Le
nanoparticelle anche se piccole possono essere pericolose. E a
risentirne per primo è proprio il polmone. Gli autori della ricerca
pubblicata su J Molecular Cell Biol online 2009 del 12 giugno sostengono
che sarebbero proprio le particelle PAMAM ad essere particolarmente
pericolose.
Questa volta la scoperta proviene dalla Cina: è stato accertato il
meccanismo tramite il quale una classe di nanoparticelle utilizzata per
la somministrazione di alcuni farmaci possa causare danni polmonari.
Tali particelle, conosciute come PAMAM, esercitano il loro effetto
deleterio sul tessuto polmonare stimolando la morte cellulare autofagica.
Inizialmente era stato osservato in vitro che diversi tipi di PAMAM
producono la morte cellulare, ma non vi erano indicazioni del fatto che
potesse trattarsi di apoptosi. L'inibizione artificiale dell'autofagia,
tuttavia, porta a significativi miglioramenti del danno polmonare ed ad
un miglioramento della sopravvivenza nella cavia. Ciò costituisce
un'utile indicazione per lo sviluppo di strategie per la prevenzione del
danno polmonare da nanoparticelle. Recentemente è stato accertato che
anche le creme solari a base di nanoparticelle sono a rischio. Secondo
uno studio statunitense le particelle di titanio dalle dimensioni di 30
milionesimi di millimetro acquisterebbero nuove proprietà rispetto alle
particelle più grandi dello stesso materiale e diventerebbero per questo
pericolose per le cellule nervose.
La ricerca, resa nota sul sito della rivista 'Nature', è stata condotta
da Bellina Veronesi, dell'Agenzia statunitense per la protezione
ambientale. Gli effetti delle nanoparticelle sono stati osservati per il
momento soltanto su colture di cellule nervose di topo e di conseguenza
il lavoro è stato accolto con molta prudenza dal mondo scientifico, che
giudica necessari ulteriori approfondimenti per giungere a conclusioni
certe. Secondo l'esperto di tossicità da nanoparticelle, Gunter
Oberdorster dell'università di Rochester, è troppo presto per
concludere che questa scoperta segnali un pericolo reale per la salute.
"Sono risultati apprezzabili - ha detto - ma occorre molta
prudenza prima di estrapolarli a organismi viventi".
Oltre che nelle creme solari, l'ossido di titanio è contenuto in
prodotti di largo consumo, come alcuni dentifrici e alcuni cosmetici, ed
è da tempo utilizzato in prodotti di questo tipo poichè considerato
sicuro per la salute. Per molto tempo è stato utilizzato sotto forma di
polvere molto sottile in molte creme solari per la sua capacità di
assorbire la radiazione ultravioletta.
Ma adesso si preferisce utilizzare nanoparticelle di titanio perchè
queste, al contrario della polvere, non lasciano sulla pelle la patina
bianca caratteristica delle vecchie creme solari. Il sospetto dei
ricercatori è però che su scala molto piccola le proprietà di un
materiale possono cambiare, al punto che le nanoparticelle possono
inoltre muoversi in modo diverso nell'organismo e perfino riuscire a
superare la barriera ematoencefalica ed entrare nel cervello.