM, cui potranno accedere non solo medici ma anche infermieri, tecnici e tutti gli operatori coinvolti nella cura dei pazienti."

 

 

 






 
 
 
 

  



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