Esistono
tutti i presupposti per poter affermare con certezza che il neonato,
anche prematuro, prova dolore. Già il feto alla 20ma/24ma settimana di
gestazione è in grado di percepire sensazioni dolorose. In rapporto alle
conoscenze scientifiche degli ultimi anni, vi è evidenza che il neonato
risponde allo stimolo doloroso con una serie di reazioni
comportamentali, metaboliche, ormonali. E’ questo un tema molto discusso
dagli addetti ai lavori e che vede da tempo impegnata l’Azienda
Ospedaliera di Melegnano con l’Unità Operativa di Pediatria del Presidio
Ospedaliero di Vizzolo Predabissi, diretta dal dottor Gianluigi
Gargantini.
“Il ripetersi di stimoli dolorosi può determinare effetti negativi
sullo sviluppo neurocomportamentale del piccolo paziente anche a lungo
termine, effetti che secondo alcune segnalazioni possono emergere anche
in età adolescenziale o adulta (psicosi, stati d’ansia e depressione,
alterata risposta al dolore)”, spiega Gargantini. “Il
neonato mantiene memoria delle esperienze dolorose. Nonostante queste
evidenze, la valutazione e il trattamento del dolore nel neonato nelle
procedure assistenziali sono generalmente ancora limitati”. Di
questi temi si è parlato in un recente convegno organizzato dall’Azienda
Ospedaliera di Melegnano, dal titolo “Il dolore del neonato”.
Il neonato ospedalizzato va incontro ad una serie di procedure
diagnostiche e terapeutiche, la maggior parte delle quali potenzialmente
dolorose (come la puntura del tallone, la venipuntura, l’intubazione
endotracheale). Il dolore è una esperienza soggettiva e in quanto tale
difficile da valutare, questo vale a maggior ragione per i neonati, che
non sono in grado di esprimere verbalmente le proprie necessità e
sensazioni.
“Il primo passo per imparare a conoscere e trattare il dolore del
neonato è un approccio basato sull’empatia - continua Gargantini
- Vale a dire la partecipazione al sentire dell’altro; ne consegue la
necessità di ricondurre la pratica assistenziale all’etica della
condivisione”.
Da qui l’importanza di prendere coscienza che prevenzione, valutazione e
controllo del dolore sono parti integranti di una buona assistenza, in
modo speciale in neonatologia. Per far questo, il Gruppo di Studio di
Analgesia e Sedazione del Neonato della Società Italiana di Neonatologia
(SIN), ha messo a punto specifiche Linee Guida basate sull'evidenza, per
il trattamento adeguato delle più frequenti procedure invasive in epoca
neonatale.
Sono numerose le scale per la valutazione del dolore a disposizione
degli operatori sanitari che, a partire dell’osservazione dei parametri
fisiologici (frequenza cardiaca e respiratoria, colorito, temperatura) e
di indicatori comportamentali (mimica facciale, intensità e durata del
pianto, movimento degli arti e agitazione, variabilità di sonno e
veglia), permettono di riconoscere il dolore nel neonato.
In merito al trattamento terapeutico, la stessa SIN indica tutta una
serie di tecniche non farmacologiche per il contenimento del dolore. E’
importante controllare i fattori ambientali, come luce e rumore, e
mettere in atto interventi comportamentali quali ad esempio contenere il
neonato con il corpo e con le mani per offrirgli stabilità posturale e
motoria, muoverlo lentamente per dargli il tempo di adattarsi ai
cambiamenti, utilizzare gesti delicati e contatti dolci, accarezzarlo
prima, durante e dopo ogni manovra assistenziale, somministragli
saccarosio per bocca in caso di procedure minori.
Quando intrapresa, la terapia analgesica va personalizzata e attuata
secondo regole ben precise quali utilizzo per prevenire il dolore,
somministrazione ad orario fisso, impiego della via meno invasiva,
monitoraggio dell’efficacia, prevenzione degli effetti collaterali.