Abbiamo
chiesto al Dottor Giuseppe Visani – Direttore Ematologia e Centro
Trapianti di Cellule Staminali Emopoietiche – Azienda Ospedale San
Salvatore - Pesaro; Direttore Scientifico - ISF San Marino di fare il
punto della situazione su questo importante argomento.
D: Dottore, sono passati oramai tre mesi dal Convegno da lei
presieduto a San Marino. Può fare un bilancio sulle cellule staminali,
raccontarci le sue impressioni e soprattutto se ci sono altre novità in
merito?
R: Il convegno ha fatto il punto sulle cellule staminali, da
cordone ombelicale, ma non solo: dove siamo adesso? A che distanza siamo
dalla medicina rigenerativa? Alla prima domanda ha risposto la vasta
partecipazione di persone interessate, che hanno vivacizzato l’incontro
con molte domande: siamo in una fase di sempre maggiore interesse per le
cellule staminali e per la raccolta di cellule da cordone in
particolare. Perchè? E qui la seconda risposta: perché le evidenze
scientifiche mostrano che, anche senza toccare il campo delle cellule
embrionali, ci sono risultati sempre più interessanti sia con cellule
staminali adulte che, ancora di più, con le cellule da cordone. In una
parola, si può dire che le cellule da cordone sono un po’ più giovani di
quelle adulte, e promettono molto bene per le possibilità di medicina
rigenerativa. E’ un campo in via di crescita esplosiva: non tutte le
rose fioriranno, ma alcune fioriranno molto bene, e dal convegno è
emersa la convinzione che le cellule da cordone saranno fra le rose che
cresceranno meglio…
D: Se ne parla molto. E l'argomento è controverso. Ma è bene fare
chiarezza: è vero che grazie alla ricerca italiana, attraverso le
staminali, si riuscirà ad ottenere il sangue artificiale?
R: Sangue prodotto in laboratorio, sicuro e in quantità
illimitate? E da cellule staminali embrionali, da cellule staminali
adulte o da che cosa? Questo è il succo delle dichiarazioni che si sono
rincorse sulla stampa nelle settimane scorse. Un obiettivo
entusiasmante, che vede impegnati gruppi di ricerca in tutto il mondo.
Quindi, più che di ricerca italiana, si può parlare di ricerca
internazionale sul sangue artificiale. Ci si riuscirà? Penso di sì, ma
una parola di cautela è d’obbligo: un conto sono i modelli in
laboratorio, un conto sono le macchine che corrono sui circuiti…Esistono
già sistemi in laboratorio in grado di produrre a ciclo continuo le
piastrine, per esempio, ma sono quantità minime; altri per i globuli
rossi; di qui alla produzione su larga scala, sufficiente per tante
necessità, ce ne corre ed è tutto da dimostrare che si riuscirà a fare
viaggiare l’automobile su strada! E i costi? Sicuramente non piccoli.
Credo siano molto giuste ed opportune le parole del nostro Ministero
della Salute: da un lato ci sono le prospettive della ricerca, anche
italiana, ma dall’altro abbiamo un sistema vitale, funzionante e
salvavita che dobbiamo tenere ben attivo: le donazioni di sangue che non
solo per ora, ma penso ancora per un bel pezzo, difficilmente avranno
un’alternativa consistente.
D: Può fare chiarezza sull'importanza della donazione del cordone
ombelicale? E quali potrebbero essere, secondo lei, i risvolti futuri?
R: Nel nostro Paese va disperso oltre il 95% dei cordoni.
Riuscire ad aumentare, anche di pochi punti, la percentuale di donazione
consentirebbe per esempio di aumentare molto la possibilità, per chi
cerca un donatore per un trapianto, per esempio per una leucemia, di
potere trovare un donatore adatto in tempi rapidi. Un cordone può
essere, molte volte, più “tollerato” dall’organismo che lo riceve,
rispetto a cellule da adulto. Donare un cordone è quindi un gesto molto
bello, che può diventare significativo per la salute degli altri. Detto
questo, la percentuale che ho segnalato prima (oltre il 95% di cordoni
persi) fa capire che scelte alternative (come conservare all’estero,
perché in Italia non è consentito, il cordone del proprio neonato per un
possibile uso personale nel futuro) a mio avviso non dovrebbero
determinare danni a un sistema ben organizzato e consentono alla persona
di avere da parte cellule staminali vitali, con ottime capacità
replicative. Sappiamo se e come le useremo? Speriamo di non ammalarci
mai e , quanto alla medicina rigenerativa, poi, bisogna essere onesti: è
presto per dirlo. Ma gli sviluppi del “giardino delle staminali” sono
così vivaci che le sorprese positive sono quasi all’ordine del giorno!
D: C'è altro, dottore, che vorrebbe aggiungere su questa "nuova
frontiera" della medicina?
R: "Nuova frontiera" è la parola giusta...proprio perchè è un
campo molto nuovo, vorrei aggiungere un suggerimento: non prendere per
oro colato tutte le notizie che quasi ogni giorno ci piovono addosso,
con applicazioni che sembrano già fatte, magari in aree del mondo con
controlli dubbi...le cose nuove vanno validate, confermate e garantite
dalle Autorità preposte alla sicurezza, per essere veramente utili a
tutti noi.