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Roberto Labianca,
Daniel Sargent e Tiziano Barbui |
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Negli ultimi 15 anni sono
stati fatti enormi passi avanti nella cura contro il cancro. Merito
della ricerca condotta in questi anni in tutto il mondo se oggi
conosciamo meglio le patologie oncologiche e se esistono possibilità
concrete di cura e di guarigione. Ne è fermamente convinto anche
Daniel Sargent, direttore del Cancer Center Statistics e professore
di Biostatistica e Oncologia alla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota.
Laureato nel 1992, oggi è a capo di un gruppo di 50 persone che si
occupano di statistica oncologica e di metodologia delle sperimentazioni
cliniche. Il loro obiettivo è quello di trovare le risposte ai mille
quesiti irrisolti che ancora gravano attorno alle patologie tumorali e
di validare nuovi approcci terapeutici attraverso sofisticate analisi
statistiche basate sul confronto e lo studio di milioni di dati e di
numeri. Daniel Sargent collabora attivamente con i maggiori centri di
oncologia di tutto il mondo, tra cui gli Ospedali Riuniti di Bergamo.
“Sono molto contento che Daniel abbia accettato il nostro invito per
questa conferenza, che ritengo molto utile per tutti i professionisti
coinvolti nella cura dei tumori: chirurghi, oncologi, biologi, emetologi
e data manager – ha commentato Roberto Labianca, Direttore
del Dipartimento di Oncoematologia dei Riuniti -. Daniel è il
portatore di un valore fondamentale che guida il lavoro clinico e di
ricerca che facciamo in questo ospedale: la collaborazione globale,
all’unisono tra clinici e statistici, a favore di un lavoro di ricerca
indipendente dagli interessi economici. Il suo gruppo riunisce, studia e
confronta i milioni di dati che vengono raccolti nei trials clinici
condotti in tutto il mondo. Quando si mettono insieme molti dati e si
studiano con i criteri statistici più adeguati, si arriva a risultati
importanti, sia dal punto di vista clinico che di metodologia dello
studio. Solo così possiamo andare avanti nella lotta contro il cancro. E
così è andata con la terapia adiuvante del tumore del colon.”
Il tumore al colon rappresenta il terzo tumore maligno per incidenza e
mortalità nei paesi occidentali, dopo quello della mammella nella donna
e quello del polmone nell'uomo. Se è vero che negli ultimi anni si è
assistito a un aumento del numero di tumori di questo tipo,
parallelamente la mortalità è diminuita, grazie a una migliore
informazione, alla diagnosi precoce e ai miglioramenti nel campo della
terapia. In particolare la ricerca ha dimostrato che la chemioterapia
può svolgere un ruolo fondamentale dopo l'intervento chirurgico di
asportazione del tumore. È la cosiddetta terapia adiuvante o
precauzionale, tema al centro della conferenza tenuta dal professor
Sargent nei giorni scorsi agli Ospedali Riuniti, sotto l’egida dalla
Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo.
Oggetto di studio fin dagli anni ’90, questo approccio terapeutico parte
dal presupposto che le recidive della malattia sono una delle principali
cause di morte, come dimostrato da una ricerca dello stesso Sargent. Il
suo gruppo ha studiato i dati di oltre 20.000 pazienti arruolati in vari
studi clinici, dimostrando che la probabilità di recidiva raggiunge il
picco dopo un anno dall’intervento chirurgico. Un’ulteriore analisi su
questi dati ha permesso di capire che la terapia adiuvante cura
realmente il cancro al colon: riduce infatti drammaticamente il rischio
di recidive nei primi 2 anni, rispetto alla sola chirurgia, aumentando
anche la sopravvivenza globale.
“Attualmente stiamo svolgendo un altro studio indipendente, a livello
nazionale, coordinato dal nostro centro, con il supporto metodologico di
Daniel – ha concluso Labianca -. L’obiettivo è capire se
riducendo a 3 mesi il trattamento chemioterapico post intervento si
hanno gli stessi risultati del trattamento solitamente applicato della
durata di 6 mesi. Lo studio è finanziato dall’AIFA e in 2 anni abbiamo
già reclutato 1.000 pazienti in tutta Italia. La durata del trattamento
è infatti una delle questioni ancora da chiarire della terapia adiuvante.”
“Negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati importantissimi nel
campo della terapia adiuvante del cancro al colon, come ci ha
brillantemente illustrato il professor Sargent – ha commentato
Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione di Ricerca
Ospedale Maggiore -. Ma ci sono ancora diversi aspetti che vanno
valutati attentamente attraverso la ricerca per dare ai pazienti nel
minor tempo possibile il migliore e il più efficace dei trattamenti. Il
lavoro del professor Sargent dimostra che la ricerca è l’unica arma che
abbiamo per capire come dobbiamo muoverci per curare il cancro e offrire
la migliore assistenza possibile. È questo il valore che muove la
Fondazione di Ricerca Ospedale Maggiore.”
“Interventi come quello del dottor Sargent, occasioni uniche di studio e
di confronto, saranno sempre più frequenti – ha commentato
Claudio Sileo, Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti -.
Perchè questa è la vocazione del nostro ospedale: l'aggiornamento
continuo in modo che i nostri pazienti ricevano cure ottimali e
condivise con le maggiori istituzioni internazionali. Grazie anche alla
nostra Fondazione di ricerca, ci saranno in tempi brevi programmi
strutturati di aggiornamento, anche esterni ai tradizionali percorsi
formativi ECM, cui potranno accedere non solo medici ma anche
infermieri, tecnici e tutti gli operatori coinvolti nella cura dei
pazienti."