Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 15/07/2009

 

Il pericolo delle nanoparticelle


clicMedicina - afdr@clicmedicina.it 

Le nanoparticelle anche se piccole possono essere pericolose. E a risentirne per primo è proprio il polmone. Gli autori della ricerca pubblicata su J Molecular Cell Biol online 2009 del 12 giugno sostengono che sarebbero proprio le particelle PAMAM ad essere particolarmente pericolose.

Questa volta la scoperta proviene dalla Cina: è stato accertato il meccanismo tramite il quale una classe di nanoparticelle utilizzata per la somministrazione di alcuni farmaci possa causare danni polmonari. Tali particelle, conosciute come PAMAM, esercitano il loro effetto deleterio sul tessuto polmonare stimolando la morte cellulare autofagica. Inizialmente era stato osservato in vitro che diversi tipi di PAMAM producono la morte cellulare, ma non vi erano indicazioni del fatto che potesse trattarsi di apoptosi. L'inibizione artificiale dell'autofagia, tuttavia, porta a significativi miglioramenti del danno polmonare ed ad un miglioramento della sopravvivenza nella cavia. Ciò costituisce un'utile indicazione per lo sviluppo di strategie per la prevenzione del danno polmonare da nanoparticelle. Recentemente è stato accertato che anche le creme solari a base di nanoparticelle sono a rischio. Secondo uno studio statunitense le particelle di titanio dalle dimensioni di 30 milionesimi di millimetro acquisterebbero nuove proprietà rispetto alle particelle più grandi dello stesso materiale e diventerebbero per questo pericolose per le cellule nervose.

La ricerca, resa nota sul sito della rivista 'Nature', è stata condotta da Bellina Veronesi, dell'Agenzia statunitense per la protezione ambientale. Gli effetti delle nanoparticelle sono stati osservati per il momento soltanto su colture di cellule nervose di topo e di conseguenza il lavoro è stato accolto con molta prudenza dal mondo scientifico, che giudica necessari ulteriori approfondimenti per giungere a conclusioni certe. Secondo l'esperto di tossicità da nanoparticelle, Gunter Oberdorster dell'università di Rochester, è troppo presto per concludere che questa scoperta segnali un pericolo reale per la salute. "Sono risultati apprezzabili - ha detto - ma occorre molta prudenza prima di estrapolarli a organismi viventi".

Oltre che nelle creme solari, l'ossido di titanio è contenuto in prodotti di largo consumo, come alcuni dentifrici e alcuni cosmetici, ed è da tempo utilizzato in prodotti di questo tipo poichè considerato sicuro per la salute. Per molto tempo è stato utilizzato sotto forma di polvere molto sottile in molte creme solari per la sua capacità di assorbire la radiazione ultravioletta.

Ma adesso si preferisce utilizzare nanoparticelle di titanio perchè queste, al contrario della polvere, non lasciano sulla pelle la patina bianca caratteristica delle vecchie creme solari. Il sospetto dei ricercatori è però che su scala molto piccola le proprietà di un materiale possono cambiare, al punto che le nanoparticelle possono inoltre muoversi in modo diverso nell'organismo e perfino riuscire a superare la barriera ematoencefalica ed entrare nel cervello.


 

 






 
 
 
 

  



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