Genova Anno VI - n°38 - 12.05.2009 Pagine Nazionali

del 07/07/2009

 

Cellule staminali, quale futuro?


Stefania Bortolotti -  redazione@clicmedicina.it

Abbiamo chiesto al Dottor Giuseppe Visani – Direttore Ematologia e Centro Trapianti di Cellule Staminali Emopoietiche – Azienda Ospedale San Salvatore - Pesaro; Direttore Scientifico - ISF San Marino di fare il punto della situazione su questo importante argomento.

D: Dottore, sono passati oramai tre mesi dal Convegno da lei presieduto a San Marino. Può fare un bilancio sulle cellule staminali, raccontarci le sue impressioni e soprattutto se ci sono altre novità in merito?
R: Il convegno ha fatto il punto sulle cellule staminali, da cordone ombelicale, ma non solo: dove siamo adesso? A che distanza siamo dalla medicina rigenerativa? Alla prima domanda ha risposto la vasta partecipazione di persone interessate, che hanno vivacizzato l’incontro con molte domande: siamo in una fase di sempre maggiore interesse per le cellule staminali e per la raccolta di cellule da cordone in particolare. Perchè? E qui la seconda risposta: perché le evidenze scientifiche mostrano che, anche senza toccare il campo delle cellule embrionali, ci sono risultati sempre più interessanti sia con cellule staminali adulte che, ancora di più, con le cellule da cordone. In una parola, si può dire che le cellule da cordone sono un po’ più giovani di quelle adulte, e promettono molto bene per le possibilità di medicina rigenerativa. E’ un campo in via di crescita esplosiva: non tutte le rose fioriranno, ma alcune fioriranno molto bene, e dal convegno è emersa la convinzione che le cellule da cordone saranno fra le rose che cresceranno meglio…

D:
Se ne parla molto. E l'argomento è controverso. Ma è bene fare chiarezza: è vero che grazie alla ricerca italiana, attraverso le staminali, si riuscirà ad ottenere il sangue artificiale?
R: Sangue prodotto in laboratorio, sicuro e in quantità illimitate? E da cellule staminali embrionali, da cellule staminali adulte o da che cosa? Questo è il succo delle dichiarazioni che si sono rincorse sulla stampa nelle settimane scorse. Un obiettivo entusiasmante, che vede impegnati gruppi di ricerca in tutto il mondo. Quindi, più che di ricerca italiana, si può parlare di ricerca internazionale sul sangue artificiale. Ci si riuscirà? Penso di sì, ma una parola di cautela è d’obbligo: un conto sono i modelli in laboratorio, un conto sono le macchine che corrono sui circuiti…Esistono già sistemi in laboratorio in grado di produrre a ciclo continuo le piastrine, per esempio, ma sono quantità minime; altri per i globuli rossi; di qui alla produzione su larga scala, sufficiente per tante necessità, ce ne corre ed è tutto da dimostrare che si riuscirà a fare viaggiare l’automobile su strada! E i costi? Sicuramente non piccoli. Credo siano molto giuste ed opportune le parole del nostro Ministero della Salute: da un lato ci sono le prospettive della ricerca, anche italiana, ma dall’altro abbiamo un sistema vitale, funzionante e salvavita che dobbiamo tenere ben attivo: le donazioni di sangue che non solo per ora, ma penso ancora per un bel pezzo, difficilmente avranno un’alternativa consistente.

D: Può fare chiarezza sull'importanza della donazione del cordone ombelicale? E quali potrebbero essere, secondo lei, i risvolti futuri?
R: Nel nostro Paese va disperso oltre il 95% dei cordoni. Riuscire ad aumentare, anche di pochi punti, la percentuale di donazione consentirebbe per esempio di aumentare molto la possibilità, per chi cerca un donatore per un trapianto, per esempio per una leucemia, di potere trovare un donatore adatto in tempi rapidi. Un cordone può essere, molte volte, più “tollerato” dall’organismo che lo riceve, rispetto a cellule da adulto. Donare un cordone è quindi un gesto molto bello, che può diventare significativo per la salute degli altri. Detto questo, la percentuale che ho segnalato prima (oltre il 95% di cordoni persi) fa capire che scelte alternative (come conservare all’estero, perché in Italia non è consentito, il cordone del proprio neonato per un possibile uso personale nel futuro) a mio avviso non dovrebbero determinare danni a un sistema ben organizzato e consentono alla persona di avere da parte cellule staminali vitali, con ottime capacità replicative. Sappiamo se e come le useremo? Speriamo di non ammalarci mai e , quanto alla medicina rigenerativa, poi, bisogna essere onesti: è presto per dirlo. Ma gli sviluppi del “giardino delle staminali” sono così vivaci che le sorprese positive sono quasi all’ordine del giorno!

D: C'è altro, dottore, che vorrebbe aggiungere su questa "nuova frontiera" della medicina?
R: "Nuova frontiera" è la parola giusta...proprio perchè è un campo molto nuovo, vorrei aggiungere un suggerimento: non prendere per oro colato tutte le notizie che quasi ogni giorno ci piovono addosso, con applicazioni che sembrano già fatte, magari in aree del mondo con controlli dubbi...le cose nuove vanno validate, confermate e garantite dalle Autorità preposte alla sicurezza, per essere veramente utili a tutti noi.


 

 






 
 
 
 

  



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