Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 15/07/2009

 

Parkinson: un aiuto dalla stimolazione magnetica del cervelletto


Dott. Giacomo Koch

Il morbo di Parkinson è normalmente trattato farmacologicamente ricorrendo alla levo-dopa; tale sostanza però spesso induce anche movimenti involontari, denominati discinesie. Questi disturbi si presentano in un’elevata percentuale di pazienti dopo alcuni anni di terapia: in alcuni casi possono essere talmente intensi da divenire invalidanti, provocando difficoltà nell’esecuzione dei movimenti volontari, perdita di equilibrio e frequenti cadute. I meccanismi che provocano le discinesie ancora non sono stati completamente chiariti e la terapia medica per tenerli sotto controllo non è soddisfacente. Fino ad oggi, infatti, miglioramenti significativi potevano essere ottenuti soltanto con procedure invasive, come la stimolazione cerebrale profonda mediante neurochirurgia stereotattica.

Comprendere a fondo i meccanismi da cui originano le discinesie indotte dalla levo-dopa è quindi fondamentale per adottare nuove strategie terapeutiche nella cura del morbo di Parkinson. Ora una ricerca dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, appena pubblicata sull’importante rivista internazionale Neurology, ha dimostrato che il cervelletto può essere un nuovo potenziale bersaglio per il trattamento delle discinesie. La ricerca è stata condotta dal dott. Giacomo Koch in collaborazione con Livia Brusa, Carlo Caltagirone e Paolo Stanzione dell’Università di Tor Vergata, con il contributo di un'equipe spagnola dell’Università di Siviglia.

Lo studio ha preso in esame gruppi di pazienti con morbo di Parkinson che presentavano discinesie indotte dalla terapia con levo-dopa. Tali pazienti sono stati sottoposti a due settimane di trattamento con stimolazione magnetica transcranica (TMS), una metodica neurofisiologica assolutamente non invasiva e in grado di indurre una modificazione della eccitabilità dei neuroni dell’area del cervello che viene stimolata. Nel gruppo di pazienti in cui la TMS è stata applicata giornalmente sul cervelletto per alcuni minuti si è osservata una persistente riduzione della frequenza e dell’intensità dei movimenti involontari. Inoltre, si è visto che il miglioramento clinico si è associato a modificazioni nell’eccitabilità delle aree motorie connesse con il cervelletto: si è così evidenziato il ruolo importante che questi circuiti neuronali sembrano giocare nello sviluppo delle discinesie.

Questa promettente ricerca ha dimostrato che, nella cura del morbo di Parkinson, alla base dei movimenti involontari indotti dalla levo-dopa vi può essere un alterato funzionamento di circuiti cerebrali connessi con il cervelletto e che tali alterazioni possono essere efficacemente modulate ricorrendo a tecniche di stimolazione cerebrale non invasive, come appunto quella magnetica transacranica.

 

 






 
 
 
 

  



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