 |
|
Anna Carderi -
Psicologa |
|
Le dimensioni del pene
sembra essere uno dei temi più presenti negli uomini. Si stima che il
3,3% delle richieste di visita andrologica siano motivate dal
sospetto/convinzione di avere un pene piccolo. Convinzione spesso
associata ad una erronea percezione dei genitali e sotto la quale può
celarsi una dismorfofobia peniena, fenomeno questo che sembra essere in
costante aumento.
La disforfofobia peniena consiste in una distorta percezione dell’organo
genitale che, pur avendo dimensioni e forme appropriate, è visto dalla
persona come troppo piccolo o troppo grande o troppo curvo. Nel caso in
cui le anomalie fisiche siano reali, il problema è vissuto dal paziente
in modo esagerato. Questa preoccupazione ha i caratteri dell’idea
ossessiva e i comportamenti ad essa associati sono quelli delle
compulsioni. Le preoccupazioni inerentemente l’aspetto e le dimensioni
del proprio pene sono fonte di sofferenza e possono presentarsi in modo
persistente o ricorrente per parecchie ore al giorno. Tale patologia può
determinare ansia, depressione e condurre ad una condizione di
isolamento sociale in cui il soggetto rifiuta il contatto con le donne e
all’insorgere di una marcata sensibilità alle di tematiche di
riferimento. Questi pazienti si sentono ridicoli, deformi ed i controlli
allo specchio non fanno altro che confermare le loro convinzioni. I
comportamenti secondari ai vissuti dismorfofobici presentano analogie
con le compulsioni. Frequenti sono i controlli allo specchio oppure le
condotte tese a migliorare o nascondere o eliminare il difetto fisico.
Quasi immancabili sono i ripetuti controlli medici finalizzati a
richieste di interventi o terapie correttive. Le aspettative riguardo
alle modalità di correzione del loro difetto sono generalmente del tutto
irrealistiche, per cui raramente si ritengono soddisfatti delle
modifiche apportate al proprio aspetto.
Per quanto concerne il trattamento i pazienti con dismorfofobia peniena
tendono a evitare la terapia sessuale e preferiscono rivolgersi ai
chirurghi. Tuttavia la maggioranza dei soggetti o non trae alcun
miglioramento o subisce un aggravamento della sintomatologia.
Il 79% degli interventi di allungamento penieno viene eseguito in
presenza di un pene di dimensioni perfettamente normali, e quindi con
finalità puramente estetiche, al pari della rinoplastica o delle protesi
mammarie, e, solo il restante 21% è praticato per patologie organiche.
Questi dati confermano l’importanza di una chiara diagnosi differenziale
utile a rilevare quanto la richiesta di eventuali interventi di
allungamento è direttamente correlata ad una reale caratteristica di
micropene, cioè un pene che presenta una lunghezza inferiore a 2,5 SD
rispetto alla media (per età e per epoca di sviluppo sessuale, in
assenza di altre anomalie anatomiche dell’organo) che nell’adulto di
razza caucasica presenta in erezione da ICI una lunghezza del pene di
14,50cm, una circonferenza prossimale di 11,92cm e una circonferenza
distale di 11,05cm, a un dismorfismo penieno (malformazioni dell'organo
quali il pene torto congenito e la sindrome di La Peyronie) o alla
dismetria (effettivo discostarsi delle misure dal range di normalità) o
invece si tratta di un disturbo da dismorfismo penieno.
Nei casi di dismorfofobia peniena, infatti, è necessario un intervento
psicosessuologico utile a ridimensionare il vissuto catastrofico del
paziente. Un intervento atto a rieducare e fare riappropriare alcuni
uomini della loro sicurezza e stima di sé al fine di migliorare le
percezione di alcune parti del proprio corpo e permettere così alla
persona di riappropriarsi di uno status di “potere” necessario al buon
funzionamento intimo e relazionale.